Dal 24 al 28 febbraio sul palco del teatro Ariston di Sanremo torna la kermesse musicale più attesa dell’anno: il Festival di Sanremo. A supportare l’evento tanti sponsor, tra cui i soliti campioni di greenwashing. La denuncia di Greenpeace Italia.
Il greenwashing delle grandi aziende responsabili della crisi climatica continua. Dalle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 al Festival di Sanremo, sponsor come Eni dominano la comunicazione con spot che professano il suo impegno per la sostenibilità.
A denunciare l’ingombrante presenza di Eni come main partner di Sanremo (nella doppia veste Enilive e Plenitude) è Greenpeace Italia. Nella 76° edizione del Festival, oltre al colosso del petrolio e del gas, ci sono anche altre aziende fortemente inquinanti, come Suzuki e Costa Crociere, tutte coinvolte nell’evento diffuso “Tra palco e città”, il progetto di brand integration firmato da Rai Pubblicità.
“Ci troviamo di fronte a un paradosso: un evento che dovrebbe celebrare la musica italiana diventa il palcoscenico per il greenwashing di colossi industriali che inquinano il pianeta”, commenta Federico Spadini della campagna Clima di Greenpeace Italia. “Sponsor come Eni sfruttano la vetrina del Festival per confondere il pubblico e trasmettere un’immagine di aziende verdi e attente all’ambiente anche se la realtà è ben diversa. E come se non bastasse, sui rapporti di queste aziende con la Rai e con il Comune di Sanremo c’è una mancanza totale di trasparenza”.
Lo scorso anno, l’associazione ambientalista aveva richiesto l’accesso civico generalizzato (FOIA) nei confronti di Rai e Rai Pubblicità, per ottenere informazioni sui finanziamenti elargiti al Festival di Sanremo dai principali sponsor e partner. Una richiesta che poi era stata estesa anche al Comune di Sanremo, al Ministero dell’Economia e delle Finanze e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Da allora, Greenpeace ha ricevuto delle risposte, che però non sono state ritenute soddisfacenti. Rai e Rai Pubblicità, anche dopo una serie di richieste di riesame, hanno sostenuto di non dover renderne conto pubblicamente. Per il Ministero dell’Economia e delle Finanze, quanto non pubblicato dalla Rai è oggetto di segreto industriale e commerciale. Il Ministero del Made in Italy ha invece condiviso la documentazione con Greenpeace, ma era talmente oscurata che l’associazione l’ha ritenuta inutile.
Infine, il Comune di Sanremo ha scelto di non condividere la documentazione per “clausole di riservatezza”, ma “anche e soprattutto per la motivata opposizione da parte delle controinteressate”.
“L’assenza di trasparenza da parte della Rai e del Comune di Sanremo, che sono di fatto enti pubblici, rende le sponsorizzazioni di soggetti come Eni al Festival ancora più problematica, soprattutto se consideriamo il fatto che il totale della raccolta pubblicitaria del Festival di Sanremo è in continua crescita, con stime di 70 milioni di euro investiti da partner e sponsor per questa edizione. La trasparenza sarebbe il primo passo per liberare il mondo dello spettacolo, della cultura e dello sport dal greenwashing delle aziende inquinanti”, conclude Spadini.
Il Festival è la più grande vetrina nazionale per cantanti e artisti, ma rischia di diventare un palcoscenico per il greenwashing di aziende che continuano a contribuire alla crisi climatica in corso.


