A Perugia c’è un mercato di comunità nato dalla volontà di alcune associazioni e di un gruppo di cittadini residenti nell’area di via Birago. La mission è quella di favorire la socialità, la partecipazione, gli incontri e di trasformare la società, portandola, in maniera gentile, verso l’ecosostenibilità.
A Perugia, in via Birago, siamo andati a visitare il primo supermercato collaborativo dell’Umbria.
Birà, questo è il nome del mercato di comunità, nato per garantire l’acquisto diretto e la vendita di prodotti alimentari e non, è molto più di un market, è uno spazio per la comunità dedicato al cibo locale, sano e giusto, un luogo di incontro.
Una buona pratica che è esempio di sinergia e collaborazione.
Il progetto, a TeleAmbiente, è stato illustrato dal responsabile scientifico Food Coop 06124 e promotore dell’iniziativa Giordano Stella: “L’idea di fondare questo mercato di comunità Birà è nata dalla collaborazione tra l’Università di Perugia e le associazioni del quartiere, MenteGlocale APS, C.A.P. 06124 e Coscienza Verde che si sono incontrate ed hanno deciso di creare un percorso per riattivare lo spazio e cogestirlo, per fare questo è stato attivato un percorso di coinvolgimento della comunità del quartiere e cittadina, durato alcuni mesi”.
“Un percorso – ha detto Giordano Stella – che ha previsto una serie di incontri pubblici, ma anche formazione su come stare in assemblea e prendere decisioni condivise. Alla fine del tutto abbiamo chiesto alle persone se volevano fare parte del progetto, si sono fatti avanti 27 soci fondatori, che hanno messo una quota sociale di partenza, ad inizio gennaio del 2025, abbiamo aperto la cooperativa. Da lì ci siamo divisi in gruppi operativi: chi si è occupato dell’approvvigionamento, chi della ristrutturazione, chi dell’amministrazione, chi della comunità e della comunicazione. Tutti insieme abbiamo fatto un percorso, che è durato circa 6 mesi, che ha portato all’apertura, l’11 giugno del 2025”.
“Vorremmo che questo progetto fosse trasformativo – ha spiegato Giordano Stella – vogliamo andare verso l’ecosostenibilità, ma in maniera gentile: qui si trovano prodotti biologici e non, a km 0 e non, ma la larga maggioranza è di biologico e locale. Questa scelta è stata fatta per dare maggiore scelta alle persone. Cerchiamo di tenere bassi i prezzi dei prodotti bio, ma per un paniere di base, teniamo anche prodotti che non sono bio e che hanno un prezzo più accessibile, in modo che ognuno può comporre la propria spesa come ritiene più opportuno”.

“All’interno del progetto – ha evidenziato Giordano Stella a TeleAmbiente – i soci possono fare volontariato, 3 ore al mese di volontariato, al fronte del quale hanno una scontistica. Questo ci permette di ridurre i costi di commercializzazione e quindi anche i prezzi al pubblico. Tutto ciò è molto interessante perché va in un’ottica di economia di comunità in cui, se riusciamo ad attivare in maniera adeguata il progetto ci sarà un surplus che, essendo una cooperativa, potremmo reinvestire nel ridurre il gap di costo tra bio e ‘non bio’, quindi ridurre il prezzo del biologico e poi investire in progetti sociali per il quartiere e sulla qualità del lavoro nei nostri lavoratori”.
Sociocrazia
“Noi – ha aggiunto Giordano Stella – per prendere decisioni condivise utilizziamo il metodo della ‘sociocrazia’, che cerca di equilibrare la democrazia interna, l’autorevolezza in termini di competenze, ma anche la fluidità delle decisioni, e questo per noi è un altro tema centrale. Questo esperimento riguarda sia il ripensamento della filiera del cibo, sia il ripensamento del concetto di democrazia e di autodeterminazione”.
Chi sono i fruitori?
“Abbiamo varie tipologie di fruitori – ha riferito ancora Giordano Stella – in primis le persone del quartiere, e siamo molto contenti che questo avvenga, e sta succedendo in maniera sempre più massiccia, mano a mano stiamo acquisendo la loro fiducia, e poi ci sono tutti coloro che ci hanno sostenuto nel corso del tempo, tramite il crowdfunding o successivamente. Quindi direi 50 % persone del quartiere e 50% soggetti che ci hanno sostenuto”.

