A “Sulla Via della Natura”, rubrica di “A Tutto Mondo”, su TeleAmbiente, il Responsabile Biodiversità di Legambiente, Stefano Raimondi, ha spiegato i possibili danni causati dalle ondate di calore alla biodiversità italiana.
Mattine con alti tassi di umidità, pomeriggi insopportabili anche in spiaggia a causa dell’afa e notti con aria irrespirabile. Quella appena trascorsa è stata un’estate bollente. Letteralmente. Secondo l’Istituto per la Bioeconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), nella Penisola l’estate 2026, superando il record di quella del 2003, è stata la più calda dal 1950.
A “Sulla Via della Natura”, rubrica di “A Tutto Mondo”, su TeleAmbiente, il Responsabile Biodiversità di Legambiente, Stefano Raimondi, ha spiegato i possibili danni causati dalle ondate di calore alla biodiversità italiana: “Molti organismi viventi possono adattarsi più o meno a diversi range di temperature. Qual è, però, il problema? Non stiamo assistendo a un cambiamento climatico, bensì a una crisi climatica. Molto spesso si confondono i due concetti, perché secondo alcune persone i cambiamenti climatici sono sempre esistiti, ed è vero, ma in tempi geologici molto più dilatati. Negli ultimi decenni, invece, stiamo attraversando una vera e propria crisi climatica con trasformazioni indotte dalle attività antropiche capaci di incrementare velocemente le temperature. In tutto ciò, gli organismi viventi non riescono ad adattarsi a simili condizioni. Il motivo? Elevate temperature portano a stress fisiologici, disidratazioni e diminuzioni delle possibilità di alimentarsi. Inoltre, nelle nuove nascite la mortalità può aumentare esponenzialmente. Intervenire sulle cause della crisi climatica diventa, a maggior ragione, fondamentale per tutelare la biodiversità“.


