Mettere a dimora alberi sta diventando sempre più uno spot elettorale per gli amministratori locali, ma è solo un primissimo (e insufficiente) passo verso una gestione davvero programmata e organizzata del verde urbano, essenziale per diversi motivi.
Il verde urbano garantisce enormi benefici in termini economici e di benessere per chi vive in città, e lo sanno anche le varie amministrazioni comunali. La piantagione di nuovi alberi, però, da sola non basta per avere un patrimonio arboreo in grado di garantire aria più pulita, temperature più contenute, cattura delle sostanze climalteranti e una biodiversità più ricca. Mettere a dimora nuove piante, senza una manutenzione organizzata e continuativa, può rivelarsi inutile e dispendioso. Serve una maggiore programmazione nel tempo, ed è per questo che la FAO e Arbor Day Foundation hanno lanciato un programma globale, Tree Cities of the World, che stimola e premia le amministrazioni locali che investono nella programmazione del verde urbano. Gli alberi sono una risorsa preziosa, ma anche estremamente delicata, e se non gestiti nel tempo con attenzione e criterio, possono rivelarsi un problema, anche per la sicurezza dei cittadini.
“In questi anni c’è stato, a partire anche dall’Unione europea, una grande attenzione nel piantare alberi, con l’obiettivo di metterne a dimora tre miliardi a livello comunitario, come mezzo di contrasto alla crisi climatica. Gli alberi, però, servono a tante altre cose: non c’è solo lo stoccaggio della CO2, ma anche il benessere per le persone che vivono nei centri abitati e si trovano costrette a subire le isole di calore causate dalle alte temperature e dalla presenza di manufatti in cemento, asfalto e pietra, che assorbono e restituiscono il calore del sole. La presenza degli alberi porta benefici, con l’ombreggiamento si sono verificate temperature con diversi gradi in meno senza avere costi energetici per abbassarle” – ha spiegato Paolo Mori, esperto di gestione forestale, fondatore e direttore di Compagnia delle Foreste – “Sono stati rilevati fino a 7°C di differenza nelle zone ombreggiate, i cittadini iniziano a prenderne coscienza, così come le amministrazioni locali. Sono tante le città che dispongono di un patrimonio arboreo ma non hanno una gestione organizzata, l’opportunità di Tree Cities of the World consente il riconoscimento, da parte della FAO e della Arbor Day Foundation, che una determinata città ha una organizzazione strutturata e di lungo periodo“.
“La possibilità di iscriversi a Tree Cities of the World è subordinata a cinque standard. La prima è la conoscenza del patrimonio arboreo, la seconda è la nomina di un responsabile della gestione che sia davvero competente, per questo sarebbe bene nominare un tecnico, agronomo o forestale, che conosca davvero la gestione forestale. Il terzo elemento è un piano pluriennale del verde, che definisca cosa verrà fatto negli anni per il patrimonio arboreo della città. A quel punto, va applicato il piano di gestione e servono risorse, finanziamenti, la certezza di poter applicare quel piano. L’ultimo elemento è la condivisione delle scelte e dei risultati con i cittadini” – ha aggiunto Paolo Mori – “L’edizione di quest’anno si è aperta lo scorso 9 settembre e le candidature potranno essere presentate fino al 31 gennaio 2026. La natura, già di suo, ha una strategia di spreco, anche se non sembrerebbe. Si dice sempre che la natura ottimizza, ma nel caso degli alberi non è esatto. Pensiamo ad esempio alla quercia: prima di avere un albero adulto, nel tempo vengono prodotti migliaia e migliaia di semi, una parte di questi viene mangiata dagli uccelli o dagli insetti, le ghiande vengono mangiate a terra dai cinghiali, altri semi cadono in punti in cui non è possibile germinare o dove altre piante sono nate prima e che sono più competitive per la luce o per gli elementi nutritivi che possono accaparrarsi con l’apparato radicale“.
