La pazza idea Usa di una riviera di lusso a Gaza, che prevede la pulizia etnica

La pazza idea Usa di una riviera di lusso a Gaza, che prevede la pulizia etnica

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Grattacieli, spazi verdi, isole artificiali in mare, resort di lusso, grandi viali che si ispirano alla Parigi del XIX secolo. Si tratta di GREAT acronimo di Gaza Reconstitution, Economic Acceleration and Transformation. Il rendering della Gaza del futuro fa parte delle 38 pagine finite sulla scrivania di Donald Trump. Un progetto che darebbe un nuovo volto alla Striscia di Gaza una volta terminata la guerra.

Uno scenario già immaginato dall’amministrazione Trump in un video creato con l’intelligenza artificiale e diffuso sui social sei mesi fa. D’altronde Donald Trump ha più volte sottolineato il potenziale immobiliare della Striscia, baciata da un clima e una posizione eccellenti. Scenario da sogno se non fosse che si basa sull’espulsione dei 2 milioni di palestinesi che popolano la Striscia.

Il piano consiste nel mettere sotto controllo statunitense la Striscia per dieci anni e nell’offrire ai palestinesi 5mila euro per abbandonare “volontariamente” le loro case per sempre, con contributi per trasferirsi altrove e benefit vari. Secondo le previsioni di chi ha redatto il piano, il 25% della popolazione attuale potrebbe aderirvi. Gli altri abitanti sarebbero trasferiti “temporaneamente” in altri territori.

“Gaza non è in vendita” con queste parole Hamas ha già rifiutato il piano di ricostruzione delle Striscia trapelato grazie a uno scoop del Washington Post. Per un popolo che ha già subito la cacciata dalla sua terra, 700mila palestinesi fuggirono o furono espulsi dalle proprie case nel 1948 con la creazione di Israele, vedendosi negare il diritto al ritorno, la proposta suona come un tentativo di pulizia etnica neanche troppo mascherato.

Un investimento di 100 miliardi di dollari sarebbe effettuato da società pubbliche e private e il ritorno economico dovrebbe essere il quadruplo, considerando la mole di turisti e residenti di lusso che la zona attirerebbe.

Il piano sarebbe stato messo a punto da una parte di quegli israeliani che hanno creato, senza avere alcuna competenza in campo di aiuti, la Gaza Humanitarian Foundation. La sola agenzia autorizzata da Israele a distribuire gli aiuti alimentari a Gaza ha creato le precondizioni per l’uccisione di centinaia di palestinesi in fila per il cibo ed ha distribuito una quantità irrisoria di cibo alla popolazione. Tanto che qualche giorno fa le Agenzie dell’Onu hanno denunciato la presenza dello stato di carestia nella Striscia.

La FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), l’UNICEF, il WFP (Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite) e l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) hanno emesso un comunicato stampa congiunto con il quale chiedono un intervento immediato per evitare la morte per fame di migliaia di persone.

Le agenzie hanno ribadito che la carestia deve essere fermata a tutti i costi. “Un cessate il fuoco immediato e la fine del conflitto sono fondamentali per consentire una risposta umanitaria senza impedimenti e su larga scala che possa salvare vite. Le agenzie sono anche seriamente preoccupate per la minaccia di un’offensiva militare intensificata nella città di Gaza e per qualsiasi escalation del conflitto, poiché ciò avrebbe ulteriori conseguenze devastanti per i civili dove le condizioni di carestia già esistono. Molte persone – in particolare bambini malati e malnutriti, anziani e persone con disabilità – potrebbero non essere in grado di evacuare.”

Secondo le proiezioni entro la fine di settembre, oltre 640.000 persone si troveranno a fronteggiare livelli di insicurezza alimentare catastrofica in tutta la Striscia di Gaza.

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