Con la legge 40/2004, alle donne single e alle coppie di donne viene impedito di accedere alla procreazione medicalmente assistita. Un divieto insensato e aggirabilissimo, visto che accedere alla PMA è possibile in diversi altri Paesi europei, ma solo per chi può permetterselo. Per questo, l’Associazione Luca Coscioni punta ad una proposta di legge di iniziativa popolare di fronte all’immobilismo e al disinteresse del Parlamento.
Se in Italia, da un lato, si parla di un inverno demografico ormai strutturale e consolidato, dall’altro esistono leggi che discriminano fasce di popolazione femminile nel loro desiderio di maternità. È il caso della legge n. 40/2004, che oggi impedisce alle donne single e alle coppie di donne di accedere alla procreazione medicalmente assistita (PMA).
Un divieto aggirabilissimo, visto che in altri Paesi europei non è previsto questo ostacolo, ma solo per chi può permetterselo, a cominciare dal punto di vista economico. Per questo, l’Associazione Luca Coscioni ha raccolto e depositato alla Camera dei deputati le oltre 45 mila firme raccolte nell’ambito della campagna ‘PMA per tutte‘, facendo anche il punto della situazione in una conferenza stampa organizzata dall’onorevole Benedetto Della Vedova.
Nel corso della conferenza stampa, ci sono state anche importanti e preziose testimonianze sul tema da parte di diverse donne, tra cui l’ex calciatrice della nazionale italiana Alia Guagni, diventata mamma di una bambina da neanche due mesi proprio dopo essersi sottoposta alla procreazione medicalmente assistita in Spagna.
“Noi prevediamo una riforma della legge 40, che preveda l’accesso per le persone che hanno necessità di tecniche mediche per poter concepire e portare avanti la gravidanza. La Corte Costituzionale, lo scorso anno, ha evidenziato, proprio in un procedimento che parlava di donne single, che è necessario l’intervento del Parlamento, ma ha anche precisato che la discriminazione nei confronti di chi vuole accedere a queste tecniche è palese e non trova fondamento di ordine costituzionale o scientifico” – ha spiegato Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica – “Quindi, rimuovere il divieto previsto dall’articolo 5 della legge 40 non trova ostacoli costituzionali. Un Parlamento all’avanguardia, il giorno dopo, avrebbe iniziato i lavori per una legge di modifica della legge 40. Questo non è avvenuto. Abbiamo presentato una petizione al Parlamento e oggi, qui alla Camera, sono state depositate 45 mila firme e abbiamo annunciato la nascita di un Comitato promotore di una proposta di legge di iniziativa popolare che possa arrivare in Parlamento affinché la legge, che questo Parlamento non ha voluto nemmeno iniziare a ipotizzare, arrivi, sia discussa e dopo 22 anni si intervenga sulla legge numero 40 sulla procreazione medicalmente assistita per garantire il rispetto di libertà fondamentali e cancellare ogni forma di discriminazione“.
“Come tutte le nostre campagne, questa è una storia che in qualche modo ci è venuta a cercare: tante persone si sono rivolte a noi per evidenziare le discriminazioni a cui erano di fatto sottoposte. Donne single, coppie di donne, persone che nel tempo avevano avuto una vita diversa da quella che avevano immaginato ed erano state raggiunte da questo desiderio di maternità. Di fatto, la legge 40, pur discriminando tutte queste donne, pone un limite che può essere superato da chi ne ha i mezzi, andando all’estero. Lo abbiamo sentito oggi nelle varie testimonianze: si va all’estero, ovviamente tra enormi difficoltà, spese, viaggi programmati a stretto giro per monitorare anche l’andamento ovulatorio” – il punto di Francesca Re, coordinatrice della campagna ‘PMA per tutte’ e consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni – “Non tutti hanno i mezzi necessari, non solo economici ma anche informativi. E questo comporta che chi ha meno strumenti, rimane tagliato fuori o discriminato e rinuncia, oppure si rivolge al mercato nero, perché come dicevamo oggi, la storia ci ha insegnato che le proibizioni, soprattutto sui diritti fondamentali e personali, portano a clandestinità. Le persone non rinunciano a fare una famiglia, semplicemente cercano modi alternativi e quando non hanno gli strumenti economici si rivolgono al mercato nero“.
“Il dark web è pieno di donatori improvvisati, che spesso lo fanno anche senza volere un compenso economico, ma questo non pone in sicurezza le persone. La verità è che le donne single e le coppie di donne oggi non sono impedite nell’avere un figlio da sole o in coppia, ma lo sono nel farlo in sicurezza e questo è il tema fondamentale. Abbiamo voluto richiamare il fatto che l’Europa, ormai, si esprime sempre di più in favore dei diritti riproduttivi: i regolamenti sulla circolazione dei tessuti che riguardano i gameti e gli embrioni pongono un punto fondamentale, il fatto che le tecniche di PMA devono essere fatte all’interno di un quadro normativo sicuro. Tutte le persone devono avere il diritto di poter avere un figlio in sicurezza e nel loro Paese” – ha aggiunto Francesca Re – “Oggi abbiamo depositato le firme raccolte sulla petizione, che ha fatto il suo tempo, visto che in un anno e mezzo il Parlamento non ha fatto nulla. Per questo, l’Associazione Coscioni, insieme ad altre associazioni, ha deciso di costituire un Comitato promotore ampio e di depositare fra poche settimane una proposta di legge di iniziativa popolare, quindi uno strumento di democrazia partecipativa su cui dovremo raccogliere 50 mila firme, e questo è il primo passaggio. Ma soprattutto, dovremo insistere affinché questa proposta di legge venga calendarizzata e discussa nelle Aule del Parlamento. Questo è il motivo per cui l’Associazione Coscioni sta costruendo una rete di associazioni che, tutte insieme, possano fare una pressione politica necessaria per superare questo immobilismo o comunque questa ritrosia del Parlamento italiano ad abbattere le discriminazioni per l’accesso alla fecondazione assistita“.
“Questa, peraltro, è una petizione e basterebbe una firma. I casi che vengono sollevati riguardano un divieto stupido e aggirabilissimo, visto che si può fare tranquillamente in altri Paesi europei, ma solo chi ha la possibilità economica e di muoversi può farlo. Questo è discriminatorio, perché non consente la procreazione medicalmente assistita a una particolarità di famiglie, che siano monogenitoriali o coppie di donne. Tutto questo non ha senso” – il commento di Benedetto Della Vedova, deputato di +Europa – “Oggi, oltre ad analizzare il tema sotto il profilo giuridico, ci sono state varie testimonianze che dimostrano che, nella vita vera, questo divieto è particolarmente stupido e ostile nei confronti della genitoralità, quindi da rimuovere il prima possibile“.


