Capsule espresso, cosa contengono oltre al caffè Il test de Il Salvagente

Capsule espresso, cosa contengono oltre al caffè? Il test de Il Salvagente

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La rivista Il Salvagente ha testato 17 tipi di capsule di caffè per analizzare la presenza di pesticidi e acrilammide.

Gli italiani amano il caffè e, nonostante l’aumento dei prezzi, non rinunciano al piacere di gustarne una tazzina, sia al bar che in casa.

A dimostrarlo sono i dati di YouGov che hanno registrato un boom di acquisti nel 2025. Ad acquistare caffè sono state oltre 22,6 milioni di famiglie italiane, con una spesa media di 81,83 euro. Una crescita significativa rispetto ai quasi 22 milioni del 2024 e il valore più alto registrato negli ultimi tre anni.

Negli ultimi anni si è poi diffusa sempre di più l’abitudine di gustare l’espresso a casa. Infatti, il consumo di capsule di caffè è cresciuto in modo esponenziale: quasi una famiglia su due le acquista.

Le capsule sono pratiche e garantiscono un’esperienza simile a quella del bar, ma cosa contengono oltre al caffè? A fare chiarezza ci ha pensato la rivista Il Salvagente, che ha portato in laboratorio 17 formulazioni dei marchi più diffusi sul mercato, per indagare sulla presenza di pesticidi e acrilammide, sostanza che si sviluppa durante la tostatura dei chicchi.

I brand selezionati dalla rivista sono quelli più diffusi sul mercato come Illy (Intenso Bold Roast), Lavazza (Crema e Gusto e Qualità Oro), Nespresso (Ispirazione Italiana Napoli e Volluto), Starbucks (Blonde Espresso Roast e Ristretto Shot), ma anche i marchi della grande distribuzione come Conad (Espresso Forte) e Coop (Gusto Intenso). Le altre capsule testate sono: Borbone (Miscela Decisa), Esselunga (Intenso), Eurospin (Jerez Espresso), Lidl (Bellarom Intenso Espresso), Todis (Scirocco Caffè Intenso), Vergnano (Napoli).

I risultati delle analisi parlano chiaro: tutte le capsule analizzate contengono residui di pesticidi (seppur al di sotto dei limiti di legge). La rivista ha trovato praticamente le stesse sostanze in tutte le capsule analizzate, un dato curioso che suscita una riflessione sulle pratiche agricole e sulla filiera.

Le due sostanze rilevate sono due: il 2-phenylphenol, un battericida e conservante utilizzato in agricoltura e in alcuni prodotti per la cura della persona che può essere irritante per pelle, occhi e vie respiratorie e l’Amitraz, un acaricida considerato moderatamente tossico. Inoltre, in 10 campioni su 17 è stata rilevata la presenza di una traccia di clothianidin, un pesticida nocivo per le api. a contenere due tracce di pesticidi oltre quelle quantificabili è il marchio Lavazza Qualità Oro.

Nel caso dell’acrilammide, un contaminante potenzialmente cancerogeno per l’uomo, i campioni analizzati ne contengono tra i 100 e i 250 microgrammi per chilo, comunque al di sotto della soglia europea di 400 microgrammi.

Rispetto a questo limite, 11 capsule su 17 si sono fermate al di sotto della metà, ottenendo un giudizio tra Medio e Buono/Ottimo. In sei casi non si è andati oltre Mediocre perché il livello di acrilammide rilevato è stato superiore a 200 microgrammi per chilo.

Tra i parametri analizzati dalla rivista, c’è anche la facilità dello smaltimento, anche in considerazione delle nuove misure introdotte dal Regolamento europeo 2025/40, secondo cui le capsule verranno equiparate a un imballaggio e – essendo monouso – andranno smaltite secondo le informazioni che il produttore dovrà riportare sulla confezione.

Quali sono quindi le alternative per evitare di disperdere nell’ambiente tonnellate di cialde e capsule? La prima è scegliere le alternative compostabili, l’altra è di preferire marchi che utilizzano l’alluminio e dispongono di centri di raccolta, come Nespresso e Starbucks. Tra i brand testati, quelli con capsule compostabili sono solo 3 (Jerez di Eurospin, Esselunga e Vergnano). Il test ha penalizzato i prodotti privi di indicazioni, o che si riferiscono in modo generico, alla raccolta differenziata. A risaltare, tra questi, i due campioni di Lavazza.

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