Il Mar Rosso è sempre più al centro delle preoccupazioni mondiali tanto per questioni ambientali quanto per la minaccia all’export mondiale.
In primis si teme un disastro ambientale di enorme portata. Dopo l’affondamento, avvenuto a febbraio, da parte degli Houthi di una nave di proprietà britannica che trasportava materiali altamente inquinanti, e la minaccia dei ribelli yemeniti di continuare gli attacchi, il disastro ecologico appare sempre più probabile. La Rubymar trasportava fertilizzanti; fosfato ammonico e fertilizzante solfato, materie destinate a inquinare il mare per anni se dovessero fuoriuscire dalla stiva, danni che si aggiungerebbero a quelli già causati dalla chiazza di petrolio fuoriuscita dalla nave. Senza un intervento tempestivo di rimozione della nave, che si è adagiata sul fondo del mare, non ci sono speranze di salvare l’ecosistema marino. Ma le preoccupazioni riguardano anche gli scambi economici che transitano attraverso il canale di Suez. Per l’Italia si tratta del 40% del nostro import-export, sono in ballo 154 miliardi di euro.
Tra i settori più colpiti il nostro export alimentare di frutta e verdura. Da settimane Coldiretti denuncia l’aumento dei prezzi di trasporto della nostra frutta verso i mercati mediorientali e asiatici. Il rischio è che le lunghe attese causino il deterioramento del prodotto consegnato. Dall’inizio delle ostilità le navi italiane sono state costrette a circumnavigare l’Africa per sfuggire agli attacchi dei ribelli che si concentrano sulle navi di proprietà di Paesi accusati di essere alleati di Israele. Ciò comporta l’immediata crescita dei costi di trasporto e nel medio periodo l’ulteriore rischio di perdita di fette di mercato a vantaggio di Paesi esportatori i cui prodotti non devono passare attraverso il canale di Suez. Non a caso il nostro Paese ha motivato la decisione di guidare la missione Aspides nel Mar Rosso il cui compito è di difendere i mercantili, con tutti i rischi che ciò comporta, con l’esigenza di tutelare l’economia.


