Il nuovo rapporto Waste Watcher International racconta di un’Italia più attenta allo spreco alimentare, ma il cibo sprecato costa alle famiglie 6 miliardi all’anno.
In Italia migliora l’attenzione allo spreco alimentare e si scende sotto la “soglia psicologica” dei 500 grammi di cibo gettati a settimana. Per l’esattezza, ogni italiano getta 493,7 grammi alla settimana. Con un calo netto dell’11,17% rispetto ai 555,8 grammi rilevati esattamente un anno fa, nell’agosto del 2025, e ai 554 monitorati lo scorso 5 febbraio.
Un dato che avvicina l’Italia al raggiungimento del Target 12.3 degli Obiettivi di Sostenibilità dell’ONU, fissato nella soglia-obiettivo 2030 di 369,73 grammi settimanali, anche se le oscillazioni registrate negli anni impongono cautela prima di parlare di un cambiamento strutturale.
“Andiamo bene, a livello generale ci avviciniamo all’obiettivo ONU però se poi guardiamo i dettagli in realtà c’è ancora molto da fare”, ha raccontato a TeleAmbiente Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero.
A raccontare la svolta virtuosa degli italiani è il nuovo rapporto WWI dell’Osservatorio Waste Watcher, presentato in occasione della 7^ Giornata internazionale di Prevenzione di consapevolezza sulle perdite e sprechi alimentari presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani.
“Lo spreco alimentare nelle case degli italiani vale 6,6 miliardi € l’anno – ha spiegato Segrè – mentre ciascuno di noi getta ogni anno 25,74 chili di cibo, equivalenti a 112 euro. In questo scenario lo spreco diventa ancora più insostenibile, anche economicamente: è valore prodotto, acquistato e poi distrutto. E il paradosso è che a sprecare di più sono proprio i ceti popolari: chi ha meno risorse perde più cibo e una quota
proporzionalmente maggiore del proprio reddito. Lo spreco diventa così non soltanto un costo economico e ambientale, ma un vero moltiplicatore delle disuguaglianze”.
I dati raccolti dall’Osservatorio Waste Watcher rilevano anche le abitudini alimentari di altri Paesi. “Cosa ci racconta questa giornata? Ci racconta la storia di una transizione, noi abbiamo iniziato a lavorare a livello internazionale con delle rilevazioni su diversi paesi, dalle rilevazioni, quindi dalla misurazione e dal tentativo di quantificare lo spreco alimentare a livello domestico, siamo passati a delle azioni dove cerchiamo non soltanto di misurare, ma di proporre degli interventi che producono dei cambiamenti”, ha spiegato a TeleAmbiente Matteo Vittuari, professore ordinario di Politiche Agroalimentari presso l’Università di Bologna.


