WWF Italia, al via la “Primavera delle Oasi 2025”

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Tra gli obiettivi dell’iniziativa, la riconnessione dell’essere umano con la natura. Galaverni (WWF Italia): “Più sani sono i nostri ecosistemi, più sano è il pianeta Terra”.

Al via la “Primavera delle Oasi 2025” del WWF Italia per riconnettere uomini e donne con la natura dello Stivale. Tanti gli eventi in calendario nel corso di sette week-end, dal 21 aprile al 5 giugno 2025, negli oltre 27.000 ettari dei cento scrigni di biodiversità dell’organizzazione non governativa (ONG). Qui, dal Trentino-Alto Adige alla Toscana, dall’Abruzzo alla Sicilia, migliaia le persone attese per scoprire alberi testimoni silenziosi di segreti millenari, fiori dalle essenze profumate e animali soliti camminare, strisciare, nuotare o volare. Slogan della manifestazione in prima linea per sensibilizzare adulti e bambini al rispetto della biodiversità a rischio a causa dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento e della perdita di habitat è “BenEssere in natura“.

Il Decennio delle Nazioni Unite per il Ripristino degli Ecosistemi mira a prevenire, arrestare e invertire il degrado degli ecosistemi sia in ogni continente sia in ogni oceano. Inoltre, l’iniziativa può contribuire a porre fine alla povertà, a combattere il riscaldamento globale e a evitare un’estinzione di massa. L’Italia ha uno strumento formidabile, cioè la Nature Restoration Law, dotato di un enorme potenziale per riportare in Europa parte della natura perduta, per proteggerci da eventi meteorologici estremi e per affrontare la crisi della biodiversità, e non solo“, commenta Marco Galaverni, Direttore Oasi, Educazione e Attivazione del WWF Italia.

Tra i progetti più virtuosi dell’organizzazione non governativa (ONG) contenuti nel report “Effetto Oasi, dalla conservazione al ripristino della natura”, la creazione di stagni per gli anfibi nell’Oasi WWF di Vanzago, vicino a Milano, in Lombardia, la messa a dimora di specie vegetali autoctone nell’Oasi WWF di Policoro, in provincia di Matera, in Basilicata, e il recupero del territorio andato in fumo a causa degli incendi tra il 2017 e il 2022 nell’Oasi WWF Cratere degli Astroni, nei Campi Flegrei, a pochi chilometri da Napoli, in Campania.

 

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Aree Naturali Protette, il convegno del WWF Italia a Castelporziano

Entro il 2030 avere un’Italia con il 30% di Aree Naturali Protette sia a terra sia a mare per salvaguardare la biodiversità a rischio a causa dei cambiamenti climatici sempre più intensi. Questa la sintesi della seconda edizione del Convegno Nazionale “Protected Areas and Conservation” nella Tenuta Presidenziale di Castelporziano, a Roma, nel Lazio, dal 2 al 4 aprile 2025. A partecipare all’evento organizzato dal WWF Italia in una delle tre residenze ufficiali del Presidente della Repubblica Italiana sono stati ambientalisti, politici e scienziati.


In questo momento storico, a causa dell’aggravarsi della crisi climatica, anche la nostra stessa sopravvivenza è a rischio. Oggi più che mai, dunque, le Aree Naturali Protette rappresentano una delle strade da percorrere per raggiungere l’armonia tra noi esseri umani e Madre Natura“, ha dichiarato il Presidente del WWF Italia, Luciano Di Tizio.


Presenti, inoltre, la Direttrice del WWF Italia, Alessandra Prampolini, il Presidente dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), Stefano Laporta, il Presidente della Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali (Federparchi), Luca Santini, la Direttrice della Tenuta Presidenziale di Castelporziano, Giulia Bonella, e il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, per annunciare, dopo anni di attesa, l’istituzione del Parco Nazionale del Matese.

Fondamentale, almeno secondo il WWF Italia, un lavoro sinergico tra politica e scienza per tutelare il capitale naturale dello Stivale entro il 2030. Diversi i punti dell’ambiziosa ricetta green: dall’istituzione dei Parchi Nazionali già previsti, alla sburocratizzazione della Legge numero 394/1991 per creare, con più facilità, Aree Naturali Protette e Aree Marine Protette, dall’individuazione di ulteriori territori con specie animali e vegetali a rischio di estinzione, alla messa a sistema dell’intero patrimonio italiano verde e blu.

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