Carne, export, vino, economia circolare, agricoltura – Agrifood Magazine

Tabella dei Contenuti

In questo numero di Agrifood Magazine, realizzato in collaborazione con Italpress: 1) Ue, solo i prodotti di origine animale si possono chiamare carne; 2) Cala l’export del vino italiano negli Usa, va meglio in Brasile; 3) Economia circolare nei campi: imprese sempre più green; 4) Agricoltura, cresce la leadership femminile

In questo numero di Agrifood Magazine, realizzato in collaborazione con Italpress:

1) Ue, solo i prodotti di origine animale si possono chiamare carne: L’Unione Europea mette un punto fermo sulla disputa ‘Meat Sounding’ chiarendo cosa possa essere definito carne e cosa no. Dopo un lungo confronto tra Istituzioni, produttori e associazioni dei consumatori, Consiglio e Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo sulla riforma del Regolamento dell’organizzazione comune dei mercati agricoli.

2) Cala l’export del vino italiano negli Usa, va meglio in Brasile: I dati sulle importazioni di vino negli Stati Uniti confermano il trend negativo già emerso nei mesi precedenti, con il mercato che si attesta intorno ai 5,5 miliardi di euro (-12%). L’indebolimento del dollaro ed i dazi imposti hanno accentuato le difficoltà di un settore già penalizzato dal calo dei consumi post pandemia. È quanto emerge dall’ultima rilevazione di Wine Monitor di Nomisma.

3) Economia circolare nei campi: imprese sempre più green: L’agricoltura italiana accelera sulla sostenibilità e sull’economia circolare. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istat, nel 2024 oltre la metà delle aziende agricole, il 53,7%, ha introdotto pratiche legate all’agricoltura circolare, puntando su riduzione degli sprechi, riutilizzo delle risorse e valorizzazione dei sottoprodotti. La diffusione però non è uniforme sul territorio. Il Nord-Est guida la trasformazione con il 63,7% delle imprese coinvolte, mentre tra le aziende di dimensioni più grandi l’adozione arriva addirittura al 75,8%, grazie a maggiori risorse economiche e accesso alle nuove tecnologie. La spinta al cambiamento arriva soprattutto dagli stessi imprenditori agricoli: l’86,6% delle decisioni legate all’innovazione green nasce infatti all’interno delle aziende. Un ruolo importante lo giocano anche le associazioni di categoria, che incidono in quasi tre casi su dieci, soprattutto nel Mezzogiorno. C’è però un altro dato significativo: la transizione ecologica è finanziata in gran parte direttamente dagli agricoltori. Il 76,5% delle imprese ha investito utilizzando risorse proprie, mentre circa 4 aziende su 10 hanno fatto ricorso ai fondi della Politica agricola comune europea. Un segnale che il settore sta cambiando, spinto non solo dagli incentivi pubblici, ma anche dalla crescente consapevolezza delle imprese sulla necessità di produrre in modo più sostenibile.

4) Agricoltura, cresce la leadership femminile: In Italia le donne stanno conquistando un ruolo sempre più centrale in agricoltura. Oggi oltre un’impresa agricola su quattro è guidata da una donna e quasi la metà delle aziende conta figure femminili in posizioni di responsabilità. Un cambiamento significativo in un comparto storicamente dominato dagli uomini. La leadership femminile è più diffusa nel Nord-Est e nel Centro e si concentra soprattutto in settori come olivicoltura, viticoltura e frutticoltura. Resta però un limite evidente: più cresce la dimensione dell’azienda, meno è probabile che a guidarla sia una donna. Nelle imprese con fatturato sotto i 100 mila euro le titolari sfiorano il 28%, mentre tra le aziende che superano i 500 mila euro scendono intorno al 20%. La presenza femminile aumenta anche tra i lavoratori: il 38% delle aziende agricole conta donne per almeno un quarto del proprio organico e, tra le imprese che hanno effettuato nuove assunzioni, oltre un terzo riguarda figure femminili. Un dato interessante riguarda anche la sostenibilità: le aziende con i risultati migliori sono spesso quelle che riescono a mantenere un maggiore equilibrio tra uomini e donne e che offrono più opportunità di crescita alle lavoratrici. Investire sulle donne, dunque, non è solo una questione di equità ma anche di qualità della gestione aziendale. Sempre più imprese introducono flessibilità oraria, integrazioni durante i congedi e permessi aggiuntivi, segno di una crescente attenzione al benessere delle persone. Un tema che riguarda anche l’Europa. La Commissione europea ha lanciato la piattaforma “Women in Farming”, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo delle donne nel settore agricolo e nelle comunità rurali. Oggi nell’Unione europea solo il 32% delle aziende agricole è gestito da donne e appena il 3% da imprenditrici under 40. La piattaforma punta a favorire programmi di mentoring, scambio di buone pratiche e reti tra imprenditrici agricole, valorizzando anche esperienze di successo e modelli femminili capaci di ispirare le nuove generazioni.

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