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Xylella, il libro di Enzo Lavarra sull’epidemia negli olivi pugliesi

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L’opera del giornalista, scrittore e politico (già eurodeputato e vicepresidente della Provincia di Bari) è stata presentata anche alla Camera dei deputati. Dall’arrivo del batterio killer in Italia fino alla rinascita, viene ripercorsa tutta la storia di un’epidemia che ha causato enormi danni economici e non solo. Senza dimenticare che negazionismo e cattiva informazione hanno causato una sottovalutazione molto pericolosa, che ha finito per peggiorare il problema. Dopo il decennio terribile che ha contraddistinto gli olivi in Puglia, ora ci sono nuove possibilità di sviluppo, ma occorre superare alcuni modelli ormai obsoleti come la frammentazione produttiva.

Un libro che ripercorre la storia epidemica della Xylella fastidiosa negli olivi pugliesi. A scriverlo è il giornalista e politico Enzo Lavarra, già eurodeputato e vicepresidente della Provincia di Bari, che analizza quanto accaduto dopo l’arrivo in Italia del batterio che ha decimato gli uliveti in Puglia e non solo, causando ingenti danni all’economia locale ma anche all’inestimabile patrimonio naturale. L’opera è stata presentata anche alla Camera dei deputati, grazie all’iniziativa dell’onorevole Maria Chiara Gadda, deputata di Italia Viva e vicepresidente della XII Commissione Agricoltura di Montecitorio.

La distruzione di ettari e di milioni di olivi in Puglia non è solo un caso regionale, ma deve essere un monito per le prospettive che dobbiamo costruire. Intanto mettere nell’angolo ogni tipo di negazionismo che, purtroppo, è stato una causa importante di cattiva informazione, di cattiva gestione e di quel cortocircuito che si è generato tra i livelli istituzionali” – ha spiegato l’onorevole Maria Chiara Gadda – “E poi è importante ripercorrere le prospettive, perché attraverso un coordinamento della ricerca e l’attuazione di politiche di investimenti e di un piano strategico nazionale dell’olivicoltura è possibile costruire una prospettiva, che possa partire da una diversificazione produttiva (quindi olivi e non solo), ma anche superando le tante criticità che nel territorio pugliese, come nelle altre aree interne del nostro Paese, ancora ci sono e sono state una concausa della diffusione di questo fenomeno, a partire dalla frammentazione produttiva. Dobbiamo quindi andare nella direzione di politiche di aggregazione, di organizzazione di produttori, sia negli strumenti nazionali che in quelli regionali e soprattutto nelle politiche europee“.

 

Noi abbiamo le prove che ci sono alcune cultivar che possiamo definire e definiamo resistenti, perché possono contrarre il patogeno ma senza produrre il disseccamento. Quindi bisogna incoraggiare la scienza a trovare nuove cultivar e a ricercare il cosiddetto miglioramento genetico della pianta” – il punto dell’autore del libro, Enzo Lavarra – “La ricerca è già molto avanti in questa direzione, quindi credo che si possano riaprire delle prospettive di quella che chiamiamo rigenerazione olivicola e arborea“.

Innanzitutto bisogna capire che siamo in un momento in cui il mercato nazionale e internazionale, sostanzialmente, chiede olio italiano. Ci sono quindi le prospettive per avere un futuro importante per i nostri olivicoltori. L’altro aspetto è quello di riuscire quanto prima a reimpiantare tutte quelle aree dove abbiamo avuto il problema della Xylella, con varietà resistenti e tolleranti, e su questo ci sta dando una grossa mano la comunità scientifica. Rispetto a tutto questo, bisogna anche ragionare con una visione diversa dal passato, che ci porti ad aggregare le piccole e piccolissime aziende dei territori, facendo sì che la frammentazione venga eliminata attraverso anche un nuovo modello di cooperazione” – ha spiegato Giorgio Mercuri, presidente di Confcooperative Puglia – “Noi stiamo spingendo molto sulle cooperative di conduzione: sono sostanzialmente cooperative in cui il proprietario conferisce il terreno e non il prodotto, la cooperativa si occupa di tutte le attività di conduzione del terreno e delle coltivazioni, e il ricavato dopo la vendita viene distribuito ai produttori di quei terreni. Il proprietario del terreno mantiene la proprietà e ha un “usufrutto” del lavoro che fa la cooperativa“.

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