La plastica altera il comportamento dei polpi nella caccia

La plastica altera il comportamento dei polpi nella caccia

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Un additivo plastico potrebbe alterare i comportamenti dei polpi nella caccia e le modalità di difesa delle sue prede. Uno studio lancia l’allarme sulle conseguenze dell’inquinamento da plastica su molluschi cefalopodi e crostacei.

Gli effetti dell’inquinamento da plastica si vedono anche sui comportamenti di alcune specie marine, come i polpi. A creare problemi alla vita delle piovre sarebbe l’oleamide, additivo industriale rilasciato dalla plastica in mare, che può alterare in modo significativo le interazioni tra predatori e prede, modificando il comportamento dei polpi nella caccia e le strategie di difesa dei crostacei.

È quanto emerge da uno studio della Florida Atlantic University pubblicato sul Journal of Experimental Marine Biology and Ecology.

I ricercatori hanno analizzato gli effetti del lubrificante industriale presente in plastiche come polietilene e polipropilene – usati principalmente per imballaggi, contenitori alimentari, pellicole e sacchetti – sulle interazioni tra il polpo comune del Sud della Florida (Octupus vulgaris) e quattro prede: paguri, granchi liberi, lumache e vongole.

Oltre a essere un additivo plastico, l’oleamide è prodotta naturalmente da diversi organismi: influenza il sonno nei mammiferi e agisce come feromone in alcune specie marine.

I polpi posti in acquari di laboratorio, sono stati esposti alle quattro prede e monitorati per 24 ore, con sessioni di osservazione di 90 minuti e scansioni video ogni 30 secondi. Le interazioni sono state classificate come “predazione riuscita”, “tentativi falliti” o “contatti brevi”, e queste ultime due categorie sono state raggruppate come interazioni “non consumptive”.

Dai risultati – frutto di oltre 31.500 osservazioni analizzate – è emerso che l’esposizione all’oleamide ha provocato cambiamenti immediati nella scelta delle prede, nella prossimità tra predatore e preda e nelle modalità di interazione. Gli effetti sui polpi sono rimasti fino a tre giorni dopo la rimozione della sostanza.

Prima dell’esposizione all’additivo plastico, i cefalopodi preferivano i crostacei, in particolare paguri e granchi liberi. La selezione di questi ultimi, durante il contatto con la sostanza, è aumentata, mentre quella dei paguri è diminuita, scendendo sotto quella delle vongole.

Fanalino di coda le lumache: che sono rimaste “ultime in classifica” per tutto lo studio.

“Molte specie si affidano a informazioni chimiche per individuare il cibo, valutare il rischio di predazione e bilanciare il foraggiamento con la sicurezza”, ha dichiarato Michael W. McCoy, professore di ecologia quantitativa e co-autore dello studio.

“Ciò che colpisce è che quando l’oleamide è entrata nel sistema, quella comunicazione chimica sembrava interrompersi. Le prede crostacee hanno ridotto i comportamenti di evitamento del predatore, mentre il polpo è diventato più esplorativo e ha aumentato le interazioni, in particolare i contatti”, ha aggiunto McCoy.

Gli autori sostengono che le prede potrebbero confondere l’oleamide come acido oleico, continuando a nutrirsi nonostante la presenza del predatore e aumentando così il rischio di essere cacciati.

Tuttavia, sebbene le interazioni sia aumentate durante l’esperimento, il numero di quelle riuscite non è cresciuto: sono invece aumentate le interazioni “non consumptive”.

L’esposizione a questa sostanza potrebbe avere effetti anche sul polpo, come possibili alterazioni della funzione motoria, della motivazione alla caccia o una perturbazione sulle sue capacità chemiosensoriali.

Questi cambiamenti nelle interazioni predatore-preda potrebbero avere effetti di ampia portata sugli ecosistemi marini“, ha affermato Madelyn A. Hair, ex dottoranda della Florida Atlantic University e prima autrice dello studio.

“Le sottili modifiche comportamentali indotte dall’oleamide rilasciata dalla plastica potrebbero rimodellare la distribuzione delle risorse, le dinamiche alimentari e le reti di interazione, influenzando struttura e funzionamento degli ecosistemi costieri”, ha concluso Hair.

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