Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, rilancia l’allarme sull’ultra fast fashion e sollecita un intervento deciso da parte della Commissione europea.
“L’Unione europea dovrebbe intervenire contro l’invasione dell’ultra fast fashion imponendo dazi come è accaduto per l’acciaio“. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso parlando a Radio anch’io su Radio Rai 1, a proposito delle difficoltà del settore della moda in Italia e della scelta da parte di una larga fetta di consumatori di prodotti importati e a basso prezzo.
“Il potere d’acquisto degli italiani è tornato a crescere, l’inflazione è all’1,6%, finalmente sotto la media europea e questo ci fa ben sperare che siamo sulla strada giusta“, ha detto Urso. “Il fenomeno della ultra fast fashion – ha proseguito – è un fenomeno nuovo, gigantesco e la conseguenza delle misure daziali americane che hanno colpito soprattutto i prodotti cinesi e vietnamiti, con un effetto indiretto che la sovrapproduzione cinese ci sta dirigendo come se fosse una invasione verso il mercato europeo. La Commissione deve intervenire con misure di salvaguardia, come siamo riusciti ad ottenere sul settore dell’acciaio, 50% dei dazi in più nei confronti della Cina, dimezzamento delle quote. Lo stesso deve fare per quanto riguarda altri settori come questo”.
Milioni di europei stanno ricevendo nelle loro case prodotti che sembrano prodotti italiani ma sono realizzati in Cina a basso costo e senza alcun rispetto pe le norme ambientali e del lavoro, ribadisce Urso. “Siamo intervenuti su un provvedimento che è in corso di approvazione al Senato ma è necessario che la Commissione Ue predisponga misure di salvaguardia contro questo effetto dei dazi americani“.
“Il made in Italy va preservato anche nel campo della reputazione internazionale – ha aggiunto Urso -. Il caporalato va contrastato, riguarda una parte marginale della filiera, spesso per opera di imprenditori cinesi che operano sul territorio. Anche a tale fine vi è una previsione presentata nel ddl sulle pmi che consentirà di garantire al mondo che il made in Italy è anche sostenibile sul piano delle legalita, dell’ambiente e lavorativo, attraverso la certificazione di un ente terzo”
La moda “usa e getta”e il fenomeno Shein
Il modello del fast fashion, la moda veloce, induce i consumatori ad acquistare costantemente, con tecniche manipolative e pubblicità mirata da parte delle aziende, alimentando un sistema che nuoce gravemente alla salute del nostro pianeta. In tutto il mondo, l‘equivalente di un camion pieno di vestiti viene inviato in discarica o inceneritore ogni secondo e il 30% di tutti i vestiti realizzati nel mondo non vengano mai venduti o indossati. Dove finiscono poi i nostri abiti usati? In Ghana. Dal 2023 è la discarica di vestiti più grande al mondo: ne arrivano 15 milioni ogni settimana.
Tra i brand più noti spicca la piattaforma di origine cinese Shein, che con i suoi vestiti super economici e alla moda è diventata uno dei più grandi rivenditori di abiti al mondo. A pagare il prezzo di questo successo sono i lavoratori del brand, come dimostra un’indagine condotta dall’organizzazione svizzera Public Eye all’interno degli impianti di produzione dell’azienda situati a ovest del villaggio di Nancun, nell’area di Guangzhou, nel sud della Cina. Ci sono operai che cuciono vestiti anche per più di dodici ore al giorno, per sei o sette giorni a settimana, e solo un giorno libero al mese.
Sempre Shein è stata multata per un milione di euro in Italia dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm), per aver utilizzato una strategia di comunicazione ingannevole riguardo all’impatto ambientale di alcune sue linee di abbigliamento, con claim ambientali nelle sezioni #Sheintheknow, “evoluShein” e “Responsabilità sociale”, in alcuni casi vaghi, generici e/o eccessivamente enfatici, in altri casi omissivi e ingannevoli.
E come se ciò non bastasse, a sfidare e a replicare il modello del colosso Shein e del rivale Temu, è arrivata anche Amazon con “Amazon Haul”: vestiti, prodotti di elettronica e per la casa, tutto da 1 euro a massimo 20 euro.


