Microplastiche e metalli pesanti gli effetti tossici su pesci e catena alimentare

Microplastiche e metalli pesanti: gli effetti tossici su pesci e catena alimentare

Tabella dei Contenuti

La miscela di microplastiche e metalli pesanti nelle acque può alterare lo sviluppo degli organi nei pesci e avere conseguenze per la sicurezza alimentare.

L’inquinamento delle acque, sempre più contaminate da microplastiche, sostanze chimiche e metalli pesanti, potrebbe causare più danni di quanto pensiamo. A lanciare l’ennesimo allarme sui rischi per gli ecosistemi e per la sicurezza alimentare è uno studio pubblicato sulla rivista Environmental Chemistry and Ecotoxicology. La ricerca rivela che minuscoli organismi acquatici possono trasmettere una miscela di microplastiche e metalli pesanti lungo la catena alimentare, con conseguenti alterazioni nello sviluppo degli organi e nell’equilibrio ormonale nelle specie di livello superiore (animali).

Per tracciare le modalità con cui gli inquinanti si muovono attraverso le reti alimentari acquatiche, gli scienziati hanno utilizzato i pesci zebra, originari dell’Asia meridionale. Nell’esperimento di 90 giorni, i pesci che sono stati esposti a microplastiche e cadmio – assorbiti inizialmente dai protozoi – hanno mostrato un ritardo nella crescita di cuore, fegato e organi riproduttivi. In particolare, è emerso che i livelli ormonali erano sbilanciati.

“Ciò che ci ha sorpreso di più è stata l’intensità dell’effetto combinato”, ha affermato l’autore principale Yan Zhang. “Le microplastiche e il cadmio sono dannosi di per sé, ma insieme hanno causato danni molto più gravi e duraturi del previsto, evidenziando i rischi nascosti delle miscele di inquinanti negli ambienti reali”.

L’inquinamento da plastica e gli impatti sugli ecosistemi sono noti già da tempo, ma quanto emerge da questa ricerca evidenzia come i minuscoli frammenti, ormai presenti ovunque, possano recare danni ancora più gravi se combinati con altri inquinanti: in questo caso con il cadmio.

Inoltre, questo studio si è focalizzato sugli effetti a lungo termine non solo di un singolo inquinante ma di una miscela di essi, determinati dall’accumulo nel tempo e dal passaggio tra reti alimentari.

“Questo lavoro – ha aggiunto Zhang – aiuta a collegare i punti tra contaminazione ambientale e sicurezza alimentare umana. Ciò che accade negli ecosistemi acquatici non rimane lì: può in ultima analisi avere ripercussioni anche su di noi”.

microplastiche metalli pesanti
Fonte: Microplastics as persistent and vectors of other threats in the marine environment: Toxicological impacts, management and strategical roadmap to end plastic pollution, Environmental Chemistry and Ecotoxicology, Volume 7, 2025

Microplastiche nei pesci

Negli anni le ricerche sulla contaminazione da microplastiche negli oceani e nella fauna ittica sono aumentate sempre di più, svelando la presenza delle minuscole particelle all’interno di pesci e molluschi che – spesso – finiscono sulle nostre tavole.

Uno studio condotto dall’Università di Portland, negli Stati Uniti, ha individuato quali pesci e frutti di mare contengono più frammenti di plastica: tra questi ci sono merluzzo, salmone reale, aringa del Pacifico, gambero rosa e scorfano nero.

Anche nel Mediterraneo è stata rilevata la presenza di microplastiche nelle acque e nei molluschi. In particolare, le minuscole particelle sono state trovate nelle cozze della Puglia e nei fondali del litorale laziale.

Pubblicità
Articoli Correlati