Temperature sempre più alte in Italia, in particolare per quanto riguarda il mare. Lo confermano anche i dati del Rapporto ‘Il clima in Italia nel 2025’, realizzato dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA), composto da ISPRA e dalle varie ARPA. Il nostro Paese paga il fatto di essere al centro di un hotspot climatico come il Mediterraneo, ma oltre agli effetti della crisi climatica deve fare i conti con problemi strutturali come il rischio idrogeologico. Per questo, sono essenziali azioni concrete sia di mitigazione che di adattamento ai cambiamenti climatici.
Temperature sempre più alte in Italia, a causa della sua posizione al centro di un hotspot climatico come il Mediterraneo, non solo per quanto riguarda l’atmosfera ma anche, e soprattutto, per i suoi mari. Se il 2025 è stato in media uno degli anni più caldi, ma non il più caldo, appare allarmante la situazione delle temperature marine, con una media annuale di 20°C e punte ben oltre i 26°C a luglio e agosto. È quanto emerge dal Rapporto ‘Il clima in Italia nel 2025′, realizzato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), composto dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e dalle varie Agenzie Regionali di Protezione Ambientale (ARPA).
I dati relativi all’anno 2025, raccolti e analizzati a tutti i livelli geografici, mostrano una netta continuità di temperature sempre più alte della media nell’ultimo quarto di secolo. Rispetto al valore climatologico 1991-2020, nel 2025 la temperatura media è stata più alta di 1,03°C. Tutti i mesi, ad eccezione di ottobre e novembre, sono stati più caldi rispetto alla media del periodo, con il valore più alto nel mese di giugno: +3,23°C sopra alla media, un picco secondo solo allo stesso mese nel 2003, un anno particolarmente rovente e ben radicato nella memoria degli italiani. Per quanto riguarda le stagioni, l’estate è stata la quarta più calda dal 1961 a oggi, con un incremento rispetto alla media di 1,46°C; la primavera è stata in media più calda di 0,86°C, l’inverno di 1,21°C. Più contenuta l’anomalia termica al rialzo dell’autunno, più caldo della media di 0,16°C.
Se a livello nazionale, la media delle precipitazioni è in linea con l’andamento climatologico, si registrano forti differenze tra Nord e Centro-Sud: nel primo caso, pioggia e neve sono aumentate del 7%, nel secondo invece sono diminuite del 5%. Nel 2025, i mesi più piovosi sono stati marzo e agosto, quelli più secchi invece giugno, ottobre e novembre. Nell’ambito delle Regioni del Sud a secco, va sottolineata l’assenza di precipitazioni per circa quattro mesi consecutivi in Sicilia, Sardegna e costa ionica della Calabria. Un quadro che non è certo una novità, ma che va ad aggravare proprio in quelle zone la siccità, anche a livelli estremi. A livello nazionale, l’Italia continua a perdere la propria risorsa idrica: -7% rispetto alla media di lungo periodo, -4% rispetto al periodo 1991-2020 e addirittura il 19% in meno rispetto al 2024.
Il cambiamento climatico continua a non lasciare scampo all’Italia anche sul fronte degli eventi estremi, che poi vanno ad unirsi ad un altro problema strutturale come il rischio idrogeologico. Particolarmente gravi l’ondata di maltempo che tra il 15 e il 17 aprile 2025 ha colpito Piemonte e Valle d’Aosta, causando frane, allagamenti, valanghe e una vittima, e quella che il 16 e il 17 novembre aveva interessato il Friuli-Venezia Giulia sud-orientale, dove una bomba d’acqua protrattasi per dodici ore aveva fatto esondare corsi d’acqua, distrutto tre abitazioni e causato due vittime.
Anche per questo, ISPRA e SNPA ribadiscono quanto non siano più rimandabili azioni concrete sia sul fronte della mitigazione che dell’adattamento al cambiamento climatico. Nel primo caso, occorre continuare a limitare le emissioni di gas serra, favorendo le rinnovabili rispetto ai combustibili fossili sulla strada di quanto tracciato dal sistema europeo ETS e dalle innovazioni industriali, anche se restano forti criticità sul fronte dei trasporti e del riscaldamento. L’Italia rischia infatti non centrare gli obiettivi di riduzione delle emisisoni al 2030. Sul fronte dell’adattamento, invece, la buona notizia per ISPRA è l’inserimento dei propri esperti tecnici nell’Osservatorio Nazionale per l’Adattamento del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che dovrà orientarsi sulla base dell’imprescindibile Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC).
“Il Rapporto Snpa ‘Il clima in Italia nel 2025’ presenta quello che è lo stato e l’evoluzione del clima nell’anno passato, con approfondimenti su scala nazionale, regionale e locale. Sono inoltre descritti gli eventi idro-meteorologici e meteo-marini più critici che hanno caratterizzato il periodo dello scorso anno. Le temperature sono state anche lo scorso anno superiori alle medie climatologiche di riferimento, è stato il quarto anno più caldo dal 1961 e anche la temperatura del mare è stata superiore alle medie di riferimento ed è stato, da questo punto di vista, il secondo anno più caldo per la serie dal 1982 a oggi” – ha spiegato Stefano Mariani, ricercatore ISPRA, tra i curatori del Rapporto – “Le precipitazioni a livello nazionale sono state simili alle medie di riferimento, anche se con una forte differenza tra il Nord, dove c’è stato un surplus di precipitazioni, e il Sud, dove invece c’è stato un deficit“.


