A Pasqua i simboli della tradizione, come uova e colombe, risultano tra i più soggetti a spreco. L’indagine degli sprechi alimentari nel periodo pasquale di Too good to go.
Se da un lato la Pasqua si conferma una delle festività più sentite dagli italiani, anche a tavola, dall’altro proprio i prodotti simbolo della tradizione risultano tra i più soggetti a spreco.
È quanto emerge da un’indagine condotta da Too good to go, azienda impegnata nella lotta allo spreco alimentare, sugli utenti della sua community, con l’obiettivo di analizzare abitudini di acquisto, consumi e rapporto con il cibo non utilizzato.
Oltre 8 intervistati su 10 (86%) dichiarano di celebrare la ricorrenza acquistando uova di cioccolato e dolci tipici, per sé o per gli altri. Eppure, per un intervistato su tre, sono proprio i prodotti pasquali tradizionali a finire più facilmente tra gli sprechi.
Alla base dello spreco c’è soprattutto un fattore culturale e comportamentale: il 45% degli intervistati indica come causa principale l’acquisto o la preparazione di quantità eccessive di cibo. A questo si aggiungono acquisti impulsivi (12%), scarsa pianificazione dei pasti (8%) e la difficoltà di stimare correttamente le porzioni per gli ospiti (7%). Solo il 20% dichiara di non riscontrare sprechi.
Nonostante le criticità, emerge un dato incoraggiante: il 45% degli intervistati prevede una diminuzione dello spreco rispetto agli anni precedenti, mentre il 40% ritiene che resterà stabile. Anche i comportamenti post-festività riflettono una maggiore attenzione: il 72,7% consuma gli avanzi nei giorni successivi, mentre il 27,8% li congela. Inoltre, il 18,3% li riutilizza in ricette antispreco e il 17,1% dichiara di non sprecare affatto.
Per mantenere alta l’attenzione sul tema dello spreco alimentare anche dopo le festività e contribuire concretamente alla sua riduzione, Too good to go lancia sull’app le surprise bag ‘Salva le feste‘, pensate per valorizzare le specialità tipiche del periodo.
Si tratta di speciali bag con prodotti tradizionali – come colombe, uova di cioccolato e altre delizie pasquali – proposti a un prezzo vantaggioso, offrendo così una soluzione concreta per dare nuova vita agli invenduti.
”I dati registrati evidenziano come la Pasqua resti un momento di convivialità e abbondanza, ma anche un’occasione chiave per riflettere sulle abitudini di consumo. Ridurre lo spreco passa soprattutto da una migliore pianificazione degli acquisti e da una gestione più consapevole delle quantità’‘ commenta Mirco Cerisola, country director Italia di Too good to go. ”L’attuale contesto economico, ancora incerto e caratterizzato da una crescente attenzione ai costi, sta probabilmente spingendo molte persone ad adottare comportamenti più prudenti anche nella gestione del cibo”.
La legge Gadda contro gli sprechi alimentari
Sono passati dieci anni dalla legge Gadda contro gli sprechi alimentari, entrata in vigore a settembre 2016. Fra gli obiettivi della legge anche quello di contribuire a limitare gli impatti negativi sulle risorse naturali e sull’ambiente.
Dal 2016 ad oggi i costumi e le abitudini dei cittadini si sono modificate: dieci anni fa ci si vergognava di portare a casa ciò che non si finiva al ristorante, oggi in molti casi sono gli stessi esercenti a proporre l’uso di appositi contenitori per il cibo avanzato, e a consegnare ai clienti a fine pasto le bottiglie di vino rimaste a metà. La strada da percorrere però è ancora lunga.
Il nuovo Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International diffuso a ridosso della 13^ Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, e presentato presso lo Spazio Europa di Roma, evidenzia come tra le diverse generazioni i boomers ovvero i nati tra il 1946 e il 1964 sono i più virtuosi. Mentre la generazione Z è quella più preparata e sensibile sul tema.
Ogni settimana, in Italia, si sprecano circa 524,1 grammi di cibo a testa, che finiscono direttamente nella spazzatura. Lo spreco alimentare ci costa circa 10 miliardi di euro all’anno. A livello globale invece, gli sprechi e le perdite alimentari lungo la filiera ammontano a 1,3 miliardi di tonnellate all’anno, pari a circa un terzo della produzione totale di cibo destinato al consumo umano.
Gli italiani però, sono sempre più sensibili al food waste, mossi sia dall’attenzione per l’ambiente che dal caro vita. Proprio per gestire il problema dello spreco e del portafoglio, è tornata di moda la cosiddetta “schiscetta”, il pasto preparato a casa e riposto in comodi contenitori da portare con sè durante la giornata (ad esempio in ufficio).
Chiedersi quanto cibo ancora buono scartiamo ogni giorno è il primo passo per combattere il fenomeno dello spreco, ma può non risultare un calcolo semplice.


