WWF, Xylella esempio di come pregiudizi su agroecologia producano danni incalcolabili

WWF, Xylella esempio di come pregiudizi su agroecologia producano danni incalcolabili

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È un ritratto ambivalente quello presentato dal Wwf in vista della Giornata Nazionale dell’Agricoltura, che si celebra ogni anno la seconda domenica di novembre. Se è vero che l’agricoltura italiana vanta prodotti di enorme valore questa sconta ancora “i limiti della ricerca agronomica nel nostro Paese e i pregiudizi ancora diffusi nei confronti dei principi e delle buone pratiche dell’agroecologia.”

Nel nostro Paese convivono ancora metodi di coltivazione intensivi che con l’utilizzo di sostanze chimiche di sintesi sono responsabili della perdita di biodiversità e della semplificazione degli agroecosistemi, e metodi virtuosi basati sull’agroecologia ovvero su rispetto dell’ambiente e dei suoi ritmi.

Il WWF presenta il rapporto “La fastidiosa Xylella”, un’analisi che si basa sulle evidenze di oltre dodici anni dall’inizio dell’emergenza in Puglia.

Secondo il WWF, dinamiche sbagliate, unite a provvedimenti normativi e interventi sproporzionati, “spesso privi di solide basi scientifiche, hanno contribuito a devastare il territorio degli ulivi monumentali proprio mentre si dichiarava di volerlo proteggere.”

Il caso Xylella sarebbe lo specchio dei limiti della ricerca agronomica nel nostro Paese e dei pregiudizi ancora diffusi nei confronti dei principi e delle buone pratiche dell’agroecologia.

Il WWF sottolinea come, sebbene già dal 2015 il batterio della Xylella fosse considerato endemico e quindi non eradicabile, gli ulivi secolari pugliesi siano stati abbattuti. “Le norme hanno imposto l’estirpazione non solo delle piante colpite, ma anche di tutti gli ulivi entro un raggio di 100 metri – ridotto a 50 dal 2022 – privilegiando così la logica dell’eradicazione forzata.”

Sono quindi state ignorate strategie ecologiche mirate alla salute dell’agroecosistema e alla resilienza delle piante alla malattia. “Ogni tentativo di trattare gli ulivi con metodi agroecologici è stato giudicato inefficace, e questo messaggio, partito dagli ambienti scientifici, si è rapidamente diffuso tra politici, associazioni di categoria, tecnici e agricoltori.

Il risultato è stato la distruzione e l’abbandono di centinaia di ettari di oliveti, senza reali tentativi di contenimento basati su pratiche ecologiche. Solo alcuni agricoltori coraggiosi e disobbedienti hanno scelto di sperimentare approcci agroecologici, spesso osteggiati o derisi. Grazie alla loro tenacia, – sottolinea il WWF– oggi si osserva la ripresa vegetativa di ulivi un tempo considerati irrimediabilmente infetti, tornati a produrre un olio di alta qualità: una prova concreta dell’esistenza di alternative agroecologiche per contenere la Xylella attraverso la cura e il ripristino degli agroecosistemi.” 

I dati dell’Agenzia europea per l’Ambiente confermano che l’agricoltura intensiva rimane la principale causa di perdita di biodiversità in Europa e in Italia, “con l’80% degli habitat protetti in cattivo stato di conservazione, il 60-70% dei suoli degradati e un uso delle risorse naturali pari a 1,5 volte la capacità del pianeta di rigenerarle.”

La gestione della Xylella diventa un esempio di come non gestire un’emergenza in agricoltura: “Quando i principi dell’agroecologia vengono applicati e sostenuti da politiche adeguate e da una ricerca scientifica indipendente, è possibile integrare il ripristino ambientale nelle pratiche agricole, garantendo sicurezza alimentare, tutela della biodiversità e salvaguardia del paesaggio.” 

La richiesta del WWF è quindi di abbandonare il modello di produzione agricola intensivo per accelerare la transizione agroecologica dei nostri sistemi agroalimentari.

“Serve un cambio di paradigma che metta al centro gli agricoltori come veri custodi dell’ambiente, valorizzando le pratiche che rigenerano il suolo, preservano l’acqua, proteggono gli habitat naturali e mantengono viva la ricchezza genetica e culturale dei paesaggi italiani.”

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