Agricoltura biodinamica, nel cuore della Campania Felix il progetto Amico Bio

Agricoltura biodinamica, nel cuore della Campania Felix il progetto Amico Bio

Tabella dei Contenuti

In Campania, nel cuore della pianura tra Giano Vetusto e Santa Maria Capua Vetere c’è un’azienda agricola che ha abbracciato i valori dell’agricoltura biodinamica creando una realtà che unisce alla produzione ortofrutticola il rispetto del territorio, degli animali e il benessere della comunità.

Rispettare i ritmi della natura, la stagionalità delle colture e il benessere di uomini e animali: sono gli elementi fondamentali per creare l’equilibrio giusto nel “ciclo chiuso” dell’agricoltura biodinamica.

A Capua, l’azienda agricola Amico Bio, nel territorio che gli antichi romani chiamavano Campania Felix per la sua fertilità e il clima mite, segue questo modello di sostenibilità virtuoso, praticando una coltivazione diversificata che produce ortaggi invernali, frutta e insalate di quarta gamma destinati principalmente all’esportazione nei Paesi del Centro Nord Europa.

Enrico Amico, fondatore della Cooperativa Amico Bio, ha raccontato a TeleAmbiente il percorso e i valori che caratterizzano un’azienda agricola biodinamica: “L’agricoltura biodinamica nasce agli inizi del secolo scorso, nel 1924, ad opera di un filosofo tedesco Rudolf Steiner, il quale volle dare delle indicazioni su come operare nel rispetto dell’ambiente, senza utilizzare quindi sostanze chimiche. Da lì poi, negli anni ’70, nasce quello che invece è il movimento un po’ più alternativo degli hippie e quindi il movimento dell’agricoltura organica. Pochi sanno che l’agricoltura biologica in realtà è figlia dell’agricoltura biodinamica“.

“I due sistemi – ha continuato Amico – sono entrambi rispettosi dell’ambiente, solo che l’agricoltura biodinamica è ancora più severa rispetto a quelle che sono alcune condizioni che devono essere messe in atto per poter avere prodotti green. Mi riferisco per esempio al concetto della cosiddetta azienda ‘ciclo chiuso’, cioè cercare all’interno della propria azienda di prodursi tutti quelli che sono i fattori della produzione, al fine di non approvvigionarsi dall’esterno.

“Un esempio su tutti è la presenza obbligatoria nelle aziende biodinamiche, cosa che non è vera nelle aziende biologiche, degli animali. Gli animali sono importanti non solo perché ci danno quello che è il letame, che da sempre è il fertilizzante naturale per eccellenza, ma anche perché sono esseri viventi dei quali bisogna prendersi cura”.

“La nostra azienda si caratterizza appunto per raggiungere quell’obiettivo tipico delle aziende biodinamiche che è il cosiddetto ciclo chiuso, quindi produrre tutto all’interno dell’azienda, essere autosufficienti e da questo punto di vista cerchiamo di esserlo e lo siamo anche da un punto di vista energetico. Abbiamo sia sulle strutture adibite a stalla, a fienile, piuttosto che sulle strutture adibite ad agriturismo, una serie di impianti fotovoltaici che ci permettono quindi di produrre quella che è la corrente che consumiamo, che viene utilizzata quindi in tutte le varie fasi e processi di lavorazione e questo ci rende indipendenti e anche orgogliosi”, ha aggiunto il fondatore dell’azienda agricola.

Agricoltura biologica e biodinamica sono al centro del progetto europeo Biodi, volto alla promozione delle produzioni agricole in Italia e in Germania per sensibilizzare sia i consumatori che le aziende di ortofrutta stesse, valorizzando le caratteristiche dei prodotti ottenuti con questi metodi di coltivazione.

“L’Europa da diversi anni sta portando avanti tutta una serie di progetti che mirano proprio a far conoscere quello che è il sistema dell’agricoltura biologica e biodinamica. Anche noi come organizzazioni di produttori Amico Bio abbiamo aderito ad una di queste iniziative di promozione, in particolare abbiamo presentato e avuto approvato un progetto che prende il nome di Biodì”, ha spiegato a TeleAmbiente Enrico Amico.

“Si dovrebbe fare di più perché dovremo arrivare ad avere sempre più presenti sulle tavole dei consumatori prodotti senza pesticidi e questo è importante perché in questo modo anche quello che è la remunerazione degli agricoltori diventa un fattore importante, riconosciuto attraverso la politica del giusto prezzo che è la politica che noi agricoltori biologici e biodinamici portiamo avanti. Noi vogliamo che ci sia il principio della reciprocità in maniera tale che le regole rispettate da noi agricoltori italiani ed europei siano anche le stesse regole rispettate in altre parti del mondo”, ha concluso Amico.

Francesco Russo, co-titolare dell’azienda, ha raccontato a TeleAmbiente che tra i principi cardine dell’approccio biodinamico ci sono integrazione e cura, non solo della terra, ma anche delle persone: “Per noi il concetto sia di sostenibilità ambientale sia di comunità è alla base di tutto. Ad oggi con noi collaborano circa 160 dipendenti, di cui la metà sono stranieri che abitano con noi nelle nostre aziende e che sono diventati non solo parte integrante dell’azienda stessa ma della società”.

L’agricoltura biodinamica si intreccia anche con la promozione del patrimonio culturale nell’area archeologica dell’Anfiteatro Campano, a Santa Maria Capua Vetere.

A spiegare il binomio tra cibo biologico e iniziative culturali, è stato il manager del progetto Spartacus Arena Amico Bio Bruno Zarzaca: “Abbiamo avviato questo progetto di valorizzazione del sito archeologico dell’Anfiteatro dell’Antica Capua in cui abbiamo anche aggiunto una pizzeria dove realizziamo una pizza a lievitazione naturale, con ingredienti di qualità biologici pensata per essere digeribile, gustosa e accessibile a tutti, rendendo fruibile l’area anche fuori dagli orari di visita proprio perché i servizi museali sono posti in una posizione che rende possibile tutto ciò”.

Il cibo sano e il legame con la comunità possono diventare anche strumento di rinascita sociale, come nel caso del giovane pizzaiolo Ibrahim Sarra Ngum: “Nel 2016 sono partito e sono arrivato in Italia attraverso la Libia e altri paesi dell’Africa. Ho attraversato tante cose difficili ma grazie a Dio sono qui. Sono arrivato prima in Sicilia, a Palermo, e dopo qualche anno sono arrivato a Caserta, dove ho fatto la scuola di pizzaiolo e imparato tante tecniche per fare la pizza”.

Pubblicità
Articoli Correlati