Virus West Nile, in Italia mortalità confermata al 15% con 275 casi confermati

Virus West Nile, in Italia mortalità confermata al 15% con 275 casi confermati

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È confermato al 15,1% il tasso di mortalità del virus West Nile in Italia. L’Istituto Superiore di Sanità (Iss), nel suo bollettino di sorveglianza, conferma che i casi nel nostro Paese sono arrivati a quota 275, mentre i decessi sono stati 19.

Tra i casi registrati, 126 si sono verificati nella forma neuro-invasiva, 20 casi asintomatici sono stati riscontrati tra i donatori di sangue, ignari di avere contratto il visus, altri 125 casi hanno assunto la forma di febbre
Le regioni più colpite sono ancora il Lazio e la Campania entrambe hanno registrato otto morti a causa del virus, un decesso è stato registrato in Piemonte, in Lombardia e in Calabria.

In Italia il picco delle infezioni normalmente si raggiunge nel mese di agosto anche se, sottolineano dall’Iss, è impossibile prevedere l’andamento dei contagi poiché questi dipendono da diversi fattori climatici e ambientali.

È bene ricordare che per difendersi dalle punture di zanzara che causano l’infezione è bene “Usare repellenti da applicare sulla pelle, indossare abiti lunghi, soprattutto all’imbrunire, per coprire il corpo e installare, se possibile, reti protettive nelle finestre di casa“, come ha spiegato recentemente a TeleAmbiente il ricercatore di Statistica Medica ed Epidemiologia Molecolare dell’Università Campus Biomedico di Roma, Francesco Branda:

“La febbre West Nile è una malattia infettiva respiratoria trasmessa dalle zanzare appartenenti al genere Culex. Dopo l’acquisizione del virus dagli uccelli, gli insetti colpiscono soprattutto all’imbrunire, tra il tramonto e l’alba, vicino ad ambienti umidi, dai laghetti alle fontane, dai secchi con acqua piovana ai sottovasi delle piante. Come fa la febbre West Nile a introdursi in un determinato territorio? Almeno due le possibilità: gli uccelli migratori infettati possono contagiare gli uccelli stanziali, così da avviare un ciclo di trasmissione locale, oppure le zanzare vettori solite nutrirsi del sangue dei volatili malati contribuiscono alla diffusione della patologia con maggiore velocità. In tutto ciò innegabile la relazione con il cambiamento climatico. All’aumento delle temperature, infatti, così come dimostrato anche dal modello XGBoost realizzato dall’Università Campus Biomedico di Roma con l’obiettivo di prevenire i focolai della febbre West Nile, aumenta il rischio di infezione”, spiega a TeleAmbiente il ricercatore di Statistica Medica ed Epidemiologia Molecolare dell’Università Campus Biomedico di Roma, Francesco Branda.

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