#RigeneraBoschi, arrivano i primi risultati del progetto di Sorgenia

#RigeneraBoschi, arrivano i primi risultati del progetto di Sorgenia

Tabella dei Contenuti

Secondo i primi risultati del progetto #RigeneraBoschi di Sorgenia in cinque oasi naturalistiche d’Italia, gli alberi curati, oltre a crescere meglio, sono più resistenti ai cambiamenti climatici. 

Gli alberi curati, oltre a crescere meglio, sono più resistenti ai cambiamenti climatici. Questo il primo risultato del progetto #RigeneraBoschi di Sorgenia per tutelare i polmoni verdi d’Italia. A coordinare la ricerca lanciata a settembre 2024, attraverso 36 Tree Talkers, cioè speciali sensori applicati agli organismi vegetali, è il Professore di Gestione e Pianificazione Forestale dell’Università degli Studi di Milano, Giorgio Vacchiano.

Cinque i patrimoni naturalistici sorvegliati in sei regioni: il Parco Nord Milano, in Lombardia, il Bosco di Forlì-Bertinoro dell’Istituto Diocesano Sostentamento Clero di Forlì-Bertinoro, in Emilia-Romagna, l’Unione di Comuni Montana Colline Metallifere, in Toscana, il Parco Naturale Regionale Bosco Incoronata, in Puglia, e il Parco Nazionale del Pollino, tra Basilicata e Calabria. All’interno di ogni oasi ricca di biodiversità, gli ingegni tecnologici simili a smartphone si trovano in due aree distinte per monitorare sia la crescita spontanea degli alberi sia la selva gestita in chiave sostenibile, attraverso interventi pianificati dall’uomo. Diversi gli indicatori rilevati H24 per ciascun organismo vegetale: lo stato di salute, la fisiologia, l’intensità della fotosintesi, la rapidità della crescita e la reazione a eventi climatici estremi.

Straordinari i risultati ottenuti, nonostante qualche anomalia oggetto di futuri approfondimenti. Di certo, a detta degli scienziati, la gestione sostenibile dei polmoni verdi rappresenta una vera e propria medicina preventiva in caso di diradamento delle chiome, di siccità del terreno e di scarsità della luce solare.

#RigeneraBoschi, Vacchiano (UniMi): “Solo con approccio flessibile avremo boschi resilienti”

Le eccezioni e i dati incerti non devono spaventare. I motivi? Fanno parte della normale complessità ecologica e sono preziosi, perché ci indicano la strada per concentrare nuove ricerche. È naturale che la gestione forestale tradizionale debba adattarsi a pressioni climatiche senza precedenti. Questi risultati confermano che solo con un approccio flessibile e adattativo potremo garantire boschi resilienti anche in futuro. Per la prima volta disponiamo di una risoluzione temporale mai avuta prima e della possibilità di incrociare dati mai rilevati assieme in passato, dalla crescita alla fotosintesi, al flusso linfatico, alle oscillazioni del fusto, al deficit di pressione di vapore. Questo ci permette di osservare i boschi con uno sguardo nuovo e più integrato, così da anticipare le loro risposte ai cambiamenti climatici“, commenta il Professore di Gestione e Pianificazione Forestale dell’Università degli Studi di Milano, Giorgio Vacchiano.

Pubblicità
Articoli Correlati