Dopo i dazi voluti dall’Unione europea sulle auto elettriche provenienti dalla Cina a causa delle sovvenzioni date dal governo di Pechino al settore, il “Paese di mezzo” ricambia con un’indagine antidumping sulla carne di maiale importata dall’Europa. Il settore vale 1,8 miliardi.
Il dumping consiste nel vendere un bene all’estero a un prezzo inferiore a quello a cui viene venduto in patria, lo scopo è di sbaragliare la concorrenza e ottenere così un’ingente fetta di mercato estero.
Di tale procedura è accusata l’Unione che esporta nella Repubblica Popolare Cinese carne fresca e congelata di maiale, così come frattaglie e grasso di maiale. L’Unione ha tempo fino al 6 luglio per presentare le sue contro-deduzioni.
Che la misura sia una risposta ai dazi europei è palese. Il settore automobilistico del Vecchio continente ha visto, solo lo scorso anno, importazioni di veicoli elettrici dalla Cina per un valore di 11,5 miliardi di dollari e cerca di non farsi colonizzare dalle vetture cinesi, al contempo le case automobilistiche made in Ue non sono in grado di soddisfare la domanda di veicoli elettrici dell’Unione.
Da un lato la Cina ha utilizzato la diplomazia avvertendo l’Europa che l’aumento dei dazi sulle auto elettriche cinesi, settore in cui Pechino è leader, rallenterebbe il raggiungimento degli obiettivi del Green Deal europeo, dall’altro il gigante cinese minaccia di ricambiare con dei dazi su nuovi settori come quello delle auto di grossa cilindrata prodotte in Europa. La tassa sulle importazioni potrebbe passare dal 15% al 25%.
Altri settori strategici per l’Ue come quello caseario potrebbero essere presto coinvolti in indagini antidumping da parte di Pechino, che per il momento oscilla tra offerte di mediazione e la guerra doganale. Le diplomazie sono al lavoro per evitare l’escalation.


