Una star di fama mondiale che scelse di abbandonare la prestigiosa carriera per dedicare la sua vita e la sua energia alla tutela degli animali. Addio a Brigitte Bardot, aveva 91 anni.

Addio a Brigitte Bardot, da star mondiale del cinema ad attivista per gli animali

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Una star di fama mondiale che scelse di abbandonare la prestigiosa carriera per dedicare la sua vita e la sua energia alla tutela degli animali. Addio a Brigitte Bardot, aveva 91 anni.


La leggendaria attrice francese, Brigitte Bardot, è morta all’età di 91 anni. Ad annunciarlo la Fondazione Brigitte Bardot in un  comunicato: “La Fondazione Brigitte Bardot annuncia con immensa tristezza la scomparsa della sua fondatrice e presidente, Brigitte Bardot, attrice e cantante di fama mondiale, che ha scelto di rinunciare alla sua prestigiosa carriera per dedicare la sua vita e le sue energie al benessere degli animali e alla sua Fondazione”, non precisando la data o il luogo della sua morte.

Nata a Parigi il 28 settembre 1934, Brigitte Anne-Marie Bardot cresce in una famiglia borghese e studia danza classica. La sua bellezza la porta presto alla moda e poi al cinema, dove debutta nei primi anni Cinquanta. Era diventata celebre a livello internazionale con il film Piace a troppi (Et Dieu… créa la femme) del 1956 e aveva recitato in circa 50 altri film prima di ritirarsi dalle scene per dedicarsi alla difesa dei diritti degli animali, diventando una figura simbolo del cinema francese e un’icona culturale globale.

Brigitte Bardot studiò danza fin da bambina e in giovanissima iniziò a posare come modella, conquistando a soli quindici anni la copertina della rivista femminile “Elle”, dove il suo nome apparve per la prima volta con le iniziali puntate, nella forma che sarebbe poi diventata il suo soprannome (B.B., o Bébé, secondo la pronuncia francese). Fu subito notata da un collaboratore del regista Marc Allégret, il giovane aiuto regista Roger Vadim, che la introdusse nel mondo del cinema, indirizzandola a René Simon per le lezioni di recitazione. Era l’inizio di una relazione sentimentale, che si sarebbe presto trasformata in un sodalizio artistico di successo. L’esordio nel cinema avvenne nel 1952, con “Le trou normand” di Jean Boyer, nello stesso anno in cui Bardot, divenuta maggiorenne, poté sposare Vadim. In breve tempo l’attrice conquistò una certa notorietà in Francia ma anche all’estero, partecipando a un nutrito numero di film, dapprima in parti secondarie, poi in ruoli da protagonista: “Manina ragazza senza veli” (1952) di Willy Rozier, “Atto d’amore” (1953) di Anatole Litvak, “Tradita” (1954) Mario Bonnard, “Il figlio di Caroline Cherie” (1955) di Jean-Devaivre, “Ragazze folli” (1955) di Marc Allégret, “Un dottore in altomare” (1955) di Ralph Thomas, “Grandi manovre” (1955) di René Clair.

Dalla metà degli anni Sessanta, mentre iniziava a dedicarsi con successo alla musica pop, la sua carriera cinematografica andò progressivamente declinando. Dopo “Una adorabile idiota” (1964) di Édouard Molinaro, “Dear Brigitte” (1965; Erasmo il lentigginoso) di Henry Koster, in cui la Bardot interpreta ancora una volta sé stessa, e “Viva Maria” (1965), western farsesco di Malle, giocato sul contrasto tra la sensualità fisica della Bardot e il fascino cerebrale di Jeanne Moreau, seguirono una decina di apparizioni. Godard le affidò un altro ruolo, questa volta secondario, in “Il maschio e la femmina” (1966), mentre Malle la volle di nuovo come protagonista in uno dei tre episodi di “Tre passi nel delirio” (1968). La sua carriera si chiuse di fatto con “Una donna come me” (1973), seguito ideale di “Et Dieu… créa la femme”, diretto sempre da Vadim. Nel 1974 Brigitte annunciò il suo ritiro dalle scene. Da allora si è dedicata alla difesa dei diritti degli animali. Nel 1996 ha pubblicato il libro di memorie “Mi chiamano B.B.” (in italiano tradotto da Bompiani).

 

Le battaglie animaliste e la Fondazione Brigitte Bardot 

Nel 1974, Brigitte Bardot aveva 39 anni quando lasciò il cinema per aiutare gli animali. Iniziò la sua crociata dopo essere stata folgorata sul set da una capra che dovette comprare pur di salvarle la vita. “Si sbrighi a girare la sua scena, perché domenica è la comunione di mio nipote e dobbiamo farla allo spiedo”, le parole della proprietaria dell’animale durante le riprese di “Colinot l’alzasottane”, il suo ultimo lavoro cinematografico. L’attrice decise di portare la capra con sé nell’hotel dove alloggiava e iniziò una seconda vita, dedicata alla difesa degli animali, culminata nella creazione della Fondation Brigitte Bardo nel 1986Brigitte Bardot nella sua villa a Saint-Tropez, donata poi alla sua Fondazione, ha trovato rifugio tra cani, gatti, maiali, cavalli e capre.

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Nel 1977 la sua immagine apparve accanto a quella dei cuccioli di foca destinati alla macellazione in Canada. Quel gesto sollevò un’ondata globale di indignazione e portò, dopo anni di battaglie, alla proibizione della caccia ai cuccioli.

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Oggi la Fondazione che conta oltre 200 dipendenti e 600 delegati sul territorio, è riconosciuta dallo Stato francese e vanta tra i suoi membri onorari persino il Dalai Lama. Eppure, per decenni Bardot è stata derisa, ignorata, attaccata. “All’inizio mi ridicolizzavano – ha detto – ma non mi sono mai arresa. Sì, mi sento una pioniera”. Dalla battaglia contro la corrida a quella contro i mattatoi industriali, “ho dato la mia bellezza agli uomini. Ora do la mia saggezza agli animali”, affermava l’attrice.

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