Il referendum sulla cittadinanza, insieme agli altri 4 quesiti sul lavoro, si terrà il prossimo 8 e 9 giugno. Il referendum mira ad abrogare una norma che oggi impone un minimo di 10 anni di residenza legale nel nostro Paese per poter fare richiesta di cittadinanza.
Obiettivo del quesito referendario sulla cittadinanza è dimezzare questo tempo, rimangono però validi tutti gli altri requisiti ancora vigenti; la conoscenza della lingua italiana, godere di un reddito e di un domicilio, oltre a non avere
commesso dei reati nel nostro Paese. Per la prima volta l’8 e 9 giugno potranno votare anche i fuorisede che abbiano fatto richiesta presso la città nella quale hanno il nuovo domicilio entro il 4 maggio.
Riccardo Magi, segretari di +Europa e parte del comitato per il Sì, ha spiegato ai microfoni di TeleAmbiente perché è necessario abbassare il requisito per ottenere la residenza: “La legge italiana resta una legge fatta più di 30 anni fa pensando a un paese di emigrazione, più che a un paese di immigrazione, quale l’Italia oggi è oggettivamente. E’ importante dire che quando parliamo di cittadinanza parliamo di cittadini regolari, legalmente soggiornanti che lavorano, che pagano le tasse, che non hanno precedenti penali, che parlano l’italiano, cioè parliamo di italiani di fatto ma non di diritto, quindi che non godono appieno di diritti di cittadinanza, a partire dai diritti politici ma anche la possibilità di partecipare a un concorso pubblico. Noi pensiamo che il referendum sia un modo per aprire il nostro paese e riconoscere la realtà sociale dell’Italia già oggi, senza negare il futuro, oggi tante ragazze e ragazzi si sentono discriminati e vedono lesa la loro dignità perché pur essendo nati o cresciuti in Italia non sono cittadini come gli altri.”
Deepika Salhan, del comitato promotore del referendum, ha dichiarato: “E’ un’occasione non solo per restituire ma per dare la dignità e la tutela alle persone che in questo paese vivono, crescono, lavorano in questo paese, perché c’è un’invisibilizzazione rispetto ai loro diritti, alle loro tutele, anche le minime necessarie per potersi liberamente muovere, per poter lavorare, studiare anche nei loro percorsi formativi e lavorativi. Andare a votare è importante, anzi è fondamentale soprattutto in un’occasione come quella del referendum che è il momento di democrazia più ampio e plurale possibile che questo paese abbia e tutti in quel momento ci, come elettori e elettrici, come cittadini e cittadini che possono definire, che possono cambiare quello che vogliono in questo paese, è fondamentale per far capire anche a loro che hanno questo diritto. Il diritto di voto non è una cosa scontata, è quel diritto fondamentale che permette di cambiare determinate cose che in quel momento loro hanno la possibilità di prendersi quei 5 minuti, andare a quel seggio elettorale, prendere quella matita in mano, decidere sì o no e cambiare le sorti di questo paese e dare dal 10 giugno in poi, secondo me, si riesca a dare un’immagine che fotografi la realtà sociale di questo paese.”
La scrittrice Djarah Kan, è intervenuta all’evento: “(Votare sì) significa ristabilire un principio di giustizia sociale fondamentale perché non è assolutamente anche solo pensabile di creare delle differenze tra persone che vivono in questo paese da tanto tempo e altre persone che semplicemente sono diverse solamente perché sono bianche, perché sono nate tra virgolette con la cittadinanza. Si dice così tante volte che chi è che vuole conquistare il diritto e il merito di questo paese deve dimostrare di amarlo, sono tutte quante delle cavolate perché in questo paese ci sono tanti ragazzi, tante persone adulte e meno adulte che amano questo paese, che hanno scelto questo paese come la propria casa, ma che si trovano negate ogni volta che chiedono di essere riconosciute come cittadini di questo paese, non viene data la cittadinanza a tantissime persone che avrebbero tutti i requisiti per ottenerla e questo non succede perché l’Italia è un paese ingiusto che impone a persone normalissime di non poter partecipare ai processi democratici e questa cosa è ingiusta, è un tipo di mentalità e un tipo di modo di concepire la società che oggi non è più possibile. Non è possibile in un paese con un milione di minorenni pensare ancora di non voler riconoscere queste persone come dei cittadini di questo paese, fanno parte dell’Italia, sono Italia e saranno Italia.”


