Nel 2015 l’Italia introduceva il reato ambientale nel Codice penale. In occasione del decimo anniversario della legge contro i reati ambientali Legambiente e Libera stilano un bilancio e invitano al prossimo evento “ControEcomafie”
Secondo la definizione coniata da Legambiente, con il termine ecomafia si indica l’intreccio d’interessi tra criminalità ambientale, criminalità economica e mafie, che si sviluppa in particolare “attraverso 5 diverse “filiere”: il ciclo illegale del cemento (dalle cave alle case abusive, dai reati in materia di urbanistica agli appalti per opere pubbliche); il ciclo illegale dei rifiuti (dalle discariche abusive ai traffici organizzati, anche di natura internazionale); il racket degli animali (dai traffici di specie protette al bracconaggio, dal commercio illegale di animali di affezione alle corse clandestine di cavalli); l’aggressione al patrimonio storico, artistico e archeologico (dai furti di opere d’arte agli scavi clandestini fino ai mercati illeciti internazionali); l’illegalità nelle filiere agroalimentari (dalla produzione, con il ricorso al caporalato e l’uso di pesticidi illegali, alla ristorazione).” Dal 2015 per ogni tre controlli effettuati viene accertato un ecoreato previsto dalla legge n°68, in totale sono stati accertati 6.979 reati. Tra le regioni prima per numero di reati è la Campania poi Sardegna e Puglia. “Il 40,5% dei reati accertati si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa: Campania, Puglia, Sicilia e Calabria. In tutta Italia sono stati sequestrati beni per un miliardo di euro.”
“I dati raccolti confermano l’importanza di una legge approvata dopo 21 anni di ritardi. Una riforma di civiltà in nome del popolo inquinato – sottolineano Legambiente e Libera – grazie alla quale da allora tante denunce sono diventate processi e sono arrivate le prime sentenze definitive. Ora si approvino le leggi che mancano all’appello, a partire dal recepimento della direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente”
L’appuntamento è al 16 e 17 maggio, a Roma, per “ControEcomafie”, la conferenza nazionale promossa da Legambiente e Libera, in collaborazione con l’Università Roma TRE e l’associazione “Casa Comune”. “È bene ricordare- dichiarano in una nota Legambiente e Libera– che questo delitto prima della legge non era contemplato in Italia. Segue con 964 reati (con un’incidenza tra controlli e illeciti accertato del 54%), 2.711 persone denunciate, 305 arresti e 475 sequestri, per un valore di oltre 168 milioni di euro”
“In questi dieci anni grazie alla legge sugli ecoreati – continuano Legambiente e Libera – tante denunce fatte sono diventate processi e sono arrivate le prime sentenze definitive come, ad esempio, quella per la gestione criminale della discarica Resit, in provincia di Caserta. Tutto ciò è stato possibile grazie a quella riforma di civiltà che ha visto finalmente la luce il 19 maggio del 2015 con l’approvazione della legge sugli ecoreati. Dell’importanza di questa normativa parleremo a ControEcomafie a Roma il 16 e 17 maggio e la due giorni dei lavori si concluderà con l’approvazione di un “Manifesto” in cui verranno raccolte le proposte che faremo al governo e al Parlamento e gli impegni che ci assumiamo, per rafforzare quella rivoluzione iniziata dieci anni fa e contrastare con più efficacia le ecomafie in tutti i settori dove fanno affari d’oro a discapito dell’ambiente, della salute dei cittadini e dell’economia”.
“Questa riforma, introdotta con la legge 68 –prosegue la nota delle due associazioni – oltre a “decongestionare” il sistema giudiziario da procedimenti relativi a illeciti penali di minore gravità, ha consentito di incassare nel Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, dal 2018 al 2023, oltre 33 milioni di euro, da utilizzare interamente per il rafforzamento delle attività di controllo svolte dalle stesse Agenzie regionali e provinciali in materia di protezione ambientale, comprese quelle relative agli anni precedenti al decreto del ministero dell’Ambiente del 2022 sulla loro destinazione”.
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