Microplastiche e interferenti endocrini nelle confezioni monouso in plastica di alimenti per bambini: Danone e Nestlé al centro del report di Greenpeace.
Pratici sì, ma anche pericolosi. Sono i succhi di frutta e gli yogurt confezionati in bustine di plastica monouso con beccuccio consumati da milioni di bambini ogni giorno. Questi prodotti per neonati sono diventati un elemento essenziale per molte famiglie perché comodi e convenienti, ma sono anche pieni di microplastiche e sostanze chimiche.
A svelare la presenza degli inquinanti è uno studio di Greenpeace sulle bustine prodotte dai colossi Nestlé e Danone e destinate ai più piccoli.
I test sono stati effettuati su tre confezioni di due marchi: la bevanda allo yogurt di Gerber (Nestlé) e la purea di frutta di Happy Baby Organics (Danone), tutti confezionati in plastica con beccuccio (detti “squeezable”). Oltre alla plastica esterna, in polietilentereftalato o PET stampato, a contatto con le mani, c’è lo strato intermedio, composto di alluminio o PET e quello che entra in contatto con la purea di frutta o lo yogurt, in polietilene (PE). Poi c’è il tappo, che i bambini succhiano o mordono per consumare il prodotto, quasi sempre in polietilene ad alta densità o HDPE.
Le analisi hanno mostrato la presenza di 81 sostanze chimiche nelle bustine prodotte dalla Danone e di 111 nelle bustine prodotte da Nestlé.
Tutti i campioni contenevano microplastiche: nello yogurt Gerber ne sono state rilevate 54 per grammo, mentre nella frutta Happy Baby Organics 99 per grammo, cioè circa 5.000 e 11.000 per confezione. Nei campioni di Gerber è stata rilevata anche la presenza di un potenziale interferente endocrino: il 2,4-di-tert-butilfenolo.

Le microplastiche e gli additivi chimici presenti nella plastica sono un problema globale sia per l’ambiente che per la salute umana, in particolare per i più piccoli. I neonati, infatti, sono particolarmente vulnerabili a inquinanti e sostanze chimiche presenti negli alimenti, avendo una capacità molto limitata di metabolizzarli e le barriere intestinale ed ematoencefalica più permeabili. Le tossine e le microplastiche, dunque, possono circolare più a lungo nell’organismo, con più possibilità di accumularsi negli organi sensibili, causando stress ossidativo o infiammatorio.
“Questo studio è un campanello d’allarme per i genitori di tutto il mondo, che si affidano a questi marchi credendo che mettano al primo posto la salute dei loro figli. Aziende che dipendono dalla plastica come Nestlé e Danone devono dare alle famiglie una risposta chiara: cosa stanno facendo per eliminare le microplastiche e le sostanze chimiche dai prodotti che vendono ai neonati?”, ha dichiarato Graham Forbes, responsabile della campagna globale contro la plastica di Greenpeace USA.
Le bustine di plastica “squeezable” in pochi anni sono diventate il formato dominante per gli alimenti per l’infanzia in tutto il mondo: nel 2025 il loro mercato rappresentava il 37,5% del totale globale degli imballaggi per i cibi destinati ai bambini, con un aumento annuo dell’8,18% fino al 2031.
Sia Nestlé che Danone hanno rilasciato dichiarazioni per difendere i loro prodotti. “Comprendiamo le preoccupazioni sollevate in questo rapporto e le prendiamo sul serio. Desideriamo rassicurare tutti i consumatori che i nostri prodotti sono sicuri per il consumo. Applichiamo controlli rigorosi in tutte le fasi della nostra produzione, compresa la selezione e la gestione accurate dei materiali di imballaggio”, la risposta di Nestlé al dossier di Greenpeace.
Mentre Danone ha detto che “le bustine Happy Baby sono progettate e prodotte secondo rigorosi standard e metodi di qualità e sicurezza alimentare, e in linea con tutte le normative applicabili. Tutti i prodotti alimentari per l’infanzia in bustina Happy Family sono sicuri”.
Risposte alquanto generiche a un problema che non è solo relativo alla sicurezza alimentare, ma anche all’ambiente. Il settore degli imballaggi – in cui il segmento delle plastiche flessibili e multistrato è in rapida crescita – rappresenta circa il 40% della produzione globale di plastica.
Con questo report, Greenpeace ha sottolineato l’urgenza di definire un Trattato Globale sull’inquinamento da plastica e di agire per ridurre la produzione e di plastica e vietare questi prodotti, ponendo fine a una contaminazione incontrollata e non regolamentata che minaccia la salute umana.
“L’inquinamento da plastica non sta solo devastando il nostro ambiente, ma sta entrando nei nostri corpi fin dalla prima infanzia. Il modo in cui il nostro cibo viene confezionato è studiato per il profitto, non per la salute delle persone. Ridurre la produzione di plastica ed eliminare le sostanze chimiche nocive è essenziale per proteggere la salute umana, soprattutto quella dei nostri figli”, ha affermato Forbes.