“Solo pochissime piante e pochissime ghiande, in natura, riescono a diventare adulte. Noi vorremmo piantare poche piante, pensando che una volta messe a dimora, siano in grado di crescere autonomamente. Questo, soprattutto nel corso dei primi anni, non è vero, perché le piante hanno bisogno di un supporto, legato in parte alle alte temperature e alla bassa piovosità causate dalla crisi climatica e quindi c’è bisogno di irrigarle più volte nell’arco del periodo di vegetazione (dalla primavera all’autunno). Dall’altro lato, potrebbero esserci animali che si cibano delle loro foglie, e quindi andrebbero difese, e poi c’è l’aspetto legato alla competizione con le erbe spontanee, che crescono molto rapidamente e in certe zone possono superare le piantine e soffocarle” – ha poi spiegato il direttore di Compagnia delle Foreste – “Tutti questi aspetti che avvengono naturalmente, se non controllati attraverso interventi tecnici di supporto e di cura, possono contribuire alla morte delle piantine. In quel caso, avremmo rischiato di spendere soldi, tempo e speranze mettendo a dimora le piantine, ma se ce ne dimentichiamo, sarà un investimento vano“.
A supportare gratuitamente i Comuni italiani nell’adesione a Tree Cities of the World c’è la Fondazione AlberItalia, che offre una collaborazione tecnica nel rispetto dei requisiti richiesti per partecipare al programma.
“La nostra Fondazione, in questo momento, lancia, insieme a FAO e Fondazione Arbor Day, anche in Italia il programma della rete internazionali Tree Cities of the World. In Italia, come nel resto del mondo, siamo in un’epoca in cui il cambiamento climatico e l’inquinamento atmosferico rappresentano sfide urgenti. Il programma globale Tree Cities of the World premia, anche in Italia, i Comuni che decidono di impegnarsi attivamente nella gestione sostenibile del verde urbano. Si potrà presentare, per questa edizione, la candidatura entro il 31 gennaio 2026. La candidatura, eventualmente, andrà rinnovata ogni anno” – ha spiegato Sergio Gallo, direttore generale della Fondazione AlberItalia – “Per aderire a questa rete occorre rispettare cinque criteri fondamentali. Il primo: il Comune candidato deve designare ufficialmente, per la gestione degli alberi, un ufficio incaricato, un funzionario o un gruppo di cittadini. Il Comune deve anche definire le regole di ingaggio e delineare una strategia comunale per il verde urbano, e deve conoscere il proprio patrimonio arboreo, censendo e inventariando gli alberi presenti nel proprio territorio. Inoltre, dovrà allocare ogni anno un budget specifico per l’implementazione delle attività previste nel piano di gestione del verde urbano, e poi i risultati dovranno essere celebrati con eventi, campagne di sensibilizzazione dei cittadini e attività che valorizzino gli alberi e il verde urbano“.
“In tutto questo, il Comune è parte attiva di questo percorso, perché deve impegnarsi a svolgere determinate attività, e Fondazione AlberItalia è il referente italiano che accompagna gratuitamente i Comuni in questo percorso, affiancandoli nella compilazione dei documenti, nell’organizzazione e nella preparazione delle attività propedeutiche alla presentazione della candidatura. Ogni candidatura va rinnovata ogni anno, quindi il Comune deve dimostrare, nel tempo, di aver raggiunto e mantenuto i criteri e gli obiettivi prefissati da Tree Cities of the World” – ha aggiunto Sergio Gallo – “La candidatura è gratuita, così come il supporto della nostra Fondazione, ma i Comuni, per adeguarsi ai cinque criteri già citati, dovranno coprire dei costi che però sono veri e propri investimenti che si fanno sul patrimonio arboreo. Solo così sarà possibile entrare a far parte di una rete globale di città che sono veramente green“.
“Al momento, hanno aderito al programma Tree Cities of the World 210 città di tutto il mondo, di cui sette Comuni italiani: Milano, Torino, Mantova, Cesena, Modena, Lignano Sabbiadoro e Tavagnacco” – ha concluso il direttore generale di Fondazione AlberItalia – “Speriamo che questa rete diventi sempre più ricca e articolata, Fondazione AlberItalia si impegnerà a divulgare e ad affiancare tutti i Comuni che volessero intraprendere questo meraviglioso percorso“.


