PFAS nel latte, trovate tracce in tutti i campioni analizzati da un test svizzero

PFAS nel latte, trovate tracce in tutti i campioni analizzati da un test svizzero

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Non c’è bottiglia di latte priva di PFAS: almeno non quelle esaminate dalla rivista svizzera K-Tipp.

È ormai noto che i cosiddetti inquinanti eterni si trovino ovunque e abbiano contaminato terreni, acqua, aria e persino l’organismo umano, con gravi conseguenze ambientali e di salute. La presenza di questi composti chimici è stata rilevata anche negli alimenti: ortaggi, frutta, pesce, carne e ora anche nel latte.

Il giornale ha testato 15 confezioni di latte intero acquistate nei supermercati trovando al loro interno tracce di acido perfluorottansolfonico (PFOS) e acido trifluoroacetico (TFA). Le sostanze chimiche del gruppo PFAS sono state rilevate in tutti i prodotti, anche in quelli biologici.

I risultati del test svizzero confermano che il problema dell’inquinamento da forever chemicals si è ormai esteso, rendendolo sempre più difficile da controllare. Probabilmente, le sostanze rilevate nel latte intero analizzato provengono da terreni o acque contaminati e sono state assimilate dalle mucche.

Al momento non ci sono limiti specifici per i PFAS nel latte, ma l’Ue sta valutando l’introduzione di un limite per quattro sostanze, incluso il PFOS, particolarmente pericoloso per la salute dei bambini e classificato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come “potenzialmente cancerogeno per l’uomo” (Gruppo 2B).

Il limite ipotizzato è di 20 nanogrammi per chilo di latte. Dai test effettuati da K-Tipp – sebbene tutti i campioni presentassero tracce di PFAS – il limite non è mai stato superato.

Per ora, gli unici limiti definiti per avere un termine di paragone sono quelli per l’acqua potabile. Dal 12 gennaio è entrata in vigore la Direttiva europea che stabilisce i parametri per due valori: “PFAS – Totale” e “Somma di PFAS” (per cui è fissato un limite di 100 nanogrammi per litro per la somma di 20 PFAS).

Per quanto riguarda l’acido trifluoacetico (TFA), dal 12 gennaio 2027 entrerà in vigore il limite di 10 mila nanogrammi per litro nell’acqua potabile. Questa molecola a catena corta, inoltre, è stata recentemente classificata dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) come “tossica per la riproduzione”.

Anche in questo caso, le concentrazioni rilevate nel latte testato – da 4.200 a 5.700 nanogrammi per litro – non superano i limiti (che comunque si riferiscono alle acque potabili).

Quanto emerso dall’indagine della rivista svizzera sottolinea la necessità di porre una maggiore attenzione a produttori ed enti regolatori su un problema ormai talmente diffuso da toccare quasi ogni aspetto della vita quotidiana, dal cibo agli indumenti.

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