La conferenza, organizzata al Parlamento europeo da Dario Tamburrano (Movimento 5 Stelle/The Left), ha messo in luce l’esempio di Wikipedia e della Wikimedia Foundation, in contrapposizione alle informazioni false o distorte dei grandi social media. All’evento ha partecipato anche una folta delegazione italiana della Rete EcoDigital.
Nell’era digitale, la disinformazione diventa un problema sempre più comune e pressante, in grado di manipolare l’opinione pubblica e di conseguenza anche la qualità della democrazia. La soluzione, però, è tutt’altro che semplice: da un lato emerge la necessità di regolare i processi informativi, dall’altro occorre evitare di cadere nella censura. E se le informazioni, spesso distorte o completamente false, sono sempre di più e vengono diffuse su tutti i mezzi di comunicazione, a guidare i cittadini-utenti sono soprattutto gli algoritmi, con tutte le conseguenze negative che ne derivano. Anche per questo, a Bruxelles, presso la sede del Parlamento europeo si è tenuta una conferenza dal titolo ‘Integrità delle informazioni e Wikipedia: come le piattaforme gestite dalle comunità possono ispirare la formulazione delle politiche future‘.
L’evento, organizzato dal parlamentare europeo Dario Tamburrano, del Movimento 5 Stelle/The Left, si è concentrato proprio sulle ultime politiche adottate da Wikipedia, che a differenza dei grandi social media, spesso gestiti da gruppi di proprietà degli uomini più ricchi e potenti del mondo, grazie alla propria comunità digitale si pone come una fonte di informazione affidabile, poiché costantemente revisionata e certificata. Alla conferenza, organizzata insieme alla Wikimedia Foundation, ha partecipato anche una folta delegazione italiana della Rete EcoDigital.
“Il problema della disinformazione, nella storia umana, esiste da quando esiste l’informazione. La disinformazione è un problema che abbiamo sempre avuto, che in passato era conseguenza di un larghissimo analfabetismo e di una mancata istruzione di massa. C’è stato un momento in cui l’aumento della cultura generale, anche a livello popolare più esteso, ha sicuramente ridotto il livello della disinformazione, ma oggi ci troviamo di fronte ad uno scenario completamente differente. Abbiamo un flusso di informazioni enorme, che rende difficile gestirne la quantità, e ci sono state al contempo un aumento di informazioni/disinformazioni e l’assenza di politiche pubbliche in grado di insegnare alla popolazione come selezionare ed elaborare le informazioni” – ha spiegato Dario Tamburrano – “Rispetto alla seconda metà del secolo scorso, vi è stato un calo netto di capacità di pensiero critico. Tanta informazione e poca capacità di pensiero critico sono un problema, a cui si aggiunge anche l’informazione mediata dagli algoritmi: nel momento in cui l’informazione tradizionale è passata sulla large platforms, gestite da aziende e soggetti privati, il flusso informativo che ogni utente riceve può, come accade, essere governato da algoritmi (anche personalizzati) e l’opinione pubblica può essere fortemente influenzata e in maniera ancora più pervasiva di quanto lo fosse in passato con i classici media come carta stampata o televisione“.
“Questo è un problema sicuramente noto da tempo agli addetti ai lavori e ad una parte della popolazione, ma molto meno noto nella maggior parte della popolazione. Stanno emergendo, negli ultimi tempi, sempre più ricerche scientifiche basate su dati che dimostrano come gli algoritmi e le piattaforme social più diffuse possono essere e sono usate per manipolare l’opinione pubblica, indirizzare le scelte politiche. Vi è un problema di vulnus democratico, che da sempre è strettamente collegato all’informazione” – ha aggiunto il parlamentare europeo del Movimento 5 Stelle – “Vorrei citare tre ricerche. La prima, pubblicata su Nature, riguarda gli utenti X, l’ormai ex Twitter: possono scegliere tra un feed basato sull’ordine cronologico o un feed ‘algoritmico’ basato sulle proprie preferenze personali. In realtà, quelle preferenze personali portano a un algoritmo che mostra, tendenzialmente, più contenuti di destra e negazionisti del cambiamento climatico. Di fatto, quindi, è stato dimostrato che le persone che scelgono un feed algoritmico, indipendentemente dalla provenienza politica iniziale, tendono a spostarsi a destra. E anche quando decidono di non avere più un feed algoritmico, rimangono su quelle posizioni. C’è quindi una sorta di imprinting che mostra una permanenza anche una volta rimosso lo stimolo dell’algoritmo“.
