Per quanto riguarda i prezzi del vino, l’ultimo listino della Borsa Merci della Camera di Commercio dell’Umbria ha fotografato un’annata difficile: buona la produzione e la qualità dell’uva, ma i valori scendono fino al 31,8% rispetto al 2024 e oltre il 50% rispetto al 2023.
In Umbria, a fronte di una produzione di vino e mosto in crescita e di una qualità giudicata buona, nel 2025 i prezzi delle uve hanno registrato un deciso scivolone.
A certificarlo è stato l’ultimo listino della Borsa Merci di Perugia, organo della Camera di Commercio dell’Umbria, che come ogni anno fornisce i valori realmente pagati ai produttori.
Le quotazioni 2025, rispetto a quelle del 2024 mostrano un calo fino al 30% per i prezzi minimi e del 33,3% per i massimi, mentre nel confronto con il 2023 la flessione diventa ancora maggiore: tra il -40% e il -50% per i minimi e fino al -54% per i massimi.
Le più penalizzate, sono le uve destinate ai vini rossi Doc e Docg con un solo segno positivo: il Trebbiano spoletino, in aumento del 64,8%, ma solo a causa della scarsità della produzione, ridotta al minimo storico.
Il Sangiovese oscilla tra 26 e 30 euro al quintale (media 28), il Merlot tra 28 e 30 (media 29), il Cabernet sauvignon sugli stessi valori, mentre il Sagrantino Docg, vino simbolo dell’Umbria, si mantiene su 100-140 euro al quintale (media 120).

Per le uve bianche Doc, il Trebbiano quota tra 22 e 26 euro (media 24), il Grechetto tra 30 e 35 (media 32,5), e a pari livello si collocano Pinot grigio, Chardonnay e Vermentino. Ben diverso, come detto, il Trebbiano spoletino, che vola a 70-80 euro al quintale (media 75,5) in virtù della scarsità estrema di prodotto.
Rispetto al 2024, la graduatoria delle diminuzioni percentuali è eloquente, tutte le uve quotano almeno ad un -20%.

Il dato è ancora più significativo e la perdita di valore è ancora più marcata, se si estende lo sguardo al biennio 2023-2025.
Dopo due anni consecutivi di ribassi, la vitivinicoltura umbra vive una fase complessa e incerta. La qualità delle produzioni resta alta, ma il mercato è debole e la domanda si contrae.
In Italia, il consumo di vino, negli ultimi 15 anni, si è più che dimezzato, da 21,76 litri pro capite nel 2010 a 10,3 nel 2024.
A pesare sono il cambiamento delle abitudini dei consumatori, le sanzioni più severe per la guida in stato di ebbrezza, il rallentamento economico europeo e i dazi imposti dall’amministrazione Trump, che frenano le esportazioni verso gli Stati Uniti, mercato strategico per molte etichette umbre.
Effetto catena sui territori.
La vitivinicoltura regionale resta un pilastro dell’agricoltura e del turismo enogastronomico, ma la caduta dei listini incide su tutta la filiera: dai piccoli produttori alle cooperative, fino ai distributori e ai ristoratori.
In molte cantine umbre si parla di ‘allarme rosso’, con margini ridotti all’osso e difficoltà a coprire i costi di produzione.
Se la situazione non migliora, tanti operatori del settore sono a rischio.


