Il naufragio della Bayesian in Sicilia ha portato sotto i riflettori i mutamenti del clima legati al surriscaldamento delle acque del mar Mediterraneo. Ma non si tratta di un fenomeno isolato. L’esperto Dario Monaco ha spiegato a TeleAmbiente come sta cambiando il clima nelle nostre zone a causa del riscaldamento globale
Una barca di lusso che cola a picco in pochi secondi; lettini che volano portati via dal vento forte; dehor di ristoranti e bar spazzati via in un attimo. Sono immagini che in questi giorni stanno facendo il giro di smartphone in smartphone e che raccontano meglio di mille parole la sequenza di eventi meteorologi estremi che si susseguono nel nostro Paese.
L’evento più tragico è quello della Bayesian, la barca a vela affondata nella notte tra domenica 18 e lunedì 19 agosto al largo di Porticello.
Un evento sul quale sono ancora tanti i dubbi. L’unica certezza è che una delle concause del naufragio è stata quella tromba d’aria che si è abbattuta improvvisa sulla costa palermitana.
Trombe d’aria, downburst, uragani. Fenomeni del tutto nuovi alle nostre latitudini ma ai quali ci dobbiamo abituare. Il motivo, dicono gli esperti, è legato ai cambiamenti climatici che nel Mediterraneo si fanno sentire più che altrove.
“La Terra non si riscalda tutta allo stesso modo. Il Mediterraneo è un hotspot climatico cioè zone in cui questi cambiamenti si verificano con una particolare velocità”, spiega a TeleAmbiente il biologo marino Dario Monaco.
E che il Mediterraneo stia conoscendo mutamenti climatici particolarmente veloci e intensi lo confermano i dati relativi alle temperature superficiali dell’acqua. Lo scorso ferragosto il Mar Mediterraneo ha raggiunto la più alta temperatura giornaliera mai registrata.
Ben 28,9°C medi. Superando, così, il record precedente che risaliva al 24 luglio del 2023 quando la temperatura mediana fu di 28,71°C. In ogni caso temperature assai superiori a quelle medie del periodo che per il Mare Nostrum si assestano tra i 24 e i 28 gradi.
“I cambiamenti climatici negli hotspot climatici comportano impatti più forti sugli ecosistemi, sulle infrastrutture e sulle popolazioni con conseguenze potenzialmente devastanti e perturbazioni sempre più violente. Per quanto riguarda l’evento di Palermo, poco prima della tragedia le condizioni meteo erano di calma. Si è scatenata quella che noi chiamiamo buriana, un evento meteo improvviso con una violenta perturbazione di vento e pioggia”, spiega Monaco.
Ma cosa c’entra l’aumento della temperatura del Mediterraneo con questi fenomeni meteorologici?
“Variazioni così forti della temperatura del mare rispetto a quella dell’aria innescano fenomeni sempre più violenti. Banalmente, l’acqua del mare sempre più calda evapora. E quindi maggior vapore acqueo si trova in atmosfera e a contatto con una superficie terrestre sempre più calda scarica con maggior violenza l’acqua verso terra”, afferma nella videointervista a TeleAmbiente il dottor Dario Monaco.
A questo, poi, si aggiungono i downburst cioè correnti discendenti molto intense di aria fredda che creano venti forti in tutte le direzioni.
“In passato erano molto rari. Oggi ne contiamo quasi uno a settimana. Un aumento della frequenza di questi fenomeni che ci coglie del tutto impreparati”, conclude l’esperto.