“Vi sono poi altre ricerche, una spagnola e una italiana. Quella spagnola è incentrata sull’effetto della mancata applicazione di policies su TikTok. Ci sono strutture private che creano contenuti falsi con l’intelligenza artificiale, per creare follower indirizzati politicamente, da una parte e dell’altra, per poi rivenderli a chi vuole indirizzare l’opinione pubblica e quindi gli esiti elettorali” – ha concluso Dario Tamburrano – “C’è poi uno studio dell’Università di Urbino che ha dimostrato come Facebook, qualche anno fa, ha ridotto la visibilità dei soggetti politici aumentando quella dei contenuti fake e di estremisti, orientati particolarmente verso il negazionismo climatico. La conferenza di oggi non solo vuole mettere in evidenza questioni fondamentali ma spesso trascurate, ma vuole dimostrare come le piattaforme gestite dalla comunità, e non da aziende private spesso in capo ad una sola persona, possono tutelare meglio l’informazione pubblica“.
“Questo è un evento molto importante, anche alla luce di ciò che sta succedendo in Europa con la questione della libertà di informazione e dei casi di disinformazione. Sono membro della Commissione speciale scudo europeo per la democrazia, che però ho spesso criticato per l’approccio talvolta censorio verso alcuni tipi di piattaforme. Ad oggi, la disinformazione è una scure con cui dobbiamo confrontarci ogni giorno ma non viene solo dai canali di Paesi cosiddetti nemici” – ha spiegato Danilo Della Valle, parlamentare europeo del Movimento 5 Stelle – “Molto spesso, anche organi di stampa ufficiali e riconosciuti hanno diffuso, magari in modo involontario, la disinformazione. Sono state dette tante cose, ad esempio, sulla guerra russo-ucraina. C’è sicuramente tanto lavoro da fare, ma non bisogna cadere nella censura, perché è nemica della democrazia e mi sembra che purtroppo, in questo momento storico, si stia usando questa Commissione e la scusa della disinformazione per censurare le voci libere. Lo abbiamo visto anche in Italia, pensiamo ai video sul referendum sulla giustizia di Barbero ed altri, che sono stati censurati sui social per opinioni, e non per disinformazione vera e propria. Questo è molto preoccupante per il futuro“.
“Il digitale deve essere al servizio della democrazia e dei cittadini: questo è il tema che stiamo rilanciando, nella sede del Parlamento europeo insieme ai giovani EcoDigital, perché la transizione ecologica e digitale finanziati in modo rilevante anche in Italia con i fondi europei, significano sostenere le startup, i giovani, creare innovazione e garantire che il futuro non sia una catastrofe climatica, gestendo il cambiamento climatico in atto” – il punto di Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde e promotore della Rete EcoDigital – “Dall’altro lato, vogliamo rilanciare anche il tema dell’intelligenza artificiale, del digitale e dell’uso di queste nuove tecnologie al servizio dei cittadini per aumentare la democrazia, per contrastare la disinformazione e chi usa i nuovi strumenti per alterare il gioco democratico, per confondere i cittadini e per non diffondere informazioni chiare e genuine. Transizione ecologica e digitale significa quindi anche trasparenza, democrazia, diritti dei cittadini e normative rigorose contro la disinformazione e contro chi usa le nuove tecnologie per creare tirannide e autocrazia e per alterare il gioco democratico“.


