Il tifone, che dopo aver raggiunto il Vietnam ha perso potenza fino a diventare una una depressione tropicale, nelle scorse ore aveva colpito duramente anche la Cina e il Laos. Nei tre Paesi, ingenti i danni causati da inondazioni e raffiche di vento fino a oltre 150 km/h.
Sono almeno quattro le vittime, e una quindicina i feriti, dopo il passaggio del tifone Kajiki che si è abbattuto sul Sud-Est asiatico, raggiungendo nelle ultime ore il Vietnam, causando pesanti allagamenti non solo nelle aree costiere, ma anche in diversi centri urbani dell’entroterra, compresa la capitale Hanoi. Si tratta, tra l’altro, di un bilancio iniziale, destinato probabilmente ad aggravarsi. Tra le vittime accertate, anche un 90enne la cui casa è crollata sotto la pioggia e un uomo folgorato mentre cercava di mettere in sicurezza la propria abitazione. Il numero delle vittime, comunque, si spera possa rimanere contenuto anche in virtù dell’evacuazione di oltre 300 mila persone disposta dalle autorità prima del passaggio del tifone.
Ingenti, anche se difficili da calcolare al momento, i danni in tutto il Paese e in particolare nella regione centrale. Sarebbero oltre diecimila gli edifici residenziali danneggiati, di cui una decina completamente crollati, con il tifone che dopo aver toccato terra ha perso potenza, indebolendosi fino a diventare una depressione tropicale ma portando venti sostenuti, intorno ai 100 chilometri orari ma con raffiche sporadiche fino a 150. Oltre alle violente raffiche di vento, che hanno danneggiato seriamente diverse infrastrutture, il tifone Kajiki ha portato anche abbondanti piogge che hanno causato gravi inondazioni in diversi centri, da quelli rurali fino a quelli urbani, compresa Hanoi. Le precipitazioni, ancora copiose, sono destinate a non cessare prima di mercoledì 27 agosto.
Ingenti anche i danni alle coltivazioni, ma non solo. Oltre un milione di abitanti al momento è senza energia elettrica, migliaia di persone non hanno più l’acqua corrente e le scuole sono state chiuse, mentre è stato raccomandato di bloccare tutte le attività non essenziali. Sarebbero quasi ventimila, ma anche in questo caso il conteggio appare complicato e parziale, gli alberi caduti in tutto il Paese, con il vento che ha abbattuto anche 331 pali dell’elettricità. Di fronte a una situazione chiaramente emergenziale, il governo vietnamita ha inviato quasi 350 mila tra poliziotti e militari. I soccorsi, però, stanno incontrando difficoltà oggettive, a cominciare dall’interruzione delle principali vie di comunicazione: le strade sono intasate da alberi, detriti e addirittura frammenti di tetti, impedendo l’accesso ai villaggi situati nelle zone montuose del Vietnam centro-settentrionale.
Prima di raggiungere il Vietnam, il tifone Kajiki aveva raggiunto anche il territorio della Cina e del Laos. Particolarmente colpita, l’isola cinese di Hainan, nel Sud del Paese, dove i venti hanno raggiunto, e talvolta superato, i 150 chilometri orari. Le autorità provinciali hanno immediatamente disposto la chiusura delle scuole e di ogni attività lavorativa, richiamando anche in fretta e furia oltre 30 mila pescherecci, ed evacuando oltre ventimila persone dalle aree più a rischio. Al momento, non sono state segnalate vittime, ma la furia del tifone sulla provincia insulare cinese è stata difficilmente immaginabile, se non fosse per le testimonianze che sono arrivate soprattutto da Sanya, località balneare e turistica molto in voga. I danni del tifone Kajiki sono stati ingenti e solo ora, nell’Hainan si inizia a fare una conta preliminare dei danni. Servirà però molto tempo, anche perché parecchie vie di comunicazione sono state interrotte e la linea ferroviaria tra Cina e Laos era stata sospesa appena prima del passaggio del tifone.
La situazione resta molto delicata nel Vietnam, ed è proprio in queste aree che si concentra l’allarme dei climatologi. Soprattutto nelle zone tropicali, infatti, il cambiamento climatico causato dall’attività dell’uomo sta provocando eventi meteorologici sempre più estremi e imprevedibili, aggravando gli effetti di fenomeni naturali già potenzialmente devastanti. Nel solo Vietnam, secondo dati del ministero dell’Agricoltura, e fino alla fine dello scorso luglio, oltre cento persone sono state uccise o sono rimaste disperse in seguito a catastrofi naturali.


