Una tazzina di caffè due euro, la bevanda simbolo della pausa italiana dovrebbe raggiungere la somma record entro fine anno. L’incremento previsto per la bevanda è superiore al 50% rispetto al 2020.
Un report del Centro studi di Unimpresa attesta i rincari che sono legati al cambiamento climatico in paesi grandi produttori come Brasile e Vietnam, che insieme producono circa metà del caffè mondiale, all’aumento dell’elettricità, all’inflazione e alle nuove normative ambientali dell’Unione europea.
Il consumo di caffè nel nostro paese continua a crescere, nonostante i rincari, entro il 2030 i consumi dovrebbero toccare quota 6 miliardi.
Siamo passati da un costo medio di 0,87 centesimi a tazzina del 2020 ai probabili due euro a tazzina nel 2025. Dopo la pandemia da Covid si è registrato un aumento dell’1,03 euro. Nel 2023 la media nazionale ha toccato 1,18 euro, con forti differenze territoriali. Nel 2024 si è toccata la soglia di 1,30 euro. All’inizio del 2025 è stata raggiunta la cifra di 1,22 euro. Adesso, tutto fa pensare che nel corso dell’anno la tazzina potrebbe avvicinarsi alla soglia dei 2 euro. Per avere una misura dell’aumento dei prezzi basta guardare i mercati. Nel 2024 il prezzo dei chicchi grezzi è aumentato fino all’80%, mentre i futures sull’Arabica hanno toccato livelli record, alimentati da fenomeni speculativi. La speculazione finanziaria ha reso ancora più volatili le quotazioni. “Nel 2024 i futures del Robusta hanno superato i 4.000 dollari a tonnellata, e nell’agosto 2025 l’Arabica ha sfiorato i 360 dollari per libbra, con un rialzo annuo superiore al 40%.”
“Per i consumatori italiani la questione non è soltanto economica. Il caffè incide per meno dell’1% sulle spese annuali delle famiglie, ma ha un valore simbolico enorme: è il rito quotidiano che accompagna la socialità, la pausa di lavoro, il saluto tra amici. Se il suo prezzo diventa proibitivo, il rischio è che venga percepito come un lusso e perda quella dimensione democratica che lo ha reso unico nel mondo. Per i produttori e i distributori la sfida è invece difendere i margini, sempre più compressi dai costi, puntando sui segmenti premium e monoporzionati che offrono redditività fino al 60%. Non a caso, diverse aziende stanno sperimentando alternative al caffè tradizionale, dai ceci ai semi di dattero, per rispondere alle sfide climatiche e ridurre la dipendenza dai raccolti tropicali“, commenta il direttore generale di Unimpresa, Mariagrazia Lupo Albore
Il report evidenzia come i sistemi di tracciabilità e certificazione introdotti dall’Unione europea per contrastare il fenomeno della deforestazione, hanno creato dei costi aggiuntivi significativi per i piccoli produttori. La sostenibilità ha un costo e questo sta per spalmarsi su tutta la catena produttiva.
“Dal 2020 a oggi, il prezzo della tazzina è salito del 40% e corre verso un raddoppio. È la prova tangibile di come eventi globali – il clima, l’energia, i mercati – possano riflettersi in un gesto semplice e quotidiano. La traiettoria dei prossimi mesi dipenderà dalle condizioni meteorologiche in America Latina e dalle decisioni geopolitiche in materia di commercio e ambiente. In attesa di capire se davvero pagheremo 2 euro per un espresso, resta una certezza: in Italia il caffè non è solo una bevanda, ma un rito che vale più del suo prezzo“, spiega il direttore generale di Unimpresa.


