Si sommano in Parlamento le proposte per porre un freno al fenomeno della condivisione di foto rubate di donne ignare sul web a scopi denigratori e sessisti. La ministra alla Famiglia e Pari Opportunità Roccella annuncia: “Presto misure governative”.
A poche ore dalla chiusura dell’ultimo, solo in ordine di tempo, sito nato per condividere foto di donne rubate dai profili o modificate al computer per renderle erotiche, complice il coinvolgimento di molte parlamentari di ogni partito politico, arrivano le prime proposte per arginare il fenomeno.
C’è chi propone di inasprire le pene per chi condivide foto rubate sul web, una proposta che difficilmente sortirà qualche effetto visto che le pene previste sono già aspre e ciò appare non dissuadere gli uomini che godono dell’anonimato di fatto. La seconda proposta riguarda proprio l‘obbligo di identità digitale, questo renderebbe immediatamente identificabili gli autori dei commenti denigratori e dei post. Tra le proposte vi è anche la creazione di una procedura d’urgenza per rimuovere i contenuti rubati che ad oggi possono rimanere per anni sul web nonostante le richieste delle donne ritratte.
Meloni ha commentato la vicenda in un’intervista al Corriere della Sera: “Sono disgustata da ciò che è accaduto, e voglio rivolgere la mia solidarietà e vicinanza a tutte le donne che sono state offese, insultate, violate nell’intimità dai gestori di questo forum e dai suoi ‘utenti”.
La ministra Roccella ha commentato: “Assumeremo e potenzieremo iniziative specifiche per il monitoraggio di situazioni di questo tipo, la segnalazione alle autorità competenti a cominciare dalla magistratura e l’individuazione degli strumenti più efficaci per il contrasto di questa barbarie del terzo millennio”
Non solo mogli, fidanzate e donne sconosciute, a finire su pagine Facebook e siti creati da uomini per commentare “cosa farebbero” alle donne ritratte inconsapevolmente in foto, c’è anche la categoria delle “donne in politica”.
Giorgia Meloni, Elly Schlein, Maria Elena Boschi, Chiara Appendino, Alessandra Moretti, Mara Carfagna, l’oggettificazione sessuale delle donne non conosce colore politico. Su Phica.eu (il ph va letto come una f) le foto delle politiche vengono spesso ritoccate per renderle “erotiche” e poter scatenare la fantasia dei partecipanti a questi forum. Uomini che postano e commentano i corpi di donne per impressionare altri uomini che ricambiano il favore postando nuovi corpi di donne, in un girone dantesco della miseria umana.
A poche ore dalla chiusura del gruppo Facebook “mia moglie”, in cui venivano date in pasto al web le foto rubate alle proprie compagne o provenienti dai social di donne sconosciute, l’attenzione si è spostata su un altro sito su cui la polizia postale ha aperto un’indagine.
Phica.eu è stato creato nel 2005 e conta 200mila iscritti, nella sua “sezione vip” foto di Chiara Ferragni, Paola Cortellesi e Arianna Meloni. Ma l’archivio di foto creato in 20 anni di esistenza è impressionante.
La denuncia è partita da Valeria Campagna
capogruppo Pd del consiglio comunale di Latina che si è accorta di essere finita sul sito, ovviamente a sua insaputa. Una prima foto di Campagna è stata pubblicata nel 2024 con il commento: “Vicesegretaria del Pd Lazio, trovo sia veramente fisicata questa ragazza. Davvero tanta roba, voi che ne pensate?” Da allora diverse sue foto “interessanti” sono state condivise sulla piattaforma.
A commentare sempre uomini che si nascondo dietro a un alias, convinti di non correre alcun pericolo. “Alcuni commenti parlano del mio corpo dal vivo. – ha commentato Campagna- Significa che sono persone che mi conoscono, della mia stessa città, che si sentono autorizzate a parlare di me come fossi roba loro.”
Proprio il possesso, il controllo, l’uso e l’abuso del corpo e della volontà altrui sono alla base di quella che viene definita cultura dello stupro. Si tratta di un insieme di comportamenti che da un lato minimizzano la gravità dell’abuso e dall’altro registrano l’abuso come un complimento, un attestato di gradevolezza. Come se il valore di una donna si misurasse dalla sua capacità di attrarre gli uomini, tutti gli uomini indiscriminatamente, anche e, in questa logica soprattutto, quelli che lei non degnerebbe di uno sguardo.
