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AUBAC, i nuovi PAI per rischio idraulico e frane

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I nuovi Piani di Assetto Idrogeologico (PAI), prodotti e presentati dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale (AUBAC), consentiranno una tutela del territorio sempre maggiore e in tempo reale di fronte al rischio idraulico e al rischio frane in un territorio di oltre 42 mila km².

L’AUBAC – Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale ha ufficialmente presentato i nuovi PAI – Piani di Assetto Idrogeologico, relativi al rischio idraulico e al rischio frane. Si tratta di strumenti imprescindibili per la tutela e la sicurezza del territorio e dei suoi cittadini, che individuano in modo preciso e puntuale tutte le aree esposte a rischio di alluvioni e di frane, insieme al relativo grado di pericolosità, stabilendo regole e proponendo misure utili per la prevenzione.

Va ricordato che i nuovi PAI dell’AUBAC, oltre ad essere sempre più dettagliati, riguardano un territorio che si estende su oltre 42 mila chilometri quadrati, abitato da circa nove milioni di persone residenti in sette diverse Regioni, ventidue Province e 901 Comuni. Un territorio vasto e frammentato, che presenta anche un certo grado di rischio sismico.

La presentazione è avvenuta alla presenza di importanti esponenti politici e istituzionali, esperti tecnici, rappresentanti dei Consorzi di bonifica, responsabili di Protezione Civile e tutti gli Enti locali del territorio. Tutte persone che lavorano e che si interfacciano quotidianamente con le Autorità di Bacino come AUBAC.

Per quanto riguarda i PAI, ci sono due pregi. Il primo è quello dell’armonizzazione, che già da solo è un grandissimo valore, perché è un grandissimo vantaggio, dal punto di vista dell’efficacia e della velocità di azione, poter gestire un territorio così ampio con un unico strumento. Il secondo riguarda i contenuti del Piano, abbiamo preso il meglio da quello che i PAI locali esprimevano, lo abbiamo modernizzato e reso più flessibile e più in linea con le esigenze del Paese di oggi, sia dal punto di vista delle pressioni (climatiche e di livelli di consumo di suolo) sia degli obiettivi richiesti oggi” – ha spiegato Marco Casini, segretario generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appenino Centrale (AUBAC) – “Abbiamo quindi norme che sono più idonee a gestire le trasformazioni, che sempre ci sono e sempre ci saranno, ma in piena sicurezza. I PAI non sono dei vincoli messi a terra sulla cartografia, sono informazioni importantissime su quelle che sono le aree di pericolo, che devono essere assolutamente introiettate all’interno della gestione di un territorio. Altrimenti, anche chi ci vive, magari in modo inconsapevole, pensa che il territorio sia presidiato e invece si trova in una zona di pericolo. Questo è il primo dovere di comunicazione“.

Il motivo per cui questi PAI non sono un blocco è perché noi, insieme a queste informazioni, portiamo anche informazioni su come mitigarlo. Questi strumenti, che oggi sono anche molto digitalizzati, portano con sé una radiografia ma anche una terapia. Una diagnosi che porta insieme anche la terapia per ridurre il pericolo e per attenuare i fenomeni. Quando noi informiamo dei potenziali rischi ma anche delle situazioni in caso di interventi, a volte piccolissimi, l’approccio dei territori cambia completamente perché capiscono che è un supporto allo sviluppo” – ha aggiunto il segretario generale dell’AUBAC – “Questi PAI non sono statici, ma fortemente dinamici, perché le mappe alla base di questi strumenti possono essere aggiornati quotidianamente e in tempo reale, sulla base delle informazioni via via disponibili. Possiamo acquisire nuove informazioni, il territorio può subire trasformazioni, può cambiare il clima o l’idrologia. Quindi, quella che oggi è la foto di una situazione, tra un mese potrebbe essere diversa. L’obiettivo è modificarla grazie agli interventi che portiamo sul territorio“.

Le Autorità di Bacino sono vere e proprie sentinelle a livello territoriale, in più ad ogni intervento legislativo abbiamo dato il giusto peso e anche un riconoscimento economico alla possibilità di queste Autorità di poter lavorare sui territori. Territori che sono vastissimi, quello del Bacino dell’Appennino Centrale interessa sette Regioni e diverse centinaia di Comuni, è uno strumento molto importante” – il punto di Mauro Rotelli, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione Ambiente della Camera – “Il lavoro che l’ingegner Casini sta facendo è molto importante, perché sta dotando l’Autorità, ma in realtà tutti i territori, di strumenti che prima, seppur esistenti, erano diversi e non omogenei, a volte in contrasto tra loro“.

Questa possibilità ci dà poi ulteriormente modo di poter stabilire una scaletta delle priorità a livello territoriale e di dare soprattutto sicurezza. Dove si può fare un intervento a livello territoriale in assoluta sicurezza e dove lo si può fare ugualmente, ma dopo aver messo in sicurezza il territorio?” – ha aggiunto Mauro Rotelli – “I vari PAI che riguardano soprattutto l’aspetto idrogeologico del territorio sono fondamentali, quindi vanno conosciuti e utilizzati“.

Devo dire che il lavoro da tutta la struttura dell’AUBAC, ma in particolare dal segretario generale Marco Casini, dimostra quanto sia importante affrontare con competenza e conoscenza una materia delicata come quella del rischio idrogeologico” – ha spiegato Pino Bicchielli, deputato di Forza Italia e presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico in Italia – “Tra l’altro, parliamo di un territorio dove è presente anche un certo rischio sismico”.

Possiamo apprezzare i nuovi PAI, che hanno questa omogeneità e questa unitarietà che sono utilissime per il lavoro sul rischio idrogeologico” – ha aggiunto Pino Bicchielli – “Soprattutto, iniziamo ad avere un cambio di paradigma, dove non abbiamo i PAI visti solo come elementi regolatori e tecnici, ma sono veri e propri campi di conoscenza scientifica“.

La sicurezza del territorio è ovunque un tema centrale, ma lo è ancora di più nel Centro Italia, perché gli Appennini, che rientrano proprio nella giurisdizione di AUBAC, sono rappresentati per il 66% da territori montani o alto-collinari” – il punto di Guido Castelli, senatore di Fratelli d’Italia e commissario straordinario alla ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia 2016-17 – “Questo vuol dire che la gestione idraulica dei nostri territori è decisiva per garantire quel diritto a restare, che fa parte anche di uno degli elementi fondamentali delle politiche europee“.

Diritto a restare vuol dire garantire sicurezza e da questo punto di vista, con AUBAC, la struttura commissariale sisma 2016 ha collaborato proprio per raggiungere il risultato di un aggiornamento dei PAI distrettuali che reclutasse anche i dati, gli elementi, gli studi e le ricerche che erano stati prodotti dalla collaborazione” – ha aggiunto Guido Castelli – “Uniti si vince, o comunque, si garantisce maggiore sicurezza al territorio“.

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