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West Nile, i morti in Italia salgono a nove. Aumentano controlli e disinfestazioni

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Considerando che l’80% dei casi di West Nile sono totalmente asintomatici, diventa molto difficile fare una stima dei contagi totali (che potrebbero essere circa diecimila in tutta Italia). Potenziata la sorveglianza epidemiologica in diverse zone, con il picco dei casi atteso per metà agosto. Gli esperti: “Niente panico o allarmismo, non intasate i pronto soccorso”. 

Aumenta da ogni punto di vista l’attenzione sul virus della West Nile in Italia, dopo l’accertamento di una nona vittima nel 2025. Si tratta di un 76enne con patologie pregresse, originario della provincia di Salerno ma ospite di una residenza sanitaria di Grazzanise (Caserta). All’aumentare delle vittime, salgono anche i casi accertati, che per ovvie ragioni sono però decisamente sottostimati. E intanto, aumentano le risposte da parte delle istituzioni, sia sul fronte della sorveglianza epidemiologica che su quello operativo.

Difficile stabilire quanto siano effettivamente i contagi da West Nile in Italia, con focolai attivi tra Lazio (in particolare la provincia di Latina) e Campania (specialmente nel Casertano), ma anche nuovi casi accertati nelle ultime ore in altre Regioni (Lombardia e Sardegna). Non potrebbe essere altrimenti, considerando che nell’80% dei casi i contagi avvengono in maniera totalmente asintomatica (in poco meno del 20% dei casi i sintomi sono lievi e in meno dell’1% possono essere gravi se non fatali). In base alla sintomatologia e alla mortalità del virus, gli esperti stimano che a questo punto, in tutto il 2025, possano essere addirittura 10.000 i contagi in Italia. Diverse Regioni, oltre a Lazio e Campania, hanno aumentato la sorveglianza epidemiologica, allertando le Asl e i medici di famiglia per la segnalazione di sintomi riconducibili al virus che causa la febbre del Nilo occidentale, estremamente variabili (febbre, mal di testa, nausea, vomito, dolori muscolari, linfonodi ingrossati o sfoghi cutanei).

Se dal punto di vista clinico il virus della West Nile non appare essere un problema di grandi proporzioni (difficilmente gli ospedali verranno intasati per i ricoveri), c’è una certa apprensione soprattutto dal punto di vista delle donazioni di sangue. Per ovviare a questa criticità, i controlli precedenti alle donazioni, in diverse Regioni finora coinvolte dalla circolazione virale, includono anche i test per verificare la presenza di virus che possono innescare non solo la West Nile, ma anche altre patologie, clinicamente più pericolose, come Dengue o Chikungunya. Nelle aree in cui i focolai accertati hanno raggiunto proporzioni importanti, sono scattate anche ordinanze apposite.

È il caso del Lazio, che finora ha fatto registrare, in questo 2025, 58 infezioni e tre decessi (ma il dato dei contagi, come spiegato, è fortemente sottostimato). Il presidente della Giunta regionale, Francesco Rocca, ha firmato un’ordinanza per prevenire la diffusione del virus, imponendo ai Comuni interessati dalla circolazione virale di eseguire urgentemente interventi straordinari di disinfestazione delle zanzare, sia adulticida che larvicida. Intanto, però, i casi appaiono destinati ad aumentare, come suggerisce anche il professor Antonello Maruotti, docente di Statistica all’Università Lumsa: “Il trend degli anni passati dimostra che la curva solitamente inizia a crescere da metà luglio, per poi raggiungere il picco dopo la metà di agosto e scendere rapidamente verso la fine del mese“.

Esperti sanitari e ambientali raccomandano di mantenere alta l’attenzione, ma senza allarmismi eccessivi e senza cadere nel panico. Essenziali appaiono le disinfestazioni, non solo nelle aree in cui la circolazione del virus della West Nile è stata già ampiamente accertata.
Dal 2008 abbiamo casi autoctoni di febbre da virus West Nile anche in Italia, ma ciò che oggi maggiormente preoccupa è l’individuazione di focolai in zone finora non colpite, come il Lazio. Il tasso di mortalità è basso, pari ad uno su mille, con un rischio maggiore per i soggetti più fragili, immunodepressi, trapiantati o con patologie” – ha spiegato Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva all’Università di Milano – “A livello individuale occorre quindi essere consapevoli della necessità di proteggersi dalle zanzare, con repellenti e indumenti adeguati, a livello collettivo è fondamentale che i Comuni intensifichino le misure di disinfestazione sul territorio, come si sta già facendo“.
Non sembra esserci un aumento dei casi rispetto a quelli che abbiamo visto negli anni precedenti, solo Regioni diverse che in passato non erano state interessate. Evitiamo l’allarmismo, cerchiamo di dare indicazioni precise ai cittadini soprattutto sul fronte della prevenzione” – il punto di Matteo Bassetti, primario dell’Irccs Policlinico San Martino di Genova – “Sento dire da alcuni: dovete andare al pronto soccorso quando avete la febbre. Assolutamente no, non facciamo questo errore. Occorre rivolgersi al medico o a una struttura sanitaria solo se si è stati punti da zanzare in zone endemiche nel nostro Paese e solo se, oltre alla febbre, si hanno sintomi neurologici, come mal di testa, rigidità nucale, confusione mentale, tremori e paralisi dei nervi facciali. Solo in questi casi ha senso andare in ospedale, evitiamo di intasare i pronto soccorso“.

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