Il sito Phica.eu farà probabilmente la stessa fine della pagina “mia moglie”; verrà chiuso per essere subito dopo riaperto con un nome diverso. Anche perché cosa dovrebbero mai fare questi 230mila poveracci? Provare ad approcciare una donna nella vita reale? Da soli? Senza il branco a fare da cassa di risonanza alla loro virilità immaginaria? Ma non scherziamo. Non a caso le ultime parole del comunicato di chiusura di Phica.eu sono “a presto”
C’è anche Lia Quartapelle tra le politiche vittime del sito. La deputata Pd ha lanciato l’idea di una querela collettiva: “Non ci facciamo intimidire, non è che chiuso un sito sia tutto risolto. Questa gogna deve finire”
Ecco il comunicato con cui il sito comunica la chiusura:
“Ciao a tutti,
è arrivato il momento di fare chiarezza. Phica è nata come piattaforma di discussione e di condivisione personale, con uno spazio dedicato a chi desiderava certificarsi e condividere i propri contenuti in un ambiente sicuro.Purtroppo, come accade in ogni social network, ci sono sempre persone che usano in modo scorretto le piattaforme, danneggiandone lo spirito e il senso originario.
È successo con Facebook, con i gruppi su Telegram, ed è successo anche qui. Nonostante gli sforzi, non siamo riusciti a bloccare in tempo tutti quei comportamenti tossici che hanno spinto Phica a diventare, agli occhi di molti, un posto dal quale distanziarsi piuttosto che sentirsi orgogliosi di far parte.
Per questo, con grande dispiacere, abbiamo deciso di chiudere e cancellare definitivamente tutto ciò che è stato fatto di sbagliato.
Alcune precisazioni importanti
Per evitare equivoci o false voci, ci teniamo a ribadire che:
- Violenza di qualsiasi tipo: sempre vietata, bloccata e denunciata.
- Minorenni o contenuti pedopornografici: mai tollerati, sempre bloccati e denunciati.
- Offese verso le donne, linguaggi da branco e atteggiamenti denigratori: vietati, bloccati e denunciati.
In oltre 20 anni abbiamo sempre collaborato con le forze dell’ordine italiane e internazionali, contribuendo attivamente anche a casi importanti (come quello seguito dal giudice Cantone), fornendo ogni volta dati e supporto per assicurare alla giustizia chi commetteva crimini. Phica è stata una comunità, con luci e ombre, ma soprattutto con la volontà di creare uno spazio diverso.
Vi ringraziamo per averne fatto parte.
A presto,
Lo staff di Phica”
Per quanto riguarda le conseguenze penali della diffusione delle immagini
sì si tratta di un reato previsto dall’articolo 612‑ter del codice penale, queste non sono automatiche. È necessario che le donne ritratte si accorgano di esserlo e sporgano un reclamo, a quel punto può scattare la reclusione da 1 a tre anni e una sanzione pecuniaria, il cui ammontare può raggiungere i 15mila euro.
Le reazioni:
Intanto, continuano a sommarsi le condanne come quella del presidente del Senato, Ignazio La Russa: “Desidero esprimere la ferma condanna per la vicenda di sessismo online che ha coinvolto numerose donne – personaggi pubblici, politici ma anche tanta gente comune – a cui sono state rubate foto dai propri profili social e sono state diffuse poi su un sito per adulti dopo averle ritoccate. Un fatto gravissimo, che suscita profondo sdegno e per il quale mi auguro che le autorità preposte – che hanno già aperto una indagine – possano presto individuare i responsabili. Alle tante donne coinvolte e alle loro famiglie rivolgo la sincera vicinanza, mia personale e del Senato della Repubblica“.
Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria nazionale del Pd ha dichiarato: “È grave e veramente schifoso l’utilizzo dei social e delle piattaforme che alcune persone fanno, in forma anonima e non, esprimendo commenti sessisti e retrogradi nei confronti di donne ignare della loro oggettivazione. Ancora una volta, questi fatti confermano la necessità di intervenire sul fronte della prevenzione e del contrasto alla violenza di genere in tutte le forme. Auspico che la Polizia postale faccia presto luce su queste reti online e proceda alla chiusura dei siti e gruppi Facebook“.
Anche la cantante Valentina Parisse ha scoperto di essere tra le donne presenti sul sito con delle foto rubate: “Sono pronta a rivolgermi alla polizia postale per denunciare il sito sul quale sono comparse le mie foto. Non so se ci fossero anche commenti offensivi da parte degli utenti, e non è una mia priorità saperlo, ma è ora di finirla con il comportamento di queste persone e l’assoluta assenza di una regolamentazione di quanto viene pubblicato online”, ha affermato.
Il Codacons Donna ha offerto un servizio di consulenza legale dedicato alle vittime di violazione della privacy: “Le vittime di abusi digitali devono sapere di non essere sole: il Codacons Donna mette a disposizione avvocati e psicologi per garantire tutela immediata, assistenza legale e sostegno umano a chiunque abbia subito la diffusione non consensuale di immagini o altre forme di violenza online.”


