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Coccodrilli sfruttati per la moda, maggiori controlli in Australia ma ciò non fermerà il mercato

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L’Australia intensifica i controlli sull’allevamento e commercio di coccodrilli sfruttati per il mercato della moda e del lusso e aggiorna il codice di condotta. 

Quello dei coccodrilli è un mercato che, solo in Australia, frutta centinaia di milioni di dollari in esportazioni, soprattutto verso le case di moda. Il governo australiano ha però deciso di intensificare i controlli sugli allevamentidi coccodrilli marini.

Tutto è partito anche grazie alla diffusione dei documentari girati dagli attivisti di Peta, l’organizzazione che lotta per i diritti degli animali, e alle denunce dell’associazioni degli ambientalisti di tutto il mondo, che mostrano come questi grandi predatori vengono realmente trattati dagli allevatori.

 

L’Australia è il principale fornitore di pelli di coccodrillo a livello mondiale, impiegate soprattutto per i prodotti del lusso per marchi come Hermès e Louis Vuitton.

Una delle testimonial della lotta per la salvaguardia dei coccodrilli e il loro utilizzo per il mondo della moda è stata proprio Jane Birkin, l’attrice e cantante morta recentemente. Hermès le dedico il modello iconico della sua borsa più famosa, ma nel 2015 l’artista scrisse una lettera alla casa di moda francese chiedendo che il proprio nome fosse rimosso dalla versione in pelle di coccodrillo della borsa che porta il suo nome. Ancora oggi l’organizzazione no-profit PETA sta facendo pressione sulla casa di moda perché ritiri la borsa Birkin in pelle di coccodrillo.


Insieme a Stati Uniti, Africa e Asia, l’Australia è una delle maggiori fonti di prodotti in pelle di coccodrillo. Nel Territorio del Nord il settore produce redditi per oltre 100 milioni di dollari l’anno.

Secondo un rapporto diffuso dall’organizzazione World Animal Protection, gli animali vengono tenuti in piccoli recinti di cemento foderato di plastica fino a quando non hanno l’età giusta per essere macellati e trasformati in capi d’alta moda. A volte per realizzare alcuni articoli sono necessari anche fino a 4 coccodrilli.

La stessa organizzazione si era già rivolta al governo australiano attraverso una petizione per vietare l’apertura di un nuovo allevamento di Hermès destinato ad accogliere 50mila coccodrilli.

La ministra australiana all’Ambiente, Tanya Plibersek, ha finalmente annunciato: “Si tratta di un’industria molto importante e di un’importante fonte di posti di lavoro in molte comunità remote, anche per molti abitanti delle Prime Nazioni. Abbiamo più scienza. Abbiamo nuove tecniche. È ora di aggiornare il codice di condotta”.

Il sistema di controlli era atteso da anni: “Un codice di buone pratiche era atteso da tempo, dopo 14 anni di ricerche. Ora dobbiamo assicurarci che il codice sia aggiornato per riflettere le conoscenze più recenti“, afferma la direttrice del Centre for Crocodile Research di base a Darwin, Sally Isberg.

La revisione sarà condotta da una società del settore pubblico di Canberra e si prevede che richiederà fino a 12 mesi per essere completata.

Per ambientalisti ed animalisti non è però ancora una vittoria. Un codice di buone pratiche aiuterà, forse, a far soffrire meno gli animali, ma il mercato delle pelli di coccodrilli sfruttate per la produzione nel settore della moda di lusso non sarà fermato.

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