Via libera alla rottamazione delle auto abbandonate. Sima: “La demolizione dei veicoli fantasma ha impatti positivi su ambiente e salute”.
Abbandonate per anni in strade, parcheggi e terreni, le auto sottoposte a fermo amministrativo non si possono utilizzare, ma continuano ad esistere nei registri pubblici. In Italia, le “auto fantasma” sono circa 4 milioni, di cui almeno 1 milione di carcasse e veicoli destinati alla demolizione.
Con l’entrata in vigore dal 20 febbraio della legge n. 14/2026, che modifica il decreto legislativo 24 giugno 2003 n.209, il quadro cambia, con l’inserimento di nuove disposizioni che consentono la cancellazione dai pubblici registri dei veicoli fuori uso sottoposti a fermo amministrativo.
Finora il fermo bloccava l’auto: non si poteva usare né radiare. Ciò ha determinato il crescente accumulo di mezzi abbandonati, aumentando sia l’inquinamento che il degrado nei contesti urbani e periurbani. La nuova norma consentirà a proprietari, Comuni ed enti locali di richiedere la radiazione dal Pubblico Registro Automobilistico (PRA), da ogni altro registro pubblico e la rottamazione dell’automobile. La novità, oltre a liberare i proprietari da oneri quali il pagamento del bollo pur non potendo utilizzare il veicolo, rappresenta una svolta soprattutto dal punto di vista ambientale e sanitario.
Secondo la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), le auto abbandonate sono “bombe” ambientali e rappresentano vere e proprie fonti di inquinamento. Con il tempo, infatti, i veicoli rilasciano nel suolo e nelle acque oli minerali, liquidi refrigeranti, carburanti residui, acidi delle batterie e metalli pesanti. Disperdendosi, queste sostanze rischiano di contaminare le falde, specialmente nelle aree non impermeabilizzate.
“A questo – spiega Alessandro Miani, presidente Sima – si aggiunge la dispersione di rifiuti pericolosi, poiché un veicolo fuori uso contiene componenti classificati come tali, come accumulatori e materiali plastici che degradandosi contribuiscono alla formazione di microplastiche e residui tossici. Dal punto di vista sanitario, la presenza prolungata di carcasse veicolari comporta anche un rischio di eventi acuti, come incendi accidentali o dolosi, che possono generare emissioni altamente nocive contenenti idrocarburi policiclici aromatici, particolato fine e altre sostanze tossiche, con effetti diretti sulla qualità dell’aria e sulla salute delle persone”.
A livello europeo si stima che il fenomeno dei “missing vehicles” – quei veicoli che non completano correttamente il percorso di fine vita e spariscono dai canali formali di radiazione, trattamento e demolizione, attraverso esportazioni irregolari, smontaggi illegali o abbandono – generi una perdita economica di circa 2,9 miliardi di euro, oltre al rilevante impatto ambientale legato alla mancata gestione controllata del fine vita.
L’uscita dei veicoli dal percorso controllato di fine vita impedisce le operazioni obbligatorie di “depollution”, ovvero la rimozione preventiva di fluidi e componenti pericolosi, compromettendo al tempo stesso gli obiettivi di economia circolare, la riduzione dei rischi ambientali e sanitari associati al trattamento dei veicoli fuori uso.


