Il glifosato è cancerogeno, l'allarme dal nuovo studio dell'Istituto Ramazzini

Il glifosato è cancerogeno, l’allarme dal nuovo studio dell’Istituto Ramazzini

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Il glifosato, secondo il nuovo studio condotto sui ratti dall’Istituto Ramazzini di Bologna, ha effetti cancerogeni. I risultati rafforzano quanto evidenziato dall’IARC che, nel 2015, aveva classificato l’erbicida come “probabilmente cancerogeno per l’uomo”.

Video di Manuela Murgia

Il glifosato torna sotto la lente di ingrandimento della comunità scientifica, che lancia un nuovo allarme sugli effetti dannosi per la salute del controverso erbicida. Secondo il Global Glyphosate Study, anche a basse dosi, il pesticida può causare diversi tipi di tumori nei ratti.

La ricerca internazionale, pubblicata su Environmental Health, è stata condotta dal Centro di Ricerca sul Cancro “Cesare Maltoni” dell’Istituto Ramazzini di Bologna, insieme ad un gruppo di autorevoli enti di ricerca nazionali e internazionali.

Gli effetti cancerogeni del glifosato, lo studio

Nello studio a lungo termine, il glifosato e due formulazioni commerciali a base di esso – RoundUp Bioflow utilizzato in Ue e RangerPro utilizzato negli Stati Uniti – sono stati somministrati ai ratti tramite l’acqua a partire dalla vita prenatale, a dosi di 0,5, 5 e 50 mg/kg di peso corporeo al giorno per 2 anni. Le quantità somministrate sono attualmente considerate sicure dagli enti regolatori e corrispondono alla “dose giornaliera accettabile” (DGA) e al livello senza effetti avversi osservati (NOAEL) dell’Unione europea per il glifosato.

In tutti e tre i gruppi della ricerca, gli scienziati hanno osservato aumenti significativi di tumori in diversi apparati. Le neoplasie si sono sviluppate nel sistema emolinfopoietico (leucemie), nella cute, nel fegato, nella tiroide, nel sistema nervoso, nelle ovaie, nella ghiandola mammaria, nelle ghiandole surrenali, nei reni, nella vescica, nelle ossa, nel pancreas endocrino, nell’utero e nella milza. L’aumento dell’incidenza si è verificato in entrambi i sessi. La maggior parte di questi tumori sono considerati rari nei ratti da laboratorio (razza Sprague-Dawley).

“Abbiamo osservato un’insorgenza giovanile e una mortalità precoce per diversi tumori maligni rari, tra cui leucemie, tumori del fegato, delle ovaie e del sistema nervoso. In particolare, circa la metà dei decessi per leucemia osservati nei gruppi trattati con glifosato e i suoi formulati si è verificata a meno di un anno di età, paragonabile ad un’età compresa fra i 35-40 anni negli esseri umani”, ha affermato il dott. Daniele Mandrioli, Direttore del Centro di Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini e Principal Investigator dello studio.

“Al contrario, nessun caso di leucemia è stato osservato nel primo anno di età in oltre 1600 ratti Sprague-Dawley appartenenti ai controlli storici degli studi di cancerogenicità condotti dall’Istituto Ramazzini e dal National Toxicology Program (NTP)”, ha concluso il dott. Mandrioli.

Glifosato, i risultati dello studio supportano le affermazioni dell’IARC

I nuovi risultati emersi dalla ricerca internazionale forniscono prove solide a supporto della conclusione dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) che, nel 2015, aveva classificato il glifosato come “probabilmente cancerogeno per l’uomo” (Gruppo 2A).

L’affermazione dell’Agenzia, si basava su prove “limitate” di cancro negli esseri umani (da esposizioni reali realmente avvenute) e su prove “sufficienti” di cancro negli animali da esperimento (da studi sul glifosato “puro”).

“I nostri risultati rafforzano la classificazione del glifosato da parte della  IARC come probabile cancerogeno per l’uomo; essi sono infatti coerenti con le valutazioni già fatte in altri studi sperimentali sugli animali, nonché con le evidenze epidemiologiche sull’uomo che hanno segnalato associazioni tra l’esposizione al glifosato e alcuni tipi di cancro, in particolare neoplasie ematologiche”, ha affermato la prof.ssa Melissa Perry, coautrice dello studio ed epidemiologa ambientale presso il George Mason University College of Public Health.

“Questo è uno studio robusto, basato su un protocollo che comprende lo sviluppo pre e post-natale e che risponde alla necessità di ottenere solide evidenze scientifiche sulla tossicologia del glifosato. I risultati evidenziano il potenziale cancerogeno del glifosato e dei prodotti a base di glifosato a livelli considerati “sicuri”. Queste nuove evidenze devono essere attentamente valutate dalle autorità regolatorie a livello globale”, ha aggiunto il dott. Alberto Mantovani, coautore dello studio e membro del Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare (CNSA).

Glifosato, l’appello di Slow Food a governo e Ue: “Stop immediato”

Alla luce di quanto emerso dallo studio del Global Glyphosate Study, Slow Food Italia chiede al governo e alla Commissione Europea di fermare immediatamente la commercializzazione e la produzione del controverso erbicida e di vietarne l’utilizzo.

“Di fronte alle evidenze scientifiche, chiediamo al Governo italiano e alla Commissione Europea di prendere atto e agire senza indugio per vietare subito l’uso del glifosato – dichiara Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia – In ballo c’è la sacralità della salute e della vita umana, dinanzi alla quale gli interessi e i condizionamenti delle potenti lobby dell’agrobusiness devono essere sommessi. Ci aspettiamo un immediato arresto, dunque, alla commercializzazione e anche alla produzione di glifosato per esportazione”.

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