Conflitti di interesse e coinvolgimento diretto di Monsanto: dopo 25 anni viene ritirato lo studio che classificava il glifosato sicuro per la salute.
Ci sono voluti 25 anni affinché il primo studio che affermava la sicurezza del glifosato venisse ritirato.
La rivista che lo aveva pubblicato nel 2000, Regulatory Toxicology and Pharmacology, ha infatti annunciato il ritiro del documento dai suoi archivi. L’articolo è stato utilizzato come punto di riferimento per la valutazione dei rischi che ha portato alla prima autorizzazione dell’erbicida – nel 2002 – nell’Unione europea.
Il disconoscimento arriva otto anni dopo lo scandalo dei cosiddetti “Monsanto Papers”, in cui sono stati pubblicati migliaia di documenti interni all’azienda – il principale produttore dell’erbicida Roundup – che indicavano che i veri autori dell’articolo non erano i suoi firmatari, ma dei dirigenti d’azienda.
Secondo l’avviso pubblicato dalla rivista scientifica, alla stesura della ricerca a firma Williams, Kroes, Munro, potrebbero aver contribuito anche dei dipendenti della Monsanto “senza essere debitamente accreditati come coautori”.
Nel corso degli anni, numerosi studi hanno sollevato preoccupazione sugli effetti per ambiente e salute del glifosato, sostanza ampiamente utilizzata in agricoltura, ma l’apice è stato raggiunto proprio nel 2017, quando viene reso noto il caso di ghostwriting.
“Questa mancanza di trasparenza solleva serie questioni etiche sull’indipendenza e la responsabilità degli autori, nonché sull’integrità scientifica degli studi di cancerogenicità presentati”, ha affermato Martin van den Berg, co-direttore di Regulatory Toxicology and Pharmacology.
La ricerca affermava infatti che l’erbicida non era tossico per la salute umana, in particolare sottolineava l’assenza di rischi oncologici.
Una tesi smentita da diversi studi successivi che, al contrario, hanno sottolineato la tossicità di questa sostanza chimica. Nel 2015, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), ha classificato il glifosato come “probabilmente cancerogeno per l’uomo” (Gruppo 2A).
Secondo la ricerca internazionale, pubblicata su Environmental Health, il glifosato ha effetti cancerogeni.
L’articolo ritirato ha avuto un impatto cruciale nelle decisioni relative all’utilizzo del glifosato. Come ha osservato van den Berg, il documento ha avuto “un impatto considerevole sulle decisioni normative riguardanti il glifosato e il Roundup per decenni”.
Secondo un conteggio di Le Monde, è stato citato una quarantina di volte nella relazione degli esperti europei del 2015 che ha portato al rinnovo dell’autorizzazione del controverso erbicida nel 2017. Il quotidiano francese, inoltre, aveva individuato altri articoli “ghostwritten” nelle riviste Critical Reviews in Toxicology e Journal of Toxicology and Environmental Health, Part B., ma nessuno di questi è stato ritirato.
Con il ritiro dell’articolo sull’innocuità del glifosato, d’ora in avanti non sarà più possibile sfruttare quanto dichiarato nel documento per difendere l’erbicida, ignorando i numerosi studi che hanno dimostrato la pericolosità del pesticida, compreso il parere dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Almeno dal punto di vista scientifico, dunque, è giunta a una conclusione, mentre le cause contro Bayer (che ha acquisito Monsanto nel 2018) sono ancora in corso. Il ritiro del documento, però, potrebbe influire anche su quest’ultima, diventando un elemento in favore dei ricorrenti contro il colosso chimico.


