Arriva anche l’appello rivolto al sindaco di Taranto Piero Bitetti da Alessandro Marescotti, presidente PeaceLink, per chiedere trasparenza totale sull’Ilva: “Dati sanitari e ambientali ancora nascosti”.
Il Tribunale di Milano ha rinviato al 9 ottobre prossimo l’udienza relativa all’azione inibitoria contro l’ex Ilva di Taranto presentata da dieci aderenti all’associazione Genitori tarantini e da un bambino affetto da una rara mutazione genetica, sollecitando il deposito di documentazione che non risulta ancora fornita.
In particolare, il Tribunale rileva che “il rilascio dell’Aia relativa allo stabilimento costituisce evento sopravvenuto che deve essere considerato ai fini della decisione da assumere in ordine alle domande proposte dalle parti” ma rileva che non sono agli atti (e ne chiede l’acquisizione) “né il parere istruttorio conclusivo (Pic) reso dalla Commissione istruttoria AIA-Ippc con nota dell’11 giugno 2025″, né “il relativo piano di monitoraggio e controllo (Pmc) reso da Ispra con nota del 20 giugno 2025)”.
Tali elementi, spiega la sezione specializzata in materia di imprese del Tribunale di Milano presieduta da Angelo Mambriani, “costituiscono le condizioni di autorizzazione dell’esercizio dell’attività dello stabilimento e, anche sul piano formale, costituiscono allegati al provvedimento di Aia“. I genitori dell’Associazione, tramite gli avvocati Maurizio Rizzo Striano e Ascanio Amenduni, hanno chiesto, tra le altre cose, la “cessazione delle attività dell’area a caldo” dell’acciaieria.
Il procedimento era ripreso l’ottobre dello scorso anno dopo che la Corte di giustizia europea, esprimendosi sui quesiti sollevati dallo stesso Tribunale di Milano, il 25 giugno del 2024 aveva stabilito che in presenza di “pericoli gravi per l’ambiente e la salute umana” l’attività dell’ex Ilva “deve essere sospesa“. L’azione inibitoria è stata presentata contro Ilva spa in As, Acciaierie d’Italia Holding in As e Acciaierie d’Italia in As. Alle parti è stato assegnato il termine per il deposito di memorie e documenti sino al 30 settembre 2025.
Marescotti (Peacelink): “Comune renda pubblici documenti su ex Ilva”
Il presidente di Peacelink, Alessandro Marescotti, ha rivolto una serie di richieste al sindaco di Taranto, Piero Bitetti, in merito alla trasparenza sulla situazione ambientale e sanitaria legata all’ex Ilva. Marescotti chiede la pubblicazione integrale sul sito del Comune di tutta la documentazione sull’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), comprese le prescrizioni sanitarie inviate dal sindaco al Ministero dell’Ambiente e le valutazioni dell’Iss sulla Valutazione di impatto sanitario (Vis).
Invoca, inoltre, il rispetto della Convenzione di Aarhus sul diritto all’accesso alle informazioni ambientali. Marescotti sollecita anche l’aggiornamento dell’Osservatorio Mortalità, dati disaggregati quartiere per quartiere su malformazioni infantili, sostegno scolastico e speranza di vita, nonché la quantificazione dei costi sanitari e sociali derivanti dall’inquinamento. Chiede infine una relazione sulla salute di bambini, anziani e lavoratori Ilva, con l’acquisizione del Registro degli esposti a sostanze cancerogene. Rinnovata anche la richiesta di un incontro con il sindaco.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, intervistato dal Corriere della Sera, ha parlato anche delle trattative per la vendita dell’ex Ilva: “Le procedure della gara premiano l’offerta presentata per l’intero compendio. Sono valutati favorevolmente gli investimenti funzionali a rendere autonomi gli impianti del Nord solo nel caso di offerte più convenienti sul piano produttivo e occupazionale. Il nodo di fondo resta la possibilità di realizzare il polo del Dri a Taranto, subordinato alle decisioni del Comune sulla nave rigassificatrice. La tecnologia green si alimenta con il gas“.
Proprio qualche settimana fa, il 13 agosto scorso, è stata firmata presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy l’intesa sulla decarbonizzazione degli impianti: a sottoscriverla, tutte le amministrazioni nazionali e locali. Le istituzioni protagoniste della firma hanno parlato di un risultato storico, mentre i sindacati e le associazioni del territorio hanno criticato l’accordo e c’è chi si è già mosso legalmente contro l’ultima AIA (approvata meno di un mese fa). Anche perché mancherebbero dei dettagli non trascurabili, come i tempi previsti per il passaggio alla produzione con forni elettrici o la localizzazione del polo DRI che deve produrre il preridotto necessario ad alimentarli.


