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La NATO rivede al ribasso termini come clima e diversità per compiacere Trump

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La rivelazione di una fonte interna: via determinate parole, sgradite all’amministrazione USA e ad altri governi di destra, dai documenti ufficiali. La crisi climatica, però, resta un tema assolutamente centrale nei piani presenti e futuri dell’alleanza atlantica (come vi avevamo già spiegato alcuni mesi fa).

Una radicale inversione di marcia per compiacere Donald Trump e i governi di destra (anche estrema), quella della NATO. L’alleanza militare atlantica, ora guidata dall’ex premier olandese Mark Rutte, sta rivedendo al ribasso e ‘annacquando’ il linguaggio utilizzato nei documenti ufficiali su temi come clima, genere e diversità. La linea appare ben definita: scegliere termini più ‘neutri’ come “misura precauzionale” per evitare scontri e polemiche con l’amministrazione statunitense. A rivelarlo è Politico, che cita fonti interne alla NATO.

Chiunque segua le notizie conosce la posizione dell’amministrazione Trump, e nessuno vuole rischiare di darsi la zappa sui piedi“, la spiegazione di un funzionario riportata da Politico. Per questo, cambiano anche i termini ufficiali che finora la NATO ha utilizzato. ‘Tecnologie verdi‘ o ‘clima‘, ad esempio, sono considerati termini troppo ideologici e politicizzati secondo i repubblicani ‘MAGA’, ed è per questo che le nuove disposizioni interne prevedono l’utilizzo di alternative come, rispettivamente, ‘tecnologie innovative‘ e ‘ambiente‘. Spariscono, anche per garantire il consenso unanime dei 32 Paesi membri dell’alleanza atlantica e non solo degli Stati Uniti, anche riferimenti a termini come ‘genere’ o ‘donne, pace e sicurezza’.

Il radicale cambio di terminologia appare comunque più una misura formale che sostanziale. Si tratta di una scelta discutibile, che però difficilmente comporterà cambiamenti significativi nelle politiche della NATO in futuro. Sul fronte interno, infatti, l’alleanza atlantica continua ad avvalersi di consulenti specializzati in questioni climatiche, che affiancano il personale militare nell’affrontare la pianificazione della difesa e della guerra in scenari futuri assolutamente preoccupanti come quelli, altamente probabili, in cui temperature estreme ed eventi meteo senza precedenti posso influire sull’incolumità delle truppe o sulla conservazione degli equipaggiamenti. All’esterno, però, temi come il cambiamento climatico saranno strettamente banditi, rimanendo utilizzati solo internamente e in termini strettamente tecnici o operativi. Il timore, anche abbastanza fondato, è che l’utilizzo di parole come ‘clima’ o ‘genere’ in documenti ufficiali possa essere percepito come parte di una ‘agenda woke’.

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