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Dissesto idrogeologico, dall’emergenza alla prevenzione

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L’Italia deve uscire dalla logica dell’emergenza e investire di più in prevenzione: lo si ripete da tanto, troppo tempo. Pochi i passi in avanti fatti finora, eppure abbiamo tutti gli strumenti e il know-how. Da una interessante tavola rotonda tra imprese, esperti tecnici, Enti e rappresentanti politici e istituzionali è emersa una necessità condivisa.

Il dissesto idrogeologico continua ad essere un problema strutturale in Italia, dal momento che riguarda più del 90% dei Comuni del nostro Paese. Inoltre, si collega direttamente ad altre criticità, come la gestione della risorsa idrica o il cambiamento climatico. Da tanto, troppo tempo si sostiene la necessità di superare la logica dell’emergenza per investire sempre di più in prevenzione, ma finora non c’è mai stato quel cambio di passo decisivo tanto auspicato da più parti.

Anche per questo, si è tenuta una interessante tavola rotonda di confronto tra imprese, esperti tecnici, rappresentanti politici e istituzionali, Autorità di Bacino e Consorzi di Bonifica di diverse zone d’Italia. Gli strumenti e il know-how ci sono, ma è essenziale che enti ed istituzioni, a tutti i livelli, siano maggiormente coordinati tra loro per fare squadra e iniziare davvero a mettere in sicurezza un territorio sempre più fragile.

Dagli appuntamenti precedenti il messaggio era già stato chiaro: gli strumenti ci sono, i dati ci sono, le competenze ci sono, ma come ribadiva il commissario Fabrizio Curcio, se non inseriamo questi strumenti IT all’interno di un contesto decisionale stabile, difficilmente riusciremo a trovare elementi concreti e risultati. Questa è la base, quindi cosa bisogna fare? Di certo non possiamo aspettare che si verifichino di nuovo frane e alluvioni per poi agire” – ha spiegato Fulvio Conti, responsabile Mercati Ambiente, Agricoltura, Acqua e Space di Almaviva – “Oggi dobbiamo arrivare a un cambio di paradigma che ci porta a osservare in continuazione e in continuità il territorio. Dobbiamo avere sempre più una migliore accuratezza del rischio idrogeologico e passare dalla misurazione ad una decisione prima che avvenga il danno“.

Per poterlo fare, bisogna ridurre i tempi che passano dall’identificazione del rischio alla progettazione, dalla progettazione al finanziamento, dal finanziamento alla realizzazione, dalla realizzazione alla verifica dei risultati che ci sono stati dopo l’intervento” – ha aggiunto Fulvio Conti – “Anziché pensare all’investimento e al singolo finanziamento di singoli interventi, bisognerebbe costruire una sorta di portfolio permanente della resilienza, che permetta di monitorare tutto il ciclo di vita degli interventi sul territorio, di avere con la tecnologia una misurazione del rischio sempre più accurata e, di conseguenza, ottenere un miglioramento della spesa pubblica“.

C’è un tema tecnologico che è facile da sistemare, perché oggi l’intelligenza artificiale ci dà la possibilità di connettere i sistemi molto più facilmente di prima e di renderli interoperabili con più facilità. L’ideale sarebbe che i nuovi sistemi di monitoraggio, di qualunque soggetto pubblico-privato, nascessero già con degli standard di interoperabilità prefissati. Questa è già una prima raccomandazione” – il punto di Annamaria Barrile, direttrice generale di Utilitalia – “C’è però un tema molto più complicato per il nostro Paese, quello della governance in generale. Una governance multilivello, che caratterizza il nostro Paese in particolare dopo la riforma del Titolo V, impone percorsi di semplificazione per evitare che si verifichino veti incrociati e quindi paralisi. Per quanto potremmo evolvere sistemi normativi e tecnologici verso modelli predittivi, è evidente che, se non semplifichiamo le regole e soprattutto non identifichiamo delle chiare responsabilità, si farebbe comunque fatica a realizzare quanto suggerito dal modello predittivo“.

Nel Lazio abbiamo lavorato insieme ad AUBAC per una rilettura di tutti i Piani che c’erano, noi sappiamo che l’Italia ha i due terzi dei dissesti in Europa, perché è un territorio fragile, specialmente questo dell’Appennino Centrale dove viviamo. Avere una pianificazione di settore che sia interregionale e che non sia fatta per compartimenti stagni, sicuramente ci aiuta a leggere il territorio e a pensare un futuro diverso” – ha spiegato Manuela Rinaldi, assessora ai Lavori pubblici, Politiche di Ricostruzione, Viabilità e Infrastrutture della Regione Lazio – “Naturalmente, esondazioni e frane sono due temi importanti che vivono insieme. Il tema dell’acqua, delle risorse idriche, e quello delle frane e dei territori fragili sono molto collegati tra loro. Soltanto la conoscenza reale, l’interoperabilità dei dati, la possibilità di leggere i dati in una visione strategica ci possono portare a lavorare molto di più sulla prevenzione che sulla gestione delle emergenze. Questo è ciò che stiamo facendo, è quello che governo e Regioni vogliono, speriamo quindi in futuro di poter lavorare più sul fronte della prevenzione“.

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