guerra e clima stefania divertito libro

Guerra e clima, gli ecocidi nel nuovo libro di Stefania Divertito

Tabella dei Contenuti

L’impatto della guerra sull’ambiente e sul clima è palese ma difficilmente quantificabile, sia perché i Paesi scelgono di non diffondere i dati, sia per evidenti difficoltà relative a sicurezza, logistica e tecnologia. Gli eserciti, poi, hanno un impatto sull’ambiente in tempo di pace, mentre il diritto internazionale ancora non riconosce l’ecocidio. Problemi solo all’apparenza lontani, ma che ci riguardano da vicino e non risparmiano neanche l’Italia. ‘Guerra e clima’, ultimo libro della giornalista Stefania Divertito, affronta tutti questi temi.

Non solo la perdita di vite umane e danni alle infrastrutture. L’impatto della guerra sull’ambiente, e anche sul clima, è innegabile ma difficilmente quantificabile. I motivi sono vari: in primis, la reticenza di eserciti, ministeri e dipartimenti della Difesa a rendere pubblici i loro dati, ma anche le diverse tecnologie disponibili in varie parti del mondo. ‘Guerra e clima‘ è l’ultimo libro di Stefania Divertito, giornalista ambientale e di inchiesta, in cui si prova a illustrare l’impatto non solo delle guerre, ma anche dei singoli eserciti in tempo di pace.

Il libro affronta il tema su larga scala, citando esempi più o meno famosi di conflitti in corso e dei loro devastanti impatti. Si va dai dati più ricchi e puntuali della guerra in Ucraina fino alle mille difficoltà per documentare l’impatto ambientale del conflitto in Sudan, passando per il dramma di Gaza e altre guerre di diversa portata.

E si parla, ovviamente, di ecocidio. Un termine che indica la devastazione ambientale mirata, in ogni sua forma, e che è ormai noto praticamente a tutti, eppure non ancora recepito nello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale. In Ucraina, questo reato è presente nel Codice penale da ben 25 anni, e questo ha aiutato non poco allo sviluppo di osservatori di cittadini e di scienza civica che puntano ad accertare i danni ambientali causati dalla Russia, per poi presentare una richiesta di risarcimento danni al termine della guerra.

Si parla, poi, anche di Italia, e delle basi NATO in Sardegna che devastano sistematicamente l’ambiente, togliendo terra ad agricoltori e pastori e minacciando anche la vita e la salute dei cittadini.

“La prima cosa che va detta è che noi non abbiamo ufficialmente il dato delle emissioni degli eserciti mondiali. Lo abbiamo, però, grazie a una politologa, Neta Crawford, e di un osservatorio che si chiama CEOBS (Conflict and Environment Observatory), guidato da Doug Weir, che sono riusciti, con un lavoro di ricerca e di investigazione, a tirare fuori questo numero: il 5,5% di tutte le emissioni di CO2 al mondo è prodotto da eserciti” – ha spiegato Stefania Divertito – “Quindi, se tutti gli eserciti del mondo stessero insieme come fossero un unico Paese, sarebbero il quarto emettitore al mondo, dopo Stati Uniti, Cina e India, e appena prima della Russia. Questo numero enorme ci deve far riflettere sulle implicazioni dell’attività bellica, in tempo di pace e ancor più in tempo di guerra. In questo momento, contemporaneamente sono in corso oltre 50 guerre in tutto il Pianeta, un numero mai così elevato“.

“L’Ucraina ha un ordinamento giuridico nazionale che prevedeva, e prevede, il reato di ecocidio. Grazie a questo, ha potuto, all’indomani dell’aggressione russa, costruire l’architettura di una Procura ambientale specializzata sui danni ambientali della guerra. Ed ha anche creato questa rete di cittadine e cittadini sentinelle, che caricano i danni da guerra che rilevano su una piattaforma che si chiama EcoZagroza e dove si possono registrare con l’equivalente del nostro SPID” – ha aggiunto l’autrice di ‘Guerra e clima’ – “Mi colpisce molto pensare a queste persone che, oltre a mettersi in salvo quando sono sotto attacco di un drone o si trovano sulla linea di un fronte, pensano anche a fare una fotografia, a raccogliere un campione di terreno o di acqua, per poter documentare i danni da guerra“.

“Cosa facciamo poi di tutti questi danni documentati? Questa rete di sentinelle non esiste solo in Ucraina. Il CEOBS, di cui ho già parlato, ma anche altre associazioni, hanno in realtà una vera e propria ‘Internazionale’ di sentinelle che in questo momento stanno raccogliendo le prove dei danni ambientali causati dalle guerre” – ha spiegato Stefania Divertito – “Ci sono stati e ci sono in Sudan, in Afghanistan, in Ciad, in Colombia durante la guerra interna, in Iran e a Gaza. Queste prove stanno costituendo il più grande database di danni ambientali da guerre. Non c’è mai stato, nella storia del nostro Pianeta, una fase in cui si poteva raccogliere tutto questo grazie alla tecnologia e alla competenza acquisita di civili“.

“Abbiamo satelliti e strumentazioni tecnologiche che sono fortunatamente ormai, più o meno, alla portata di tutti, anche grazie alla competenza acquisita di questi civili. Non parlo di cittadini, ma di civili, perché non sempre hanno la cittadinanza e a volte ci sono anche migranti che si prestano a fare questa attività” – ha concluso la giornalista e scrittrice – “Il tutto, con il coordinamento decisivo di professori universitari, associazioni, ricercatori e ricercatrici in diverse parti del mondo, che stanno raccogliendo prove e dati per questo database“.

Pubblicità
Articoli Correlati