Possibilità di mangiare
“Abbiamo aperto anche a pranzo – ha continuato Stella – abbiamo una piccola gastronomia, abbiamo 4 possibilità di scelta in base alle proposte dello chef, ad un prezzo molto accessibile, inoltre c’è anche la possibilità di fare l’asporto”.
Uno degli obiettivi primari e centrali, è quello di creare comunità
“Vogliamo – ha affermato Giordano Stella a TeleAmbiente – che questo diventi uno spazio di aggregazione sociale e di condivisione, di incontro e di ricostruzione del tessuto sociale”.
Prodotti bio e locali a prezzi più contenuti favoriscono il loro acquisto
“L’interesse verso il bio sta crescendo – ha ricordato Giordano Stella – e sicuramente questo è un processo di costruzione di una cultura condivisa e di approfondimento del valore di un’agricoltura che rispetti realmente l’ambiente, ma questo richiede tempo e richiede anche delle strategie, È importante riuscire a far capire alle persone cosa significa per la loro vita, per la loro salute e per quella dell’ambiente in cui viviamo, ma anche per le generazioni future, ma è altrettanto fondamentale che questo sia veramente accessibile a tutti. Spendere un po’ di più, cambia la loro vita, quella delle persone che stanno intorno a loro e l’ambiente che ci circonda”.
Ai nostri microfoni è intervenuta anche Chiara, una delle volontarie che ha sposato a pieno il progetto e che dedica il suo tempo al mercato di comunità: “Penso che sia un progetto sociale incredibile con una grandissima potenza, sia dal punto di vista dei rapporti umani che crea, sia da quello delle scelte consapevoli”.
“Noi – ha proseguito Chiara a TeleAmbiente – non siamo solo consumatori, ma in qualche modo anche proprietari di questo spazio. Siamo i cogestori di questo spazio di comunità. Frequentarlo e stare qui, è come sentirsi a casa e far parte di questo progetto incide nelle nostre scelte quotidiane anche in un sistema”.
Luogo di conoscenza, condivisione, socializzazione
“Questo spazio – ha ribadito Chiara – è un bel punto di ritrovo per questo quartiere, le persone sono sempre più coinvolte, è più di una spesa, ci si incontra sempre qua, si condivide. Io per esempio faccio anche la volontaria e lo sento ancora più mio ed è bello crederci. È bello vedere che questo qualcosa, che abbiamo costruito insieme, piano piano prende forma attraverso l’impegno di tutti, Noi ci crediamo e diamo un pezzettino di noi, del nostro tempo, delle nostre energie”.
Il mercato di Comunità Birà è diventato un presidio fondamentale per i residenti del quartiere, in quanto, ad oggi è anche l’unico negozio di generi alimentari presente.
A pochi metri da Birà, c’è un altro esempio di rigenerazione urbana e di riqualificazione di uno spazio.

Sorge PopUp una libreria, caffetteria, che è anche un hub culturale dove vengono organizzati eventi, presentazioni di libri e dibattiti.
Lo spazio PopUp è stato descritto dal presidente dell’associazione MenteGlocale, Filippo Costantini: “Questo è PopUp e nasce nel 2021 a seguito di un bando di Ater che metteva a disposizioni locali abbandonati per associazioni che presentavano progetti di rigenerazioni urbana. L’associazione MenteGlocale ha presentato un progetto che prevedeva l’attivazione di uno spazio di incontri, una libreria con caffetteria, spazio culturale per laboratori, attività varie e presentazioni”.
“Abbiamo vinto quel bando – ha raccontato Costantini a TeleAmbiente – e dal 2021, con un affitto calmierato, abbiamo preso in gestione questo spazio, lo abbiamo ristrutturato ed in questi 4 anni abbiamo promosso, e promuoviamo abitualmente, presentazioni di libri, laboratori, incontri con autori, attività formative, ecc. È uno spazio di incontro e di confronto su vari temi e, in un certo senso, ha fatto anche da incubatore al lavoro che è stato fatto a livello di quartiere che ha portato alla nascita della cooperativa di comunità e quindi di Birà”.
“Anche questo progetto – ha concluso Filippo Costantini – è nato da un’idea partecipata e dal basso, è nata dall’associazione MenteGlocale in dialogo con i residenti, per cui da subito è stato percepito come uno spazio da costruire insieme, sia per quanto riguarda l’offerta culturale, ma anche e soprattutto per la progettazione condivisa sul ‘cosa fare’ e di come gestire ed utilizzare questo spazio”.


