A Milano, Campagna Abiti Puliti porta uno scontrino gigante indirizzato a Benetton: “È ora di pagare il conto!”
Uno scontrino gigante con i nomi e gli importi ancora dovuti a 28 ex lavoratrici croate: è l’azione che la rete internazionale Clean Clothes Campaign ha portato oggi davanti a un negozio Benetton in Corso Vittorio Emanuele, a Milano.
Al centro della protesta, il mancato pagamento del Trattamento di Fine Rapporto alle operaie dell’ex subfornitrice Leonarda d.o.o., rimaste senza indennizzo da quando il gruppo ha abbandonato la Croazia nel 2024. Una somma – 50.000 euro – che Benetton, con 917 milioni di fatturato nel 2024, guadagna in meno di trenta minuti.
Un importante negozio Benetton nel centro di Milano è diventato il punto focale di un’azione di solidarietà della rete Clean Clothes Campaign (CCC) in sostegno alle lavoratrici dell’abbigliamento croate, che si è svolta mercoledì 20 maggio.
Con questa iniziativa, la rete CCC richiama l’attenzione sulla vicenda di 28 lavoratrici che hanno perso il lavoro dopo aver confezionato capi Benetton per decenni. Quando il colosso della moda italiano ha deciso di uscire dalla Croazia nel 2024, non ha garantito che la fabbrica subfornitrice fosse in grado di corrispondere alle lavoratrici coinvolte il trattamento di fine rapporto cui avevano diritto.
Di conseguenza, oltre la metà del Trattamento di Fine Rapporto è ancora da pagare. Il Gruppo Benetton ha registrato un fatturato di 917 milioni di euro nel 2024, eppure deve ancora 50.000 euro di TFR alle 28 ex lavoratrici dell’azienda Leonarda d.o.o. di Daruvar in Croazia (la metà di quanto loro dovuto è stata nel frattempo liquidata dal governo croato). Una somma che l’azienda guadagna in appena 30 minuti.
Membri della rete CCC provenienti da 21 paesi diversi si sono riuniti davanti al negozio Benetton di Corso Vittorio Emanuele, a Milano. Erano presenti anche due ex lavoratrici della fabbrica subfornitrice di Benetton, Smiljka Vuk e Fina Vondraček. Il gruppo ha consegnato simbolicamente a Benetton uno scontrino gigante con gli importi ancora dovuti a ciascuna delle lavoratrici dell’ormai chiusa fabbrica croata Leonarda d.o.o..
Mario Iveković, presidente del sindacato che rappresenta le lavoratrici croate, Novi Sindikat, ha dichiarato: “Queste lavoratrici non possono aspettare oltre. Benetton deve garantire che chi ha contribuito ai suoi profitti riceva l’intero TFR il prima possibile. Abbiamo contattato Benetton più volte su questa questione, ma non abbiamo mai ricevuto risposta“.
Deborah Lucchetti, portavoce di Campagna Abiti Puliti (CAP), sezione italiana della CCC: “Con 917 milioni di euro di fatturato nel 2024, Benetton può tranquillamente garantire che questo piccolo gruppo di lavoratrici venga risarcito con quanto dovuto. Perché non pagare questa somma — così esigua per il Gruppo Benetton, eppure così essenziale per le lavoratrici? Benetton dice che il suo marchio rappresenta colore, unità e valori sociali, ma quello che vediamo è una realtà ben diversa, fatta di perdita del lavoro, TFR non pagati e silenzio nei confronti di chi ha contribuito per anni al valore del marchio“.
In un momento in cui il gruppo Benetton è impegnato in un processo di ristrutturazione in Italia, la CCC si augura che questo percorso includa accordi sindacali a protezione di tutte le lavoratrici della sua catena produttiva, ovunque si trovino. Per noi non esistono lavoratrici di serie A e di serie B. Chi ha cucito i capi del gruppo merita le stesse tutele e gli stessi diritti, che lavori a Treviso o a Zagabria.
Per questo, la rete CCC sta ora mobilitando i propri sostenitori internazionali affinché aderiscano alla petizione online, con cui si chiede alle figure chiave di Benetton di intervenire a favore delle lavoratrici coinvolte e di adottare misure preventive per evitare casi analoghi in futuro.
La transizione giusta inizia da chi cuce i nostri vestiti
Proprio nel giorno della Festa Internazionale dei Lavoratori, Clean Clothes Campaign lancia in tutto il mondo il Manifesto per una Transizione Giusta nella Moda — un documento co-sviluppato con giovani, lavoratrici e lavoratori e organizzazioni alleate in decine di paesi, che delinea i principi fondamentali per trasformare radicalmente l’industria della moda sin da ora.
Tra questi primeggia il salario dignitoso: la retribuzione base netta ancorata al costo reale della vita, che andrebbe garantita a tutti i lavoratori e le lavoratrici, per consentire loro di soddisfare i bisogni primari, e regolarmente indicizzata. Un parametro di riferimento per il salario minimo legale o contrattuale.
Condizioni di vita precarie. Temperature globali in aumento. Violenza di genere e razziale. Collasso ecologico. Tecnologie estrattive. Guerre sempre più devastanti. Le grandi sfide del nostro tempo affondano le radici nello sfruttamento di persone e pianeta a beneficio di pochi. In momenti come questi, fare fronte comune è più urgente che mai.
“Fabbriche verdi, lavoro grigio“, è il titolo del nuovo report realizzato da FAIR, organizzazione che coordina la Campagna Abiti Puliti (CAP), sezione italiana della Clean Clothes Campaign (CCC) che opera a livello internazionale per portare alla luce e cercare di risolvere i casi di violazione dei diritti umani nei Paesi di produzione tessile.


