L’informativa del ministro dell’Ambiente nel corso dell’ultimo Cdm: le centrali termoelettriche di Brindisi e Civitavecchia vedranno scadere le autorizzazioni ambientali alla fine dell’anno, ma potrebbero restare in ‘riserva fredda’ per garantire l’approvvigionamento energetico in caso di emergenza.
Le voci erano nell’aria da giorni, ma la conferma definitiva e ufficiale è arrivata nel corso del Consiglio dei ministri tenutosi a Palazzo Chigi nella giornata di ieri, lunedì 29 dicembre: il governo sta valutando l’ipotesi del ‘mantenimento in riserva‘ delle centrali a carbone di Brindisi e Civitavecchia, di proprietà di Enel. Lo ha confermato, tramite una apposita informativa, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto.
Nonostante l’intenzione di voler procedere con il phase-out, e quindi l’uscita, dalla produzione di energia da centrali a carbone, ormai vetuste e fortemente impattanti sull’ambiente, il ministro Pichetto ha spiegato che “in un contesto geopolitico ancora caratterizzato da forti elementi di incertezza, il governo sta valutando con attenzione ogni possibile opzione utile a salvaguardare la sicurezza energetica nazionale, inclusa l’ipotesi di un mantenimento in riserva degli impianti, nel rispetto del quadro normativo nazionale ed europeo“. Un vero e proprio caso, anche perché alla fine dell’anno scadrà l’autorizzazione ambientale per la produzione di energia elettrica da carbone nelle centrali di Civitavecchia e Brindisi.
Già nei giorni scorsi, il MASE, in una nota, aveva spiegato che l’uscita dal carbone è “un obiettivo chiaro e consolidato della strategia energetica italiana, in linea con gli impegni europei e con il percorso di transizione verso un sistema più sostenibile“, ma anche che “stiamo valutando con attenzione la possibilità e le modalità di interventi che consentano di evitare una dismissione anticipata degli impianti rispetto a quanto potrebbe risultare opportuno sotto il profilo strategico: la priorità del governo è garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale e la continuità degli approvvigionamenti, in un contesto ancora caratterizzato da forti elementi di incertezza. Come MASE continueremo a operare in stretto raccordo con gli altri soggetti istituzionali e con gli operatori del settore, nel rispetto del quadro normativo e degli obiettivi di decarbonizzazione, assicurando un equilibrio tra sostenibilità ambientale, sicurezza energetica e tutela del nostro sistema produttivo“.
Da qui, quindi, l’ipotesi, divenuta sempre più concreta, del mantenimento in riserva per le centrali a carbone di Brindisi e Civitavecchia. “Il Ministero continuerà a operare in stretto coordinamento con gli altri dicasteri competenti, con Terna e con gli operatori, assicurando un costante monitoraggio della situazione e la massima attenzione ai profili industriali e occupazionali connessi alla riconversione dei siti. Fermo restando il phase-out del carbone sul continente, il governo ha il dovere di valutare con responsabilità tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale, in una fase che continua a essere segnata da instabilità geopolitica e da possibili rischi sugli approvvigionamenti del gas” – ha spiegato Gilberto Pichetto nell’informativa in Consiglio dei ministri – “Ogni eventuale intervento sarà attentamente valutato sotto il profilo tecnico, economico e regolatorio, anche nel confronto con la commissione Europea, e avrà come unico obiettivo la tutela dell’interesse nazionale, senza mettere in discussione il percorso di decarbonizzazione già avviato. Il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) conferma il superamento della produzione elettrica da carbone nel continente entro il 31 dicembre 2025. Le due centrali non risultano più competitive rispetto alle altre tecnologie disponibili“.
In pratica, anziché dismettere due centrali a carbone tecnologicamente obsolete e con un forte impatto sull’ambiente, il governo ha scelto la strada della ‘riserva fredda‘, a scopo precauzionale. Gilberto Pichetto, a Montecitorio, ha infatti aggiunto: “Non c’è alcun problema di approvvigionamento di gas in Italia, ma le centrali a carbone di Brindisi e Civitavecchia costituiscono una garanzia per la sicurezza nazionale, anche perché nessuno riesce a garantire che non succeda un incidente su una delle pipeline, come il Tap o quella che ci collega all’Algeria. L’Italia resta il Paese con le più alte riserve di gas in Europa, ma sicurezza nazionale vuol dire anche avrere qualcosa da accendere in caso di estrema emergenza. Dobbiamo garantire, di fronte a prezzi sempre più alti, la continuità produttiva e il sostegno alla manifattura italiana, parliamo di 140 mila medie imprese“.


