In questo numero del Tg Ambiente, realizzato in collaborazione con Italpress: 1) Ue, più tecnologie pulite con l’Industrial Accelerator Act; 2) Energia, produzione a livelli record dalle rinnovabili; 3) Traghetti inquinanti, l’Italia prima in Europa per emissioni; 4) Crisi climatica in montagna: meno neve e più impianti chiusi
In questo numero del Tg Ambiente, realizzato in collaborazione con Italpress:
1) Ue, più tecnologie pulite con l’Industrial Accelerator Act: Stimolare la produzione, fare crescere le imprese e l’occupazione nell’Unione Europea, sostenendo al contempo l’adozione da parte dell’industria di tecnologie più pulite e pronte per il futuro. Sono gli obiettivi dell’Industrial Accelerator Act, pacchetto legislativo adottato dalla Commissione Ue. In linea con le raccomandazioni del rapporto Draghi, l’Industrial Accelerator Act introduce requisiti mirati e proporzionati “Made in EU” e a basse emissioni di carbonio per gli appalti pubblici. I requisiti si applicheranno a settori strategici selezionati, in particolare acciaio, cemento, alluminio, automobili e tecnologie a zero emissioni nette, stabilendo un quadro normativo che può essere esteso ad altri settori ad alta intensità energetica come quello chimico. Per la Commissione questo rafforzerà le capacità produttive europee e stimolerà la domanda di tecnologie e prodotti puliti realizzati in Europa. L’atto prevede l’obbligo per gli Stati membri di istituire un’unica procedura di autorizzazione digitale per accelerare e semplificare i progetti di produzione. Nel 2024, il settore manifatturiero rappresentava il 14,3% del PIL dell’UE. La legge si pone l’obiettivo di aumentare la quota al 20% entro il 2035.
2) Energia, produzione a livelli record dalle rinnovabili: La rete di trasmissione nazionale riveste un ruolo centrale per la sicurezza e l’efficienza del sistema elettrico, con benefici tangibili per la competitività del Paese. Il suo sviluppo, insieme all’integrazione di fonti rinnovabili e accumuli, rappresenta una leva chiave per migliorare la sicurezza energetica e ridurre il costo dell’energia.
3) Traghetti inquinanti, l’Italia prima in Europa per emissioni: I traghetti sono una componente fondamentale del trasporto marittimo europeo, ma rappresentano anche una fonte significativa di emissioni. Secondo un’analisi dell’organizzazione Transport & Environment, in Europa oltre mille traghetti producono ogni anno circa 13,4 milioni di tonnellate di CO₂, l’equivalente delle emissioni di 6,6 milioni di automobili. A guidare la classifica è proprio l’Italia, con 2,4 milioni di tonnellate di CO₂, davanti a Spagna e Grecia. Il peso maggiore deriva soprattutto dal traffico domestico e dalle soste nei porti. Non a caso quattro scali italiani – Genova, Livorno, Palermo e Civitavecchia – figurano tra i primi dieci porti europei per emissioni legate ai traghetti. Gran parte dell’inquinamento si concentra nel Mediterraneo, dove operano numerose rotte interne e navi spesso datate: l’età media della flotta europea è di circa 26 anni, segno che il rinnovo delle imbarcazioni diventa sempre più urgente. Una possibile soluzione è l’elettrificazione. Secondo lo studio, entro il 2035 circa il 60% dei traghetti europei potrebbe essere convertito all’elettrico, con una riduzione delle emissioni di CO₂ fino al 42%. Si tratta di una transizione facilitata dal fatto che i traghetti percorrono rotte brevi e prevedibili, caratteristiche che rendono più semplice l’utilizzo delle batterie. In Italia il potenziale è particolarmente elevato. La flotta conta 167 traghetti e già oggi oltre la metà potrebbe essere sostituita con navi completamente elettriche, mentre un’ulteriore quota potrebbe funzionare con sistemi ibridi. La sfida principale riguarda però le infrastrutture nei porti, che dovranno dotarsi di sistemi di ricarica adeguati. Secondo gli esperti, con il calo dei costi delle batterie e il progressivo rinnovo delle flotte, l’elettrificazione dei traghetti potrebbe diventare non solo una scelta ambientale, ma anche economicamente conveniente, contribuendo a ridurre l’inquinamento e migliorare la qualità dell’aria nelle città portuali.
4) Crisi climatica in montagna: meno neve e più impianti chiusi: Il cambiamento climatico sta trasformando le montagne italiane. Temperature più alte, ghiacciai in ritirata e nevicate sempre più irregolari stanno mettendo in difficoltà il turismo invernale tradizionale. Sulle Alpi, ad esempio, la stagione della neve oggi dura fino a un mese in meno rispetto a cinquant’anni fa, mentre tra il 1982 e il 2020 si è registrato anche un calo superiore al 30% della profondità del manto nevoso e delle riserve d’acqua contenute nella neve. Nonostante questo scenario, secondo il nuovo report Nevediversa 2026 di Legambiente circa il 90% dei fondi pubblici destinati al turismo montano continua a finanziare il “sistema neve”, mentre alle strategie di riconversione e alla diversificazione dell’offerta turistica restano poche risorse. Intanto i segnali della crisi climatica sono sempre più evidenti. In Italia si contano 273 impianti sciistici ormai dismessi e 247 edifici turistici abbandonati o sottoutilizzati tra alberghi, residence e strutture ricettive. Allo stesso tempo cresce il ricorso all’innevamento artificiale, con 169 bacini dedicati alla produzione di neve tecnica distribuiti soprattutto lungo l’arco alpino. Il cambiamento del clima mette in discussione anche il futuro dei grandi eventi sportivi. Secondo diversi studi, nei prossimi trent’anni quasi la metà delle sedi olimpiche invernali potrebbe perdere l’affidabilità climatica necessaria per ospitare le gare. Per Legambiente è quindi necessario ripensare il turismo di montagna: puntare su attività diverse dallo sci, adattarsi alla crisi climatica e coinvolgere le comunità locali, per garantire un futuro sostenibile ai territori montani.


