WWF, Greenpeace, Legambiente e Lipu hanno presentato un secondo reclamo contro il Ponte sullo Stretto, dopo quello della fine del marzo scorso. Tutti i dubbi: dalle autorizzazioni in deroga alle motivazioni di interesse strategico militare, sanitario e di protezione civile, passando per le compensazioni previste per l’impatto ambientale e sull’avifauna migratrice, in luoghi dove ci sono anche i siti della Rete Natura 2000 (e quindi in contrasto con le direttive europee Habitat e Uccelli).
Nuovo reclamo all’Unione europea delle associazioni ambientaliste contro il secondo parere della Commissione VIA – VAS sulla valutazione d’incidenza (VINCA), che aveva dato l’ok al Ponte sullo Stretto di Messina nonostante ben 62 prescrizioni a cui ottemperare e non ancora rispettate. WWF, Greenpeace, Legambiente e Lipu contestano la procedura speciale che consentirebbe di dare il via ai lavori nonostante il mancato rispetto delle condizioni fissate dalle norme comunitarie, a cominciare dalle direttive Habitat e Uccelli, dal momento che il progetto insiste su luoghi dove si trovano i siti della Rete Natura 2000.
Il caso delle motivazioni per l’autorizzazione in deroga
La Commissione VIA – VAS, che si è limitata ad avallare le scelte di governo e maggioranza in Parlamento, ha consentito l’autorizzazione in deroga sulla base di tre condizioni: assenza di alternative al progetto non impattanti, l’interesse pubblico rilevante e interventi ambientali a compensazione dell’impatto provocato dal Ponte. Per le associazioni ambientaliste, tuttavia, la sussistenza di quelle condizioni non è effettiva ma solo strumentale, per eludere il parere che altrimenti doveva essere chiesto all’Unione europea. Oltre all’interesse pubblico ed economico, il governo ha avanzato anche la pretesa di un interesse strategico per motivi di sicurezza militare, sanitaria e di protezione civile: un altro modo per evitare di affrontare il parere di Bruxelles.
Per WWF, Greenpeace, Legambiente e Lipu, le motivazioni militari appaiono bizzarre perché l’ipotesi di spostamenti rapidi di mezzi e truppe via terra è considerato anacronistico. Quelle di protezione civile non tengono correttamente conto dei mezzi e delle persone dislocate sul territorio né del collasso del sistema di mobilità che ci sarebbe in caso di forti terremoti. Le associazioni contestano anche l’interesse strategico per motivi sanitari, dal momento che i sistemi sanitari dei centri più vicini al Ponte (Messina, Villa San Giovanni e Reggio Calabria) hanno problemi strutturali di mezzi e risorse, che ben poco hanno a che vedere con l’attraversamento dello Stretto.
Il progetto e le direttive europee
Grande perplessità da parte delle associazioni anche riguardo al progetto a campata unica, approvato dal Parlamento con una legge ad hoc e voto di fiducia nel 2023. Si attende l’esito di un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, ma intanto resta la criticità dell’analisi delle alternative al Ponte, che non è stata condotta secondo le linee guida stabilite dalle direttive europee. Il governo ha infatti accolto in toto le tesi dei proponenti l’opera, senza ricorrere a valutazioni oggettive. L’opposto di quanto fatto dal Gruppo di lavoro nominato sul tema dal governo Draghi (formato in gran parte da esperti tecnici di Enti pubblici), che nel 2021 era arrivato a conclusioni diverse, mai tenute in conto dall’attuale Esecutivo.
Le stime e le compensazioni inadeguate
WWF, Greenpeace, Legambiente e Lipu contestano anche il sistema delle compensazioni, comprese quelle ambientali. Anche quanto stabilito nelle prescrizioni dalla Commissione VIA – VAS rischia di rendere ogni monitoraggio inefficace, considerando soprattutto che la stima dell’impatto sull’avifauna migratrice si basa su dati non aggiornati, risalenti al 2011 (anno della precedente procedura VIA – VINCA). Il risultato è che la perdita, anche di habitat, di specie avifaunistiche è ampiamente sottostimata, così come l’impatto delle modifiche ambientali a cui l’area sarà sottoposta sia in fase di cantiere che di esercizio. Restano quindi molti dubbi sulla reale efficacia delle misure previste per la mitigazione dell’impatto sull’avifauna, specialmente alla luce di quanto segnalato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) alla Commissione VIA – VAS: “L’impatto diretto e indiretto causato dal collegamento tra le due sponde e da tutte le infrastrutture ad esso collegato compresa l’enorme attività cantieristica per alcuni taxa (cioè alcune categorie di specie) in stato di conservazione sfavorevole o a rischio di estinzione non è mitigabile né compensabile“. Proprio quest’ultimo parere dell’ISPRA era stato la base per il primo reclamo presentato dalle associazioni ambientaliste alla fine del marzo scorso, chiedendo l’apertura di una procedura di infrazione. Ora, dal momento che i criteri obbligatori previsti dalla procedura Ue non sono stati ancora rispettati, ne è stato presentato un altro.


