Il punto del presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale, Alessandro Miani: “I motori Diesel Euro 5 impattano fortemente sull’inquinamento atmosferico e sul cambiamento climatico, ma intervenire su una sola categoria di auto sarebbe riduttivo e occorre puntare su una strategia complessiva che contempli tutte le misure disponibili, specie in ambito urbano”.
Rinviato ancora, di un anno, il blocco ai motori Diesel Euro 5 nei Comuni con oltre 30 mila abitanti del Bacino Padano, il più inquinato d’Italia e tra i più inquinati d’Europa. Esulta il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che aveva già rinviato il blocco al 1 ottobre 2026 e che ha spostato la deadline di un ulteriore anno, motivandola con la necessità di tutelare la mobilità di famiglie e imprese. Il blocco si era reso necessario per ridurre le polveri sottili ed evitare procedure di infrazione europee, con il governo che lo aveva già rinviato prevedendo, per le Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, la possibilità di attuare misure alternative e piani per migliorare la qualità dell’aria.
Il rinvio del blocco ai Diesel Euro 5, all’ottobre del 2027, resta comunque una misura controversa. A fare il punto della situazione è Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), che comunque avverte che i problemi dell’inquinamento atmosferico e dei gas serra non possono essere risolti con una singola misura, ma vanno affrontati in un quadro complessivo d’insieme.
“Quando parliamo di Diesel Euro 5, dobbiamo innanzitutto distinguere due problemi diversi: l’inquinamento atmosferico che respiriamo nelle nostre città e le emissioni di gas climalteranti che contribuiscono al cambiamento climatico. Sul primo fronte, gli Euro 5 non sono certamente veicoli a emissioni zero e, in particolare, i Diesel presentano ancora una criticità importante per quanto riguarda gli ossidi di azoto. I dati ISPRA sulle emissioni reali su strada mostrano infatti che una autovettura Diesel Euro 5 può emettere mediamente circa 0,52 g/km di ossidi di azoto, un valore circa il doppio rispetto alla media dei Diesel Euro 6” – ha spiegato Alessandro Miani – “Allo stesso tempo, grazie ai filtri antiparticolato e alla evoluzione tecnologica, le emissioni dello scarico di particolato sono diminuite enormemente rispetto alle vecchie generazioni di Diesel. Questo ci dice una cosa importante: rinnovare progressivamente il parco circolante serve soprattutto nelle aree urbane più congestionate“.
“Pensare però che il problema della qualità dell’aria possa essere risolto fermando una singola categoria di automobili sarebbe riduttivo. C’è poi il tema del clima: secondo gli ultimi dati ISPRA, in Italia i trasporti producono circa il 31% delle emissioni nazionali di gas serra e oltre il 90% delle emissioni del settore deriva dal trasporto stradale. Inoltre, è uno dei pochi comparti in cui le emissioni sono ancora superiori, di circa il 10%, rispetto al 1990. Quindi, bisogna intervenire ma con una strategia complessiva: rinnovo del parco veicolare, trasporto pubblico efficiente, mobilità sostenibile, infrastrutture ferroviarie e metropolitana, elettrificazione ma anche efficienza energetica degli edifici, produzione di energia più pulita e interventi sulle altre fonti emissive” – ha aggiunto il presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale – “Dobbiamo tenere presente anche la dimensione globale. Oggi l’Unione europea rappresenta circa il 5-7% delle emissioni mondiali di gas serra. Questo non significa che possiamo sottrarci alla mitigazione, significa però che, accanto alla riduzione delle emissioni, dobbiamo accelerare enormemente anche sull’adattamento al cambiamento climatico“.
“Soprattutto nelle nostre città, dobbiamo quindi puntare su infrastrutture naturali, più verde, riduzione delle isole di calore, gestione dell’acqua, edifici resilienti e protezione delle persone più vulnerabili” – ha concluso Alessandro Miani – “La sfida quindi non è scegliere tra mobilità, qualità dell’aria e clima. È costruire politiche capaci di affrontare tutte queste dimensioni contemporaneamente, accompagnando cittadini e imprese in una transizione che sia ambientalmente efficace, ma anche concretamente sostenibile“.


