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Mense più green, la proposta di legge alla Camera

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Aumentare la proposta vegetale (e la sua qualità) in tutte le mense pubbliche d’Italia, per garantire la tutela della salute e al tempo stesso la sostenibilità: questo l’obiettivo di una proposta di legge, in via di definizione, che vede come prima firmataria Eleonora Evi, deputata del Partito democratico. La presentazione a Montecitorio, insieme a Redefine Food (REFOOD), che porta avanti la campagna ‘Mense più green’.

Una proposta di legge per rendere più sostenibili e salutari i menù delle mense pubbliche, attraverso l’aumento di verdure e legumi e, più in generale, delle proteine vegetali rispetto a quelle animali. A presentarla, come prima firmataria (e seguita poi dai colleghi Rachele Scarpa, Patrizia Prestipino, Francesca Viggiano, Nicola Carè e Marco Furfaro), è stata l’onorevole Eleonora Evi, deputata del Partito democratico.

La proposta di legge, dal titolo ‘Sostegno alla dieta mediterranea attraverso la valorizzazione di opzioni alimentari sane e sostenibili nelle mense pubbliche’, viaggia di pari passo con la campagna ‘Mense più green‘ promossa da Redefine Food (REFOOD). Una campagna che punta a rendere migliore e più sostenibile l’offerta delle mense pubbliche, partendo dagli ospedali e strutture socio-assistenziali, ma coinvolgendo anche scuole, università, enti pubblici, carceri e servizi pubblici di accoglienza.

La proposta di legge mira a garantire almeno una opzione vegetale in tutte le mense pubbliche in genere, partendo da scuole e ospedali. Oggi purtroppo c’è una grande carenza, se non una mancanza in generale, di opzione vegetale, e questo è molto grave, oltre che discriminatorio. Dal mio punto di vista, bisogna correre ai ripari. La proposta di legge vuole garantire questo e tutto ciò, valorizzando la dieta mediterranea, che viene sempre sbandierata e raccontata come nostra principale manifestazione culturale, ma di cui molto pochi sanno e si ricordano che la gran parte degli ingredienti sono proprio cereali, legumi, verdure e grassi vegetali” – il punto di Eleonora Evi, deputata del Pd e prima firmataria della proposta di legge – “Tutto questo ovviamente presuppone una fortissima riduzione di carne e derivati animali, che oggi – e non dobbiamo più nasconderci dietro un dito – continuiamo a consumare in maniera eccessiva. Questo, con dei grandissimi danni per la salute pubblica, ma anche per l’ambiente, per l’inquinamento e per le emissioni. Ecco perché, con questa proposta di legge, noi chiediamo, portando tutte le evidenze scientifiche di una dieta che sia bilanciata sotto il profilo nutrizionale ma che sia anche varia, di fare un passo in avanti e di garantire l’opzione vegetale all’interno delle mense pubbliche“.

REFOOD è nata nel 2025 come nuova realtà, per portare un cambiamento nella società soprattutto attraverso un impulso alla politica, perché ci sono già altre associazioni, come la Società scientifica di nutrizione vegetariana, ma mancava, secondo noi, un contributo più rivolto alle istituzioni, come in altri Paesi europei. Noi abbiamo questo progetto, questa prima campagna, Mense più green, che vuole puntare sulla diversificazione proteica in chiave vegetale, facendo leva sulla scienza e sulla necessità di salvaguardare la salute e la sostenibilità” – ha spiegato Alessandro Ricciuti, avvocato e presidente di Redefine Food ETS (REFOOD) – “Siamo partiti dagli ospedali, con questo primo progetto pilota che verrà attuato nei prossimi mesi nell’ospedale universitario di Pisa. La campagna punta a trasformare tutte le mense, per farle diventare più vegetali, ma soprattutto l’obiettivo è quello di avere più appetibilità e più opzioni di qualità. Non basta introdurre un’insalata o un secondo in più per poter dire di avere una mensa vegetale. Ci vuole attenzione e ci vuole esperienza. Anche per questo, per esempio, nel nostro programma pilota ci saranno anche degli chef che formeranno il personale in modo tale da garantire delle opzioni vegetali di qualità. Invitiamo tutti a firmare la petizione ‘Mense più green’ sul sito di REFOOD e i professionisti dell’alimentazione e della salute a firmare la lettera aperta“.

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