In questo numero del Tg Ambiente, realizzato in collaborazione con Italpress: 1) Roma diventa hub internazionale per la mobilità climatica; 2) Zone umide, ecosistemi chiave contro la crisi climatica; 3) Cammini d’Italia, più risorse per il turismo sostenibile; 4) Rifiuti tessili, il progetto con “ricompense” per la raccolta di abiti usati
In questo numero del Tg Ambiente, realizzato in collaborazione con Italpress:
1) Roma diventa hub internazionale per la mobilità climatica: Nasce a Roma il Climate Mobility Innovation Lab (CMIL) per il Mediterraneo: sarà una piattaforma di coordinamento tra governi, comunità scientifica, società civile, settore privato e comunità locali per affrontare le cause delle migrazioni anche di natura ambientale. L’obiettivo è quello di sviluppare soluzioni innovative per affrontare il crescente impatto dei cambiamenti climatici sulla mobilità umana nel bacino del Mediterraneo, con particolare attenzione a prevenzione, resilienza e adattamento locale: il Mediterraneo, che si riscalda più rapidamente della media mondiale e rappresenta uno dei principali corridoi migratori, è considerato area prioritaria per interventi anticipatori basati su evidenze scientifiche e sul rafforzamento delle capacità istituzionali e comunitarie.
2) Zone umide, ecosistemi chiave contro la crisi climatica: Cinquant’anni dopo la ratifica della Convenzione di Ramsar, l’Italia fa i conti con lo stato di salute delle sue zone umide, ecosistemi fondamentali ma sempre più sotto pressione. Il nostro Paese è oggi tra i primi in Europa per numero di aree riconosciute di importanza internazionale: sono 63 i siti distribuiti in 15 regioni, per oltre 81 mila ettari tutelati. A questi si aggiungeranno presto tre nuove aree in Sicilia. Un patrimonio naturale che comprende lagune, paludi, stagni e laghi, veri scrigni di biodiversità e risorse strategiche nella lotta ai cambiamenti climatici, grazie alla loro capacità di trattenere acqua e immagazzinare carbonio. Ma il quadro non è privo di ombre. A lanciare l’allarme è Legambiente nel suo nuovo rapporto dedicato agli ecosistemi acquatici. Urbanizzazione, cementificazione, agricoltura intensiva e crisi climatica stanno mettendo a rischio questi ambienti fragili. Secondo l’associazione, una parte delle zone umide censite non è ancora protetta da strumenti giuridici adeguati e i tempi per il riconoscimento ufficiale a livello internazionale restano troppo lunghi. Per questo Legambiente chiede al Governo più aree protette, una gestione unitaria delle risorse naturali e interventi concreti contro inquinamento e degrado ambientale. Le zone umide, spiegano gli esperti, non sono solo luoghi di valore ecologico, ma anche culturale e sociale, legati a tradizioni locali, turismo sostenibile e identità dei territori. Per sensibilizzare cittadini e istituzioni, in tutta Italia sono stati organizzati decine di eventi tra visite guidate, passeggiate naturalistiche e attività di educazione ambientale.
3) Cammini d’Italia, più risorse per il turismo sostenibile: La Camera dei Deputati ha approvato la proposta di legge sui Cammini d’Italia. Si tratta di un passaggio rilevante verso il riconoscimento normativo come asset strategico per il turismo. Il provvedimento mira a promuovere e valorizzare i cammini, comprese le vie d’acqua fluviale e marine, le lagune ed i laghi, quali itinerari di rilievo europeo, nazionale o regionale percorribili a piedi o attraverso forme di mobilità dolce e sostenibile.
4) Rifiuti tessili, il progetto con “ricompense” per la raccolta di abiti usati: In Europa parte il progetto dedicato al deposito cauzionale dei rifiuti tessili che prevede ricompense per i cittadini. Il progetto si chiama TexMat, un’iniziativa finanziata dal programma Horizon dell’Unione europea, finalizzata ad ottimizzare la raccolta dei capi d’abbigliamento post consumo. Si tratta di un progetto che riunisce 14 partner provenienti da sette Paesi dell’UE e che ha come obiettivo è quello di contrastare il grave problema europeo dei rifiuti tessili e il relativo impatto ambientale. L’iniziativa, che sarà attiva fino al 2029, consiste in punti di raccolta automatizzata in grado di separare gli articoli riutilizzabili dai rifiuti conferiti dai cittadini, che riceveranno un incentivo economico sotto forma di rimborsi connessi ai mercati dell’usato. Si tratta di un deposito cauzionale per i tessili usati, che assume la forma di un “premio” con cui si cerca di incoraggiare la partecipazione attiva dei consumatori europei al problema della proliferazione dei rifiuti tessili. Le attività pilota partiranno in Finlandia e Spagna, dove il sistema verrà testato in contesti reali, aiutando i partner a perfezionare le innovazioni e ad esplorare come il sistema possa essere scalato in tutta Europa. Al centro di questo progetto un nuovo tipo di contenitore automatizzato che smisterà gli articoli valutandone la qualità e acquisendo informazioni. Una funzione che guarda già al prossimo debutto del passaporto digitale di prodotto, previsto dalle norme europee sull’Ecodesign. Ogni anno finiscono erroneamente nel rifiuto indifferenziato quasi 840.000 tonnellate di rifiuti tessili, secondo uno studio condotto da ERION. Gli errori più comuni compiuti da chi fa (o meglio vorrebbe fare) la raccolta differenziata si verificano con gli oggetti di cui ci si vuole liberare, ma che non si sa dove buttare e sul podio ci son sicuramente i rifiuti tessili (stracci 41%, scarpe 27% e borse 23%). TexMat contribuisce così ad aprire la strada a un sistema di successo di responsabilità estesa del produttore per i tessuti, premiando al contempo i cittadini per le loro scelte responsabili e incoraggiando una maggiore partecipazione a un’economia tessile circolare